L’ ECUADOR RINUNCIA AL PETROLIO PER IL BENE DELL’UMANITA’

Da Peacereporter.net

Ecuador
Lezione di stile

L’Ecuador lancia una campagna ecologica per il bene dell’umanità, ma chiede in cambio un aiuto economico al mondo

Mentre gli otto grandi discutono di emergenza climatica e puntano al Kyoto Due nella speranza che gli Stati Uniti accettino di entrare nel sistema multilaterale di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, l’Ecuador dà una lezione di stile, lanciando una campagna ecologica fuori dagli schemi: in nome dell’umanità, rinuncerà a sfruttare il petrolio del parco nazionale di Yasuní, dichiarato dall’Unesco parte della riserva mondiale di Biosfera, ed eviterà dunque nuove nocive emissioni di Co2. Un grande sacrificio, per un piccolo paese qual è l’Ecuador, fare a meno dei golosi proventi del greggio, tanto che, in cambio, chiede al mondo un piccolo sforzo: 350 milioni di dollari all’anno, ossia l’equivalente della metà degli introiti che sarebbero arrivati dallo sfruttamento dei giacimenti.

Non solo. Parte dei fondi per sostenere l’iniziativa entreranno grazie all’idea di Accion Ecologica, una Ong locale che ha lanciato una campagna marketing unica nel suo genere: consegnare a cinque euro il barile tutto il greggio dello Yasuní a compratori che si impegnano a lasciarlo per sempre al suo posto, sangue della terra, come nella concezione indigena. La cultura dei nativi è infatti legge in questo luogo, abitato da sempre dagli Huaorani, un popolo nomade che vive di caccia e che necessita di uno spazio sufficientemente ampio per mettere in pratica il proprio stile di vita. Le estrazioni petrolifere andrebbero a minacciare anche loro, mettendoli a rischio di estinzione.

Parola di Correa. Dallo studio di fattibilità stilato dal governo è emerso anche che le zone di estrazione petrolifera vanno a coincidere molto spesso con le aree di narcotraffico e produzione di coca. Per le attività di esplorazione vengono usati molti degli ingredienti che servono per trasformare la foglia di coca in pasta di coca e quindi cocaina. Varie sostanze utilizzate dall’industria petrolifera possono essere usate anche come componenti chimici in questo processo: dall’acido solforico al cloridrico, dall’acido nitrico all’idrossido di sodio. Costruire raffinerie di coca nei pressi dei pozzi è, dunque, una mossa molto conveniente. Inoltre, portando con sé nuove strade e soldi, i giacimenti attirano molte altre attività illegali, quali la biopirateria e il traffico di legno. Infine, il parco sorge nella regione amazzonica al confine con Colombia e Perù, zona logisticamente strategica, quindi ad alto rischio sicurezza. I pozzi petroliferi non farebbero che espandere ulteriormente l’area di conflitto che già devasta il confine colombiano, e comprometterebbero i rapporti con il Perù.

In attesa del responso. Il tentativo di abbuiare definitivamente il cosiddetto Proyeto Itt, che mira a sfruttare i blocchi di crudo all’interno dello Yasunì, si intreccia con questioni molto complesse.

L’intento del capo di Stato, dunque, è fare una scelta ecologica sostenuta da tutti, grandi potenze in testa, e far sì che i soldi che ne deriveranno siano investiti nell’agricoltura familiare, col fine di mettere il Paese sulla via di un’indipendenza alimentare che lo allontani per sempre dalla povertà. Così facendo, rispetterebbe gli accordi internazionali su cambiamento climatico, conservazione della biodiversità e salvaguardia delle aree protette, e darebbe anche una bella spinta allo sviluppo di un paese che da sempre agonizza.

Adesso, la parola passa al resto del mondo, G8 in testa.
Stella Spinelli

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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