Prove Tecniche di Regime: Censurare il Giornalista Libero Marco Travaglio

Ecco i passaggi principali del discorso del giornalista Travaglio ospite in Tv al programma di Fabio Fazio:

politici comandano sulla televisione… intanto stanno cercando di far fuori Anno Zero mettendo insieme Commissione di vigilanza, Cda e Autority, tre organismi che tappano la libertà d’informazione.

[…]…è chiaro che se il clima politico induce a un rapporto di distensione tra l’opposizione e la maggioranza, e Schifani ha avuto amicizie con dei mafiosi, non si scrive che Schifani ha avuto amicizie con dei mafiosi, perché non lo vuole né la destra né la sinistra… e io cosa c’entro con la destra e la sinistra? Loro prendano le posizioni politiche che voglioni, ma io devo fare il giornalista, devo raccontarlo…l’ha raccontatoLirio Abbate nel libro che ha scritto con Gomez… e viene celebrato giustamente come un giornalista eroico minacciato dalla Mafia. Allora: o hanno il coraggio di dire che Lirio Abbate è un mascalzone e un mentitore, oppure si deve avere il coraggio di prendere nota di ciò che scrive sulla seconda carica dello Stato, e di chiedere alla seconda carica dello Stato di spiegare i rapporti con quei “signori” che sono stati poi condannati per mafia… Ma oggi nemmeno alla sinistra interessa prendere atto di queste cose… è un dramma.

[Una volta avevamo De Gasperi, Einaudi, De Nicola, Merzagora, Parri, Pertini, Nenni, Fanfani, uno passa tutta la trafila e poi vede Schifani e dice: “C’è un elemento di originalità. Seconda carica dello stato Schifani: mi domando chi sarà quello dopo, la muffa probabilmente, il lombrico. Dalla muffa si ricava la penicillina tra l’altro, era un esempio sbagliato.]

Ma l’ovvieta’ di dire che un amico di Mafiosi e’ amico di Mafiosi non e’ poi cosi’ ovvia in Italia, unico paese occidentale ad essere, per quanto riguarda l’informazione, parzialmente libero. E allora le reazioni dell’elite polico-economica-infromativa italiana sono a dir poco cattive e sconposte. Fabio Fazio non brilla per coraggio. Non solo si dissocia dale parole di Travaglio in diretta, ripetendo piu’ volte: «Tanto non saremo mai d’accordo e neanche ci voglio provare», «Ma lascia stare», «Mi tocca dissociarmi sempre con te, non sono d’accordo su niente», «come sei noioso» e cosi via. Ma si scusera’ anche successivamente con Schifani.

Dopo la trasmissione, immediatamente Travaglio e’ preso di mira dai dirigenti Rai. Ruffini (direttore di Rai Tre):

Mi dissocio dalle affermazioni di Travaglio. In un malinteso concetto di liberta’ Travaglio ha, nel corso di un ragionamento che aveva prima a che fare con la qualita’ della politica e poi con il lavoro dei giornalisti, gratuitamente offeso la seconda carica dello Stato. L’esercizio della liberta’ di opinione non puo’ mai sconfinare nell’offesa personale.

Per Ruffini, Travaglio avrebbe offeso gratuitamente il Presidente del Senato Schifani.

Claudio Cappon ( direttore generale della Rai ):

il comportamento di Travaglio è inescusabile.

Risponde Travaglio:

Ruffini si dissocia? Per me e’ una medaglia.

Ma cosa ha detto di sbagliato Travaglio da Fazio? Ha citato, semplicemente citato, la notoria collusione mafiosa del neo-presidente del Senato, il palermitano Renato Schifani.

Ancora Travaglio:

Ho riportato cose assolutamente documentate, scritte nel mio libro, in quelli di Peter Gomez e Lirio Abbate ma di cui non ha parlato nessun telegiornale. Infatti nessuno finora le ha smentite.

