Nobile missione di pace in Afghanistan?

“Quei soldati sono lì, fondamentalmente, per una operazione comunque nobile.” (Omelia del Monsignor Pelvi)


Gentile Monsignor Pelvi, mi permetta di contraddirla: i soldati italiani sono lì in Afghanistan, fondamentalmente, per fare la guerra. Perché se si vogliono costruire ponti si mandano ingegneri, se si vogliono curare i malati si inviano dottori, e se si vuole evangelizzare si mandano preti o missionari. Come d’altronde fanno tanti altri Paesi, sia in Afghanistan che ovunque nel mondo.

Quei soldati sono lì, fondamentalmente, perché il governo italiano non vuole farci scendere di gradino da ultimo delle “grande potenze” a staterello di media importanza, e per farlo bisogna partecipare da “attori protagonisti” alle missioni internazionali, che si tratti di pattugliare le coste somale dai pirati o di fare le guerre dove la combriccola di Washington decide di farle.

Quei soldati sono lì, fondamentalmente, per fare la guerra ai ribelli afgani, per difendere il governo Karzai, un governo corrotto che è al potere grazie all’appoggio di Washington e grazie a massicci brogli elettorali. E che senza l’aiuto di 100mila soldati stranieri non reggerebbe Kabul nemmeno due settimane.

Quei soldati sono lì, fondamentalmente, per motivi non dissimili da quelli che avevano portato soldati nordamericani, australiani, neozelandesi, canadesi, sudcoreani, thailandesi, taiwanesi, filippini, eccetera a ammazzare 1,5-3 milioni di vietnamiti per difendere i dittatoruncoli del governo fantoccio di Saigon, per più di 10 anni, contro i terribili comunisti. Dittatorunculi poi fatti ammazzare dalla stessa CIA o fuggiti all’estero con diverse tonnellate di oro massiccio.

Non ci vedo niente di nobile, in queste azioni, gentile monsignor Pelvi, a meno di non voler riabilitare tutte le guerre crociate e coloniali dei secoli passati, che erano anch’esse mosse da “nobili motivi”, quali liberare Gerusalemme dagli infedeli, portare la civiltà ai selvaggi, governare popoli che non sapevano governarsi, abolire la schiavitù in Etiopia, o liberare le donne indiane che venivano bruciate sul rogo durante il funerale del marito.

Monsignor Pelvi, i governi occidentali detengono o controllano già il potere economico e la maggioranza dei mezzi di informazione e riescono così a darla a bere alla gente in tutti i modi, non si vedono motivo e utilità del suo modesto contributo dall’alto del suo altare.

Magari, gentilissimo Monsignor Pelvi, la prossima volta si limiti a pregare per i due soldati morti e per tutti gli afgani (di ogni etnia e credo religioso o politico) che vengono ammazzati quotidianamente. Esseri umani anche loro. E che magari hanno ragioni migliori dei nostri soldati italiani per fare quello che fanno e trovarsi dove si trovano.  Chi siamo noi per giudicare? E, d’altronde, sono a casa loro.

Con rispetto e con amore cristiano,
Alessio

Foto: Bambino afgano ucciso in una sparatoria tra ribelli afghani e soldati stranieri giace in una bara decorata con fiori. Provincia di Khost, Afghanistan, 20 aprile 2010.

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
Alessio Fratticcioli

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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