Elucubrazioni sulla demonizzazione degli “antiberlusconiani” e sull’eterna corsa verso il Centro del PCI / PDS / DS / PD. Ovvero: il Centro non esiste, ma fa danni lo stesso

Emarginare gli “antiberlusconiani”, ordina Berlusconi

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Fa paura, Di Pietro.

Te ne accorgi da come lo tratta Emilio Fede (si veda questo video). Ma Fede e’ il violento squadrista della Propaganda del Berlusconismo, si dira’. Uno che non manca mai di insultare i peggiori avversari (o i “veri avversari”) del suo padrone, di mostrare sul suo telegiornale abusivo le loro peggiori foto di repertorio, e di utilizzare il piccolo e sleale stratagemma inventato da Lenin del fingere di non ricordare il nome di un partito avversario (ad esempio confondendo l’IdV con l’Udeur), sminuendone così l’importanza agli occhi dei sui telespettori più ingenui.. e di ingenui ce ne sono tanti (si legga il post sull’analisi dell”elettorato di Forza Italia).

Dunque, se l’odio della destra populistico-mediatica e l’avversione dei suoi giornalisti prezzolati, tutti stretti intorno al loro datore di lavoro e leader carismatico, sembra comprensibile, ciò che potrebbe sorprendere l’osservatore è l’ostilità di buona parte del PD nei confronti di Di Pietro e degli “anti-berlusconiani”.

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Secondo un recente sondaggio, la maggioranza assoluta dei sostenitori del PD (53%) ritiene che il PD dovrebbe restare alleato di Di Pietro. Il 50% vedrebbe di buon occhio un cartello elettorale che oltre all’IdV comprenda anche Rifondazione Comunista e l’area della sinistra ecologista (Verdi e Sinistra Democratica), cioè le tre formazioni politiche con le quali Veltroni ha rifiutato di allearsi nelle ultime elezioni, consegnando bello impacchettato il paese nelle mani dell’imputato ed ex piduista Silvio Berlusconi e dei suoi compagni di merende. 

Dal sondaggio appare evidente anche la bocciatura della scelta “centrista”, cioè l’allenaza elettorale con il partito denominato UDC (ove milita il senatore mafioso Salvatore Cuffaro), caldeggiata da Veltroni e veltroniani sin dal giorno successivo alla Waterloo dell’aprile 2008, quella sconfitta madornale che con spirito hollywoodiano Vartere definì “una nostra vittoria, e non vi stò a spiegare perchè“. Solo il 43% degli interpellati si è dichiarato favorevole a questa controversa alleanza. Tra di loro soprattutto gli anziani.

Interessante anche un altro dato: l’IdV di Di Pietro e l’UDC di Cuffaro e dell’ex alleato di Berlusconi (per 12 anni) Casini vengono visti come due poli opposti: solo un terzo (34%) dei sostenitori del PD vede possibile un “triciclo” PD-UDC-IdV.

Ai minimi la corsa solitaria del PD, che ogni tanto Vartere e ras piddini ancora vaneggiano: solo il 18% è disposto a fissare la corda all’albero e impiccarsi con le proprie mani.

Questo è quello che pensa l’elettorato del PD.

Al contrario, il gruppuscolo di uomini che da 15 o 25 anni si trova ai vertici del PD (prima DS, PDS, PCI, Margherita, PPI e via dicendo), in primis l’ex segretario Veltroni, ma anche Enrico Letta, la pensano diversamente.

Per settimane e mesi questi signori non hanno fatto mistero di preferire la coalizione con l’UDC. “Basta con la Sinistra Radicale e con l’estremista Di Pietro”, ripetevano nei telegiornali tra una battuta di Berlusconi e una fine disquisizione di politica economica di Gasparri. Tutto sembrava portare a concludere che per l’ennesima volta i piddini avrebbero seguito i disenteressatissimi consigli del Cavaliere di Arcore, che da anni consigliava benignamente a Prodi, D’Alema e ulivisti vari di sganciarsi dall’alleanza con quei bolscevichi dei bertinottiani, con quegli estremisti dell’ambientalismo dei pecoraroscaniani, e soprattutto con quel pericoloso magistrato buttatosi in politica di Di Pietro.

