Berlusconi partorisce il “Popolo della Libertà”. Unica assente, la Democrazia.

“Quattordici anni dopo non c’è una parola da cambiare dei valori e dei principi fondamentali della nostra azione politica.”

(Silvio Berlusconi, dal discorso alla manifestazione dei Circoli della Libertà in Piazza San Babila a Milano, 9 febbraio 2008)

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Sopra, potete ammirare una splendida immagine del sorridente Sig. Berlusconi, anziano miliardario pluri-indagato leader della Destra italiana, mentre stringe le mani della signora Brambilla, appartenente a una ricchissima famiglia di industriali, e della signora Mussolini, nipote del dittatore fascista Benito Mussolini.

Così è nato questo Partito. 

E come hanno chiamato il partito in questione? L’hanno chiamato, ironicamente, Popolo della Libertà.

(Probabilmente si allude alla libertà di cui ancora gode a 72 anni il sig. Berlusconi, nonostante tutti i crimini di cui si è macchiato in vita e tutti i Procedimenti giudiziari a suo carico).

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Inizialmente Fini non avrebbe mai voluto far morire il suo partito in questo modo, sciogliendolo nel Nulla al cubo del Berlusconismo. Fini definì l’idea del “Partito Unito della Destra” una pagliacciata. “Siamo alle comiche finali”, disse ai giornalisti.

Poi le cose cambiarono: Fini fece due conti, si rimangiò tutto e decise che forse valeva la pena di sorbirsi qualche altro anno di pericolose pagliacciate di Berlusconi. Il Cavalieri ha 72 suonati e Fini spera di essere lui stesso, dopo questa legislatura, a prendere lo scettro di leader della Destra e di prendere il potere nel paese intero, con l’aiuto dei potentissimi e ben testati mezzi di Propaganda berlusconiani. O di quello che ne resterà, del paese.

La “cerimonia” (definizione del giornalista prezzolato Fede) si è svolta qualche giorno fa.

Ad aprirla è stato il padrone, il Sig. Berlusconi, con uno dei suoi celebri monologhi infarciti di attacchi alla magistratura e a tutte le opposizioni in parlamento e nel paese. Chiaramente, visto che Berlusconi è un uomo molto anziano e ha ancora in testa il chiodo fisso dei regimi dittatoriali di stampo comunista (quando invece oramai la Cina è più liberista degli Stati Uniti), non si è dimenticato di rivangare il dittatore georgiano Stalin, il cinese Mao Tze Tung e il cambogiano Pol Pot.

Come al solito, invece, nessuna parola è stata spesa sui dittatori di Destra come Hitler, Mussolini, Franco e compagnia bella. Forse per convinzioni personali. O forse per non scontentare i camerati di AN e i fascisti Mussolini, Ciarrapico e via dicendo. Alleati preziosi per portare avanti i suoi interessi economici.
Zero minuti dedicati al futuro del paese, al programma del partito, a quale Italia si intende plasmare da qui a cinque, dieci, venti anni.
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Chiaramente però, il gran capo Berlusconi ha trovato anche il tempo di salutare il politico che negli anni ’80 tutelava i suoi interessi economici: Bettino Craxi. Nessuna parola spesa invece per ringraziare Licio Gelli, il capo della loggia massonica eversiva P2, della quale Berlusconi fece parte.
Poi e’ stato il turno di Gianfranco Fini, che ha posto molte domande a Berlusconi, soprattutto riguardo agli importanti temi che da mesi dividono i due.
Nel discorso di chiusura, Berlusconi ha però ignorato completamente le domande di Fini, come a sottolineare che a casa sua comanda lui.


Berlusconi con il suo comportamento e con la sua costosa cerimonia di incoronazione ha ribadito che il PDL 
non fa congressi di partito, dibattiti o primarie: fa “cerimonie” e “feste”. Non si riunisce per discutere democraticamente e votare, come fanno tutti i partiti democratici al mondo, ma per creare un evento in cui il leader maximo  possa comunicare efficacemente con gli spettatori e i telespettatori-elettori. Non è un partito dove si confrontano le idee, ma è la creatura del suo padrone, la cinghia di trasmissione tra il capo carismatico e le masse dei telespettatori-elettori, che possono considerarsi già fortunati se possono assistere allo spettacolo ed udire i suoi monologhi o barzellette senza intermezzi pubblicitari e senza dover pagare un biglietto o un canone, come invece si fa per andare a vedere il Milan allo stadio, o per guardare la Rai. 

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Berlusconi ora ha organizzato una grande cerimonia in cui ha finto di fondarSI un nuovo partito, monologando a reti unificate con un sottofondo di scrosci d’appalusi di una platea composta soprattutto da suoi dipendenti e da giovani di bella presenza, rigorosamente in giacca e cravatta.

Ma il PDL è tutt’altro che un “partito”. Il PDL un’organizzazione piramidale, è la calcificazione dell’apparato di potere creato da un uomo in decenni di piu’ o meno incontrastato potere mediatico, economico e politico nel paese.