Ho solo citato un fatto scritto già nel mio libro e in quello di Lirio Abbate, giornalista dell’Ansa minacciato dalla mafia, e cioè che Schifani ha avuto rapporti con persone poi condannate per mafia spiega Travaglio -. O hanno il coraggio di dire che Lirio Abbate è un mascalzone e un mentitore, oppure si deve avere il coraggio di prendere nota di ciò che scrive sulla seconda carica dello Stato, e di chiedere alla seconda carica dello Stato di spiegare i rapporti con quei “signori” che sono stati poi condannati per mafia… Ma oggi nemmeno alla sinistra interessa prendere atto di queste cose… è un dramma.

Se alla mia denuncia si fosse associato un signore che e’ abituato a censurare la gente e chiudere programmi come Raiot mi sarei preoccupato” conclude Travaglio riferendosi al direttore di Raitre Ruffini.

Conclude Travaglio in un’intervista radiofonica (qui):

Sono stato fin troppo buono, perche’ ho detto che Schifani era amico di mafiosi. Invece Schifani non era amico di mafiosi. Schifani era socio in affari del signore che e’ stato condannato come capo della mafia di Villabbate e di un altro signore che e’ stato condannato perche’ era il re degli appalti mafiosi di Riina e Provenzano. Sono cose documentate e scritte nel mio libro…[…]

Questi fascistelli… ancora non mi hanno detto cosa c’e’ di falso in quello che ho detto ieri sera. E’ l’unica cosa che non possono dire perche quello che ho detto e’ vero.

Maurizio Gasparri minaccia immediatamente azioni giudiziarie e “conseguenze di tipo politico“:

«Ancora una volta il cosiddetto servizio pubblico della Rai viene messo a disposizione, senza contraddittorio, dalla condotta diffamatoria di Marco Travaglio. Un problema che investe anche i vertici della Rai e in particolare il direttore generale il cui mandato per fortuna cessa tra venti giorni per la scadenza di legge. Di Fabio Fazio, megafono della calunnia, non vale nemmeno la pena parlare».

Sembra chiaro che lo schema difensivo dell’elite al potere in Italia e’ sempre lo stesso: attaccare personalmente la voce libera senza assolutamente entrare nell’argomento sollevato dal giornalista, che in questo caso e’ la presunta collusione mafiosa di Schifani.

Il ministro Matteoli parla di “vergognosa imboscata“.

Anche l’opposizione si unisce come un sol uomo all’attacco al giornalista Travaglio, una delle ultime voci libere in Italia. Finocchiaro (PD):

“Trovo inaccettabile che possano essere lanciate accuse così gravi, come quella di collusione mafiosa, nei confronti del presidente del Senato, in diretta tv su una rete pubblica, senza possibilità di contraddittorio”.

La Finocchiaro trova inaccettabile che un giornalista riporti dei fatti documentati. In un paese normale, probabilmente gli elettori troverebbero inaccettabile la Finocchiaro, non il giornalista.

Mario Adinolfi, blogger e membro del coordinamento nazionale del Pd, critica invece la presa di posizione di Anna Finocchiaro e della maggioranza del PD:

“Alla senatrice Finocchiaro dico che non è proprio necessario correre in soccorso della maggioranza in ogni occasione. Noi difendiamo il diritto anche di Travaglio, per il quale non provo un’istintiva simpatia, a far ascoltare le proprie riflessioni attorno ad un figura delle istituzioni“.

In pratica, Adinolfi dice che Travaglio ci puo’ piacere o non piacere, ma va difeso il suo diritto di esprimere un’opinione. Che tra l’altro e’ uno dei diritti centrali inseriti in ogni Costituzioni democratica, compresa quella della Repubblica Italiana.

Interviene anche Giuseppe Giulietti, portavoce di Articolo 21, difendendo Travaglio e condannando l’attacco nei suoi confronti:

Il presidente del Senato può chiedere e ottenere il diritto di replica, ma attenzione: niente processi a Travaglio. Trovo francamente singolare che a partire dalla trasmissione alcuni esponenti della destra si siano scagliati addirittura contro Fazio Fazio, Paolo Ruffini e il direttore generale Claudio Cappon. Un attacco che non ci convince affatto e che era stato peraltro annunciato già in precedenza. Ci si scaglia contro le solite trasmissioni e le solite reti (in particolare Raitre) crocifiggendo i soliti giornalisti mentre si legittimano i peggiori prodotti della tv spazzatura.