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E continuano a ripeterlo in modo martellante, questi signori: ”Il nuovo centrosinistra non puo’ prescindere dall’alleanza tra Pd e Udc”, ha sostenuto Enrico Letta durante il suo intervento al seminario Liberal di Todi pochi giorni fa. E ancora:

”Credo che dobbiamo costruire un nuovo centrosinistra perché l’unico modo per essere alternativi a Berlusconi e’ competere sull’elettorato moderato che alla fine e’ quello che decide. Alle ultime elezioni l’elettorato moderato ha deciso per Berlusconi, credo che dobbiamo porci seriamente l’obiettivo di convincere quell’elettorato”.

Il “nuovo centrosinistra”, profetizza Letta, dovrà dovrà fare la corsa al Centro, anche se questo significa baciare le mani al partito di Cuffaro, imputato per concorso esterno in associazione mafiosa. Non ci sono altre soluzioni, per questa che pure è una fine testa pensante piddina.

Dopo lo stravangante consiglio di liberarsi del peso di quel 10 o 15% di cittadini italiani che votavano in qualche modo a Sinistra del PD, l’astuto imputato Berlusconi e il senatore condannato per rapporti con la Mafia Marcello Dell’Utri hanno di nuovo cercato di dare una mano al piccolo Veltroncino spaesato nel grande e intricato mondo della politica italiana: “liberatevi dall’abbraccio mortale di Di Pietro!”, hanno ripetuto Silvio e Marcello circa 15 anni dopo aver offerto all’ex magistrato del pool Mani Pulite le chiavi nientedimenochè del Ministero della Giustizia. Che Di Pietro rifiutò.

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L’opposizione soft del PD e l’eterna corsa verso il Centro degli ex PCI

Dunque, dicevo, Berlusconi continua a suggerire al PD di sbarazzarsi del “troppo anti-berlusconiano” Di Pietro. E dire che il partito di Franceschini, Letta, Veltroni e D’Alema non aveva bisogno di consigli in tal senso: quella del PD è sempre stata un’opposizione che di fronte al Berlusconismo, fenomeno pressoché unico nel panorama democratico mondiale, si è guardata bene di non apparire “antiberlusconiana”, o forse proprio di non esserlo. Un’opposizione che invece di ascoltare le esigenze popolari è sempre stata pronta a dialogare con una persona che da 15 anni monologa dalle sue 3 televisioni, e dalla nostre 3 (la Rai).

Il pensiero di Letta (”costruire un nuovo centrosinistra alleato all’UDC”) non è assolutamente un fulmine a ciel sereno. Al contraio, sin dalla morte del PSI e della DC dopo il terremoto di Tangentopoli l’ossessione della classe dirigente del PCI/PDS (e poi DS, Ulivo, PD…) per vincere le elezioni è sempre stata quella di proiettarsi al Centro, conquistare i voti moderati, per togliere ai conservatori il tappeto rosso da sotto i piedi, anche a costo di perdere pezzi importanti di elettorato progressista, come Rifondazione nel 1998 e ancora nel 2001; o come la lista di Di Pietro che nel 2001 venne costretto a correre fuori dalla coalizione di centrosinistra di Rutelli e da solo ottenne il 3,9% dei voti; e ancora come tutta La Sinistra nel 2008.

Ma questa perenne corsa verso il Centro della classe dirigente ex PCI è una scelta giusta? Può funzionare? Ha pagato? Paga? Pagherà?

Rispondo subito: a mio avviso NO. Per nulla. Il tentativo era sbagliato in partenza e continua ad essere sbagliato. E nonostante sembrino lontani i tempi in cui Nanni Moretti esortava, implorava!, D’Alema di dire qualcosa di Sinistra… per poi accontentarsi di dire qualsiasi cosa, a patto che fosse sensata, e soprattutto porcocane di non farsi mettere sotto da Berlusconi proprio sulla Giustizia!!!…. a me quel grido pare ancora attualissimo!!!

Il PD perde – tra l’altro – anche perchè ha smesso del tutto di essere Sinistra e si è andato a impaludare in un territorio di nessuno, che non è Centro e non è Sinistra, che cerca di imbarcare tutto e tutti, da Mastella a Fisichella, da Dini a Villari, da Follini alla Binetti – personaggi di cui si conosce perfettamente la capacità di fare giravolte e ribaltoni – con la speranza che i pochi voti portati dalle loro clientele superino quelli che questi personaggi che nulla hanno a che vedere con la Sinistra fanno perdere per la loro impresentabilità.
Maledetto Centro…unita-italia-operaia

Cos’è il Centro?

Ma cos’è il Centro? Proviamo a capire.