In cima alla piramide se ne sta quell’uomo che ha battuto tutto e tutti, che ha accumulato una fortuna con metodologie più o meno (il)legali e che ora continua a difendere i suoi averi dalla più alta posizione di potere, oramai intoccabile dalla Legge come un Sultano ottomano, che lascia cadere prebende a cascata per i suoi inferiori.

Alla base della piramide, milioni di cittadini, oramai tramutati in meri telespettatori e ridotti a platea, applausometro, popolino che deve ritenersi fortunato se il Leader carismatico decide di lasciare ai telespettatori la possibilità di scegliere per cosa sta la “P” di “PDL”. “Popolo” o “Partito”? 

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Su questa cerimonia di celebrazione dei 15 anni di potere politico diretto del Sig. Berlusconi, qui sotto segnalo alcune interessanti disamine e alcuni commenti centrati:

1)  Pierluigi Castagnetti, popolare del PD:

«Un discorso pieno di odio e falsità, senza la forza di guardare al futuro. Di certo non degno di chi si trova a governare un paese. Le parole di Berlusconi suonano come un invito ad imbracciare le armi, mentre il Paese soffre una crisi economica e sociale senza precedenti e non ha certo bisogno di un populismo capace solo di accendere micce e creare divisioni per nascondere l’incapacità nella risoluzione dei problemi».

2) Paolo Guzzanti, ex PSI, ex senatore di Forza Italia che recentemente ha abbandonato il Berlusconismo:

“La sinistra ha accompagnato il trionfo di Berlusconi rifiutandosi di capire l’importanza del fenomeno. E ora il premier sta creando un sistema politico che è quello del caudillo, occupando tutto lo spazio senza concedere alternative.”

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3) Ilvo Diamanti in “Ma il nuovo partito non sara’ monocratico


Dal punto di vista dei valori, il PdL interpreta, soprattutto, la domanda di sicurezza. Le paure. Oltre all’insofferenza verso le regole. Marcia fra ronde e diritto a ristrutturare la casa. E’ un calco del mutamento sociale che ha investito il paese negli ultimi trent’anni. Dei ceti sociali che lo hanno trainato. In più, ha una visione etica ormai ripiegata su quella della gerarchia ecclesiastica. Sulla vita come sulla famiglia.

[…] il PdL, il Partito Unitario dei Moderati, deve ancora diventare un “partito”. L’integrazione tra i gruppi dirigenti dei due soci fondatori – FI e An – non è scontata. Come non lo è la leadership di Berlusconi […]Inoltre, più che moderato, per i valori che esprime, appare conservatore. Perfino tradizionalista. E, dal punto di vista dell’impianto elettorale, trascinato a Centrosud. La concorrenza con la Lega si farà sentire.

4)Filippo Ceccarelli, in “L’ultima metamorfosi del leader anti-borghese”:


Il ruggito e lo sberleffo, il maxi-schermo e lo stacchetto musicale, la gloria e il merchandising, le salmodie dei ministri e il più sonante dispendio di quattrini, tre milioni e rotti di euro, in tempi di crisi, per fare bella figura, alberghi a quattro stelle, bianche tovaglie e delizie di catering per i delegati.

5) Massimo Razzi in “Berlusconi comizio e apoteosi e a Fini nemmeno una risposta

[…] Tutti tranne Gianfranco Fini che a cantare non è andato anche perché non c’era. Come Schifani ha seguito il comizio da casa. Ieri, aveva illuso (e, forse, si era illuso) di poter avere dal congresso e da Silvio Berlusconi alcune risposte a una serie di urgenti domande sulle riforme istituzionali, il futuro economico e sociale del Paese, almeno sulla legge sul biotestamento.
[…]
Sgomberato il tavolo dalla necessità di rispondere a chicchessia, ne è uscito un discorso della più tipica “maniera” berlusconiana: un comizio fatto di affermazioni, di accuse agli avversari, di inviti a fare, di rivendicazioni del già fatto e della propria assoluta, insuperabile, eccezionale, travolgente bravura. Un discorso fatto anche ritmicamente per raccogliere applausi (settanta in settantuno minuti con quattro ovazioni), un discorso di storica autounzione
[…]
Niente risposte a Fini, dunque e tante accuse all’opposizione, alla famigerata sinistra che non ha un leader, che intralcia l’operosità del governo, che, sì, va coinvolta nelle riforme istituzionali, ma che recalcitra.
[…[
Giorgia Meloni ha provato a seguire la procedura prevista del voto per alzata di mano: “Chi è d’accordo – ha detto – alzi il cartellino”. Poi si è un po’ bloccata forse all’idea di dover pronunciare un “chi è contrario?” che sarebbe suonato francamente ridicolo. “Si può fare anche per acclamazione”, ha finito per dire, su suggerimento del notaio. E i delegati non aspettavano altro.
[…]
Poi il finalone con l’unzione e la chiamata sul palco. La gente lascia la sala estasiata. Qualche definizione del discorso raccolta tra i delegati: “fantastico”, “meraviglioso”, “coinvolgete”, “mirabile”, “futurista
“. Un delegato, non critico ma estasiato dice: “Fantasticamente scontato. Cose che sappiamo ma che ci piace sentirci ripetere”. Forse ha ragione lui.