Anche Di Pietro (Idv) difende apertamente Travaglio («Ha solo raccontato i fatti») e pubblica sul suo blog la “carta d’identità” di Schifani, tratta da “Se li conosci li eviti”, libro di Peter Gomez e Marco Travaglio pubblicato da Chiarelettere . Eccola:

Schifani Renato Giuseppe (FI)

Anagrafe: Nato a Palermo l’11 maggio 1950.
Curriculum: Laurea in Giurisprudenza; avvocato; dal 2001 capogruppo di FI al senato; 3 legislature (1996, 2001, 2006).
Segni particolari: Porta il suo nome, e quello del senatore dell’Ulivo Antonio Maccanico, la legge approvata nel giugno del 2003 per bloccare i processi in corso contro Silvio Berlusconi: il lodo Maccanico-Schifani con la scusa di rendere immuni le “cinque alte cariche dello Stato” (anche se le altre quattro non avevano processi in corso). La norma è stata però dichiarata incostituzionale dalla consulta il 13 gennaio 2004.

L’ex ministro della Giustizia, il palermitano Filippo Mancuso, ha definito Schifani “il principe del Foro del recupero crediti”, anche se Schifani risulta più che altro essere stato in passato un avvocato esperto di questioni urbanistiche.

Negli anni Ottanta è stato socio con Enrico La Loggia della società di Villabate, Nino Mandalà, poi condannato in primo grado a 8 anni per mafia e 4 per intestazione fittizia di beni, e dell’imprenditore Benny D’Agostino, poi condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo il pentito Francesco Campanella, negli anni Novanta:

il piano regolatore di Villabate, strumento di programmazione fondamentale in funzione del centro commerciale che si voleva realizzare e attorno al quale ruotavano gli interessi di mafiosi e politici, sarebbe stato concordato da Antonio Mandalà con La Loggia. L’operazione avrebbe previsto l’assegnazione dell’incarico ad un loro progettista di fiducia, l’ingegner Guzzardo, e l’incarico di esperto del sindaco in materia urbanistica. In cambio, La Loggia, Schifani e Guzzardo avrebbero diviso gli importi relativi alle parcelle di progettazione Prg e consulenza. Il piano regolatore di Villabate si formò sulle indicazioni che vennero costruite dagli stessi Antonino e Nicola Mandalà [il figlio di Antonino che per un paio d’anni ha curato gli spostamenti e la latitanza di Bernardo Provenzano, nda], in funzione alle indicazioni dei componenti della famiglia mafiosa e alle tangenti concordate.

Schifani, che effettivamente è stato consulente urbanistico del comune di Villabate, e La Loggia hanno annunciato una querela contro Campanella.

Oggi Di Pietro ha postato anche un articolo in cui esprime solidarietà al giornalista:

solidarietà a Marco Travaglio perché ha fatto semplicemente il suo dovere raccontando quel che sono i fatti.

Episodi che non possono essere cambiati o taciuti solo perché, da un giorno all’altro, una persona diventa presidente del Senato oppure, e solo per questo, cancellare con un colpo di spugna la sua storia ed il suo passato.

Un giornalista che racconta, citando episodi specifici, non ha bisogno di alcun contraddittorio. Questo, semmai, deve essere fatto dai politici quando si confrontano tra di loro.

Il cronista racconta come sono andati i fatti e paradossalmente vorrebbe dire che ogni qualvolta egli scrive o riporta la cronaca di una rapina, si dovrebbe ascoltare anche la versione del rapinatore.

Da ultimo, come non ricordare le parole che qualche anno fa Montanelli spese a difesa di Travaglio:

No, Travaglio non uccide nessuno. Col coltello. Usa un’arma molto più raffinata e non perseguibile penalmente: l’archivio. (Indro Montanelli)

Le vittime della censura non sono soltanto i personaggi imbavagliati per evitare che parlino. Sono anche, e soprattutto, milioni di cittadini che non possono più sentire la loro voce per evitare che sappiano. (Marco Travaglio)

Marco Travaglio a Che Tempo che Fa – parte 1

Marco Travaglio a Che Tempo che Fa – parte 2

Travaglio a Che Tempo Che Fa – parte 3

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
Alessio Fratticcioli

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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