Chi è Alessio?

Alessio Fratticcioli, essere umano, migrante, viaggiatore ed eterno studente. Collabora o ha collaborato senza continuità con Il Fatto QuotidianoThe Post Internazionale, China-Files, L’IndroIl Caffè GeopoliticoOrizzonti NuoviGuerrilla RadioMicropolisGiornalettismoCambia il MondoDiritto di Critica, l’Associazione di Amicizia Italo-Palestinese, Cittadino Globale e, in lingua inglese, con Digital JournalWorld Politics Journal, Chiangrai Times, e Citizen SideHa rilasciato interviste ad Al Jazeera, BBC World Service radioThe IndependentDR, Radio RadicaleOltreRadio e L’Indro. Ha pubblicato tre articoli accademici: Karen Refugees in Thailand (Asian Research Center for Migration, Institute of Asian Studies, Chulalongkorn University, 2011), ASEAN and the South China Sea disputes: the search for peace and stability through security cooperation (Asian Review 26, 2013), e Thailand after the 2014 Coup: Restoring “Thai-Style Democracy” (in Marco Ferrarese & Julian C.H. Lee (eds.), Punks, Monks and Politics: Authenticity in Thailand, Indonesia and Malaysia. London: Rowman & Littlefield, 2016).

Al momento risiede a Kuala Lumpur, in Malaysia, dove sta lavorando ad un dottorato di ricerca presso la Monash University. Working title: Reporting Demonstrations: newspapers and social media coverage of protests in Malaysia and Thailand.

I suoi maggiori interessi di ricerca vertono su: giornalismo e comunicazione politica; protesta/dissenso sociopolitico nei “nuovi media”; movimenti sociali e processi di democratizzazione; Cultural Studies, Teoria Critica e ideologia/e; nazionalismo/i e internazionalismo; cultura, storia, politica e geopolitica dell’Asia ed in particolare dei Paesi del sudest asiatico.

Alessio può essere contattato via email.

 

BIO

Sono un cittadino europeo nato a Terni nel 1980, poche ore prima di uno storico comizio di Enrico Berlinguer.

Sono figlio di un operaio e un’impiegata comunale. Da piccolo ero biondo. Avevo tre nonni: Adriana, nata ad Arezzo, Fernando, che tutti chiamavano Nando, e Wilson, che tutti chiamavano Vilso. Sono stato il primo nipote per cui mi volevano particolarmente bene e mi compravano giocattoli e gelati. I miei nonni erano gente degli anni Venti del Novecento: nonna Adriana inizio’ a lavorare in fabbrica a otto anni. Ha lavorato anche nei campi, in un negozio di fiori e come donna delle pulizie. Nonno Wilson e nonno Nando hanno fatto gli operai per tutta la vita. Nonno Wilson in Francia, in Norvegia, a CasAlessio Fratticciolierta e all’Italsider di Taranto, mentre nonno Nando alla fabbrica di calciocianamide di Papigno e poi in quella di Nera Montoro, nelle vicinanze di Terni. Uno aveva fatto la guerra e uno no. Uno era comunista e l’altro socialista. Entrambi avevano perso i padri da piccoli, ammazzati dalla povertà e dai fascisti. Un’altra caratteristica che avevano in comune era l’intelligenza.

A 18 anni ho abbandonato il tetto paterno per trasferirmi a Perugia, dove oltre a studiare la Politica ho incontrato il mondo.

Se dovessi indicare una data d’inizio per la mia passione per il nostro pianeta, sceglierei l’estate del 1998, quando nell’isola di Hvar per pura sorte evitai un pestaggio da parte di un gruppo di ex soldati croati armati di bottiglie di birra, bastoni di legno e sedie di metallo in cui i miei compagno di viaggio rimediarono braccia rotte e teste spaccate.

Per un anno ho studiato nella città più vecchia dei Paesi Bassi, Nimega, una cittadina con un ponte di ferro.

Eroicamente, una volta ho attraversato a piedi una intera nazione. Si tratta di uno stato retto da una monarchia assoluta e dove un anziano sacerdote dal ghigno malefico e dagli abiti genuinamente ridicoli svolge le funzioni di Capo Supremo, è oggetto di venerazione ed è ritenuto infallibile, in quanto scelto direttamente dagli dei. Per non offendere gli integralisti religiosi, gli stolti ed i bigotti di ogni dove, nonché per scansarmi spiacevoli fatwe, censure e boicottaggi, diciamo solo che questa teocrazia inizia con la “V” e finisce con “ANO”.

Mi sono laureato con una tesi storico-economica sulla Romania. Dopo questo piccolo passo, dopo vari viaggi in Europa dalla Spagna alla Russia e dopo un breve periodo di vita a Lille, nel nord della Francia, i miei interessi si sono spostati ulteriormente verso Oriente. Avevo bisogno di fare un grande balzo. Mi piaceva fare volontariato, o almeno ricordavo con piacere una parentesi estiva nella città post-industriale russa di Voronezh, così nel 2006 sono volato in Vietnam per fare un’ulteriore esperienza di questo tipo. L’associazione YAP (Youth Action for Peace) di Roma mi ha catapultato ad Hanoi presso l’associazione Solidarités Jeunesses (SJ Vietnam).

Il volontariato con SJ Vietnam è stato una bellissima esperienza. Ho passato mesi in compagnia di altri volontari provenienti da ogni parte del mondo. La mattina ci alzavamo presto e passavamo tutto il giorno a lavorare con bambini vietnamiti di strada, disagiati, handicappati e/o malati. Ci sono stati molto momenti belli, come quando un bambino ci donava un sorriso; alcuni momenti sporchi, quando si trattava di pulire il vomito o le feci dei suddetti bambini; e alcuni momenti tristi, come quando andavamo all’ospedale pediatrico e il bambino ammalato di cancro col quale avevamo giocato il giorno prima aveva liberato il suo lettino.

Nel 2007 sono finito a Città Ho Chi Minh, e non ho mai ben capito il perché. In questa metropoli vietnamita mi sono guadagnato la ciotola di riso quotidiano lavorando come professore d’inglese e di italiano e vendendo cianfrusaglie su Ebay. (Esperienza, quest’ultima, che sconsiglio anche al peggior nemico.) In questo angolo di mondo ho finito per vegetare in un ozio malinconico, da dandy oramai appassito, da hippy post-moderno e disincantato.

Durante l’esilio autoimpostomi in Indocina sono però diventato più coscientemente italiano di quanto non lo sia mai stato nel mio paese. Non ho mai smesso di amare e studiare l’Italia e di seguirne quotidianamente le vicende. Allo stesso tempo, mi sento fratello di tutte le donne e gli uomini di questo pianeta.

Insegnando le lingue e conducendo una vita moderatamente spartana in un luogo dove un piatto di riso costa un terzo di euro sono riuscito ad accumulare il capitale necessario per viaggiare un poco in Asia zaino in spalla. Ricordo le meravigliose albe a Bagan e Nha TrangIl romantico Taj Mahal. Il sabbioso Rajastan. Un’intossicazione alimentare a Vientiane e un’altra tra la città sacra di Pushkar e la “Golden City” di Jaisalmer. I mille faraglioni di Halong che sorgono dal mare come scaglie di un dragone preistorico. Le zuppe di granchio nel quartiere cinese di Singapore e le banane fritte nei villaggi cambogiani. Le guance delle profughe birmane pitturate di thanaka a Mae Sot. Gli zoo umani delle donne-giraffa Padaung nel Triangolo d’Oro a nord di Chiang Rai. