Thailandia: separatisti attaccano base militare, 16 morti

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I corpi di alcuni ribelli uccisi durante l'attacco. Foto The Nation.

I soldati respingono un attacco e uccidono 16 ribelli. Il Paese sta affrontando un’insurrezione etno-nazionalista islamica dal 2004

BANGKOK  (Asiablog) – Un gruppo di circa 50 ribelli ha attaccato una base militare nella pronvincia di Narathiwat, nell’estremo sud della Thailandia, il 13 febbraio. I ribelli hanno dato vita ad una operazione in grande stile come non succedeva da anni. Pensavano di lanciare un attacco a sorpresa: non sapevano che i soldati li stavano aspettando.

I SOLDATI LI ASPETTAVANO – I cinquanta marines guidati da Thammanoon Wanna, il comandante della task force, erano pronti a difendersi. Sapevano in anticipo dell’attacco grazie a delle fonti di intelligence. “Io e i miei uomini aspettavamo l’attacco da giorni,” Thammanoon ha dichiarato alla stampa. I ribelli sono arrivati ​​a bordo di due camioncini, facendo finta di essere diretti verso un villaggio poco distante. Indossavano uniformi militari. Nelle vicinanze della base, gli assalitori si sono divisi in due gruppi – un gruppo di attacco, forte di 30 uomini, e uno di supporto, composto da 20 elementi.

L’ATTACCO – Gli assalitori hanno lanciato l’attacco sparando colpi di fucile e lanciando granate. I marines hanno risposto al fuoco e hanno fatto detonare degli esplsosivi piazzati a difesa della base. Maroso Chantrawadee, un leader dei ribelli, sarebbe riuscito a superare la difesa dei marines ed entrare nella base, dove è stato colpito e ucciso. Le due parti si sono confrontate per circa 20 minuti. Poi gli assalitori hanno inziato a ritirarsi. I soldati hanno ucciso 16 ribelli: 14 sono morti durante l’attacco alla base, altri due sono stati freddati mentre venivano inseguiti. Le forze di sicurezza hanno sequestrato tre bombe a mano, tre bombe fatte in casa, 13 mitragliatori, tre pistole, un pick-up, due moto e una motosega.

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La ricostruzione di The Nation dell'attacco contro la base militare di Narathiwat. By www.nationamultimedia.com

IL NEMICO CI ASCOLTA – Thammanoon ha dichiarato di aver organizzato l’operazione di difesa dopo essere entrato in possesso di una mappa alcuni giorni prima. La mappa mostrava il bersaglio dell’attacco. Il comandante ha dichiarato che la parte più difficile della pianificazione dell’operazione è stata mantenere il segreto, in quanto tra gli abitanti del villaggio vicino alla base potrebbero nascondersi militanti o simpatizzanti dei ribelli. Qualche ora dopo la fine degli scontri, le famiglie delle vittime si sono presentate per recuperare i corpi. Molti hanno dichiarato di non aver mai sospettato il coinvolgimento dei loro cari nell’insurrezione contro il Governo centrale.

L'”ESERCITO DI PATTANI” – Una fonte militare ha detto che i ribelli avevano formato un cosiddetto “Esercito di Pattani”. Secondo alcuni esperti, la sigla non va intesa come un segnale di una vera e propria organizzazione militare di guerriglieri, ma piuttosto come un voler conferire maggiore rilievo a degli attacchi tutto sommato isolati. I separatisti non avrebbero ancora stabilito nemmeno una base permanente, in quanto creare una base permanente, ad esempio nella foresta, vorrebbe dire regalare alle autorità statali un bersaglio fermo per un possibile attacco. I ribelli preferiscono dunque mescolarsi tra la popolazione locale, colpire l’esercito con attacchi a sorpresa, e poi tornare a ‘nascondersi’ tra la gente.

VIOLENZA CRESCENTE – L’ sta aumentando in violenza ed intensita’. L’ultimo attacco arriva dopo una settimana di sangue e tensione crescente. Il 6 febbraio erano stati uccisi 4 mercanti di frutta. Non erano del luogo e dunque erano ‘colpevoli’ di venire a fare affari al sud. Domenica scorsa c’e’ stato un altro attentato: cinque soldati sono morti in un agguato con autobomba. L’agguato è avvenuto alle 7 di mattina in una strada di campagna nel distretto di Raman, provocando anche il ferimento di un sesto soldato e di due civili che si trovavano nelle vicinanze. I militari uccisi stavano viaggiando a bordo di un convoglio utilizzato per scortare lavoratori delle fattorie locali in una zona ad alto rischio di attacchi. Dopo che l’esplosione ha rovesciato il veicolo, altri militanti sono arrivati sul posto, uccidendo o finendo i soldati a colpi di arma da fuoco. Sempre domenica, nella provincia di Pattani, due persone sono state uccise a colpi di arma da fuoco e altre quattro, compresi tre bambini, sono stati feriti. Una delle vittime era un mercante di Bangkok.

RAGIONI STORICHE – Le tre province di Yala, Pattani e Narathiwat fanno parte di un ex sultanato islamico annesso al Regno del Siam nel 1909. In un Paese, la Thailandia, al 95 per cento buddista, il profondo sud rimane popolato da una maggioranza di musulmani di lingua ed etnia malay. Nel complesso il separatismo malese di religione islamica nel sud della Thailandia è molto frammentato al suo interno, con una forte connotazione locale, una limitata (o del tutto assente) influenza jihadista e un collegamente debole (o del tutto assente) con le reti ‘terroristiche’ internazionali. In un secolo di dominio sui territori del sud, e in quasi nove anni di guerriglia, Bangkok non ha ancora trovato una soluzione in grado di fermare gli agguati contro i soldati, le forze di sicurezza, i funzionari pubblici, gli insegnanti e i musulmani considerati “collaborazionisti”. Dal 2004 ad oggi, la guerriglia separatista e la repressione dell’esercito hanno causato oltre 5.300 morti. In seguito agli ultimi attacchi, il Comandante in Capo dell’Esercito Reale della Thailandia Prayuth Chan-ocha e il Primo Ministro Yingluck Shinawatra si sono dichiarati a favore dell’imposizione del coprifuoco nei distritti piu’ a rischio.

Fonte immagine: www.nationmultimedia.com

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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