6) Cotroneo, in “Berlusconi, il vecchio”:

[Berlusconi] è rimasto uguale al paese del 1994

Ma vuol dire che probabilmente esiste un elettorato di centro destra, quel 51 per cento a cui aspira Berlusconi, che è ancora più vecchio del suo leader, che è più ignorante, che pensa ancora alla sinistra come a qualcosa di cattivo. Forse non è Berlusconi l’elemento modernità, ma Berlusconi è soltanto un po’ meno vecchio dei suoi elettori, che sono culturalmente e socialmente decrepiti. Invecchiati con le sue televisioni. Intercettati da sua Emittenza, come veniva chiamato un tempo, nel modo più prevedibile possibile. Altro che modernità. Forse per disinnescare Berlusconi bisognerebbe fare in questo modo. Continuare a far passare un messaggio, vero, non di propaganda: Berlusconi è vecchio, e sono vecchi tutti quelli che stanno accanto a lui. Non è il nuovo, è il vecchio. E ieri questa vecchiaia politica e culturale si è vista tutta.

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7) Concita De Gregorio, in L’acclamazione oceanica, cosi’ nasce un partito

Gli italiani stanno con chi vince. È una storia antica. Francia o Spagna. Gli italiani – la maggioranza degli italiani – acclama il vincitore: il suo potere, la sua corte, si lascia accarezzare dai tentacoli lunghissimi che tintinnano denaro, occasioni, opportunità, promesse. Cerchi concentrici di benefici a cascata, dalla sorgente fino all’ultimo rivolo. Gli italiani hanno famiglia. Stare al sole conviene, chiunque abbia buon senso capisce che è meglio di rabbrividire all’ombra. Si spostano rapidi, a volte – nella storia – hanno cambiato colore in un giorno. Non tutti certo. Naturalmente non tutti: moltissimi però.

8) Alessandro Gilioli, in Lunga vita a Kim il Silv, coglie tutta l’antidemocraticita’ del Berlusconismo:

Il presidente è a vita e rappresenta il partito, ne dirige il funzionamento e la linea politica e programmatica. Sceglie i 34 membri dell’ufficio di presidenza, sottoposti al voto del Congresso ma con una lista unica senza nomi alternativi. Convoca e presiede lo stesso ufficio di presidenza, la direzione e il consiglio nazionale. Ne stabilisce l’ordine del giorno, procede alle nomine degli organi del partito e assume le definitive decisioni.

Questo è lo Statuto del neonato Pdl: palesemente ispirato a quello del partito comunista nordcoreano, e del resto approvato con una maggioranza del 99,99 per cento (cinque no su oltre cinquemila votanti).

La totale assenza di democrazia, il cesarismo carismatico, il culto della personalità: forse sono un illuso, ma fortemente credo che un giorno anche gli italiani si renderanno conto di quello che hanno fatto.

9) Infine, per farvi fare 4 risate, vi segnalo anche l’articolo del giornalista prezzolato Renato Farina, che oltre a scrivere su “Libero” è anche parlamentare, fatto eleggere da Berlusconi nelle sue liste bloccate (“Porcata Calderoli”). Questo è tratto da un suo articolo su Libero del 30 marzo:

«Palpitava qualcosa di più della politica. L’idea che non siamo soli, che esiste un popolo, il quale poi dà pure vita a un partito, il quale si esprimerà in maniera più o meno presidenzialista e democratica, elaborerà tesi. Raccoglierà fondi e appiccicherà manifesti. Ma prima è un’esperienza. Una compagnia dove si è accolti. Dove ci si riconosce in una passione positiva per la vita. Ci si siede e si dice: siamo qui. C’è del vino, c’è da cantare e raccontare una barzelletta. Ci si difende dalla crisi, e si difendono gli altri, e si affilano le armi per proteggere un tepore di affetti e slanciarsi per diffondere l’incendio di qualcosa di bello che si vuole comunicare a chi ha bisogno e amplificare per il mondo. Non siamo soli. Questa è la differenza del Popolo della libertà dagli altri partiti oggi in circolazione».
(…)
«Il Popolo della libertà è come il risotto: i chicchi sono ben mantecati, uniti eppure distinti, unici irripetibili, come il risotto. Che di più profumati e saporiti non ce n’è»
(…)
«Non ci sono correnti, ci sono facce. Volti, storie di amori e dolori».
(…)
«Il Popolo della Libertà è una compagnia, un’esperienza, una forza tremenda, capace di non farsi piegare dalla potenza più micidiale e invasiva delle coscienze: l’informazione, che in Italia è ostile a questo popolo»

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Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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