Per Duverger, studioso di ingegneria costituzionale, il Centro è essenzialmente un non-luogo politico. Non esiste, non c’è, non funziona, è solo un modo per inceppare il sistema. Una combutta di moderati di Destra e Sinistra per fare un pastrocchio al Centro e tagliare fuori le “ali estreme” e creare, così, un sistema che blocca il Sistema. O, come diceva il suddetto costituzionalista, una “democrazia senza popolo”. Insomma, una macchina perfetta per il mantenimento del Potere da parte della classe dirigente “centrista”.

E’ altrettanto vero, però, che in tempi di crescita economica e di ricchezza generalizzata le opzioni politiche si depolarizzano, si de-ideologizzano, si smussano, e i partiti fanno la corsa al centro. Il sociologo Ronald Inglehart spiega che con la crescita economica e una certa distribuzione della ricchezza – fra l’altro, distribuzione possibile per mezzo di politiche socialdemocratiche, come avvenuto per decenni nei paesi scandinavi – gli elettori preferiscono politiche “centriste”. Stanno piu’ o meno tutti bene, capiscono che c’è rimasto poco da redistribuire e perciò non vogliono correre il rischio che il Sistema venga scosso con troppa “violenza”.

Ma l’Italia di oggi si trova in una congiuntura storica ed economica di questo tipo? Assolutamente NO, siamo agli antipodi.

Serve un programma radicale di profondo cambiamento

Oggi l’Italia sta attraversando la piu’ grande crisi economica e sociale della sua storia repubblicana! Per la prima volta i figli non sono certi che staranno meglio dei padri, anzi, temono di star peggio. Per la prima volta anno dopo anno si percepisce con chiarezza che si sta peggiorando, non migliorando. Tante famiglie abituate a considerarsi “ceto medio” si accorgono di essere diventate povere. O comunque piu’ povere, che sociologicamente parlando è già una situazione preoccupante in quanto crea nel cittadino un’apprensione tale da poterne modificarne in senso piu’ radicale le posizioni politiche.

E’ per questo che non mi stanco di ripetere che l’operazione centrista della classe dirigente PCI/PDS/DS/PD è errata. Siamo in una congiuntura in cui è semplicemente impossibile avere la botte piena e la moglie ubriaca. Servono scelte per forsa di cose “radicali”, nel senso di scelte vere, non all’acqua di rose. Insomma, nel PD fra Colanninno e l’operaio Thyssen uno è di troppo. Metterli insieme, oggi, è solo demagogia e significa, in pratica, scegliere Colanninno alla faccia dei lavoratori, dei precari e dei disoccupati. Non ci si meravigli se poi nell’ascoltare che tanti operai iscritti alla CGIL votano Lega o PdL, e voterebbebo partiti ancora più “radicali”, se ci fossero. Il loro ragionamento e’ semplice: in fabbrica la CGIL difende i miei interessi economici contro i padroni, ma alle elezioni tra Rutelli-Colaninno e Bossi-Borghezio scelgo i secondi, che almeno mi difendono (sic) dagli stranieri e dai criminali, non parlano il politichese e mi danno un senso di appartenenza con la retorica della Padania, le bandierine verdi e le leggende celtiche.

Insomma, in questa congiuntura storica ed economica e’ inutile e sbagliato incamminarsi sulla strada del Centrismo e impiccarsi ad una classe media che tra l’altro si sta rattrappendo e radicalizzando. Al contrario, ci vorrebbe una Sinistra vera, socialista, che si prendesse la responsabilità di elaborare un coraggioso programma di Cambiamento in grado di realizzare profonde riforme socio-economiche, riforme che per forza di cose dovrebbero essere “radicali”, perché cambiare profondamente le politiche industriali, il mercato del lavoro, il welfare, le politiche ambientali e mille altre cose rivoluzionerà la società e genererà inevitabilmente vincenti e perdenti (come tra l’altro le riforme del ministro Bersani nell’ultimo Governo Prodi hanno dimostrato). Questa è la congiuntura storico-economica più sbagliata per (cercare di) portare gli elettori storicamente di Sinistra verso sponde più moderate, come sta cercando di fare la miope classe dirigente piddina. Al contrario, questo è il tempo di attrarre (quello che rimane de)i ceti medi offrendo un coraggioso programma di profondo Cambiamento del paese. In caso contrario, questi milioni di italiani finiranno per scegliere il Le Pen o il Bossi di turno.

 

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
Alessio Fratticcioli

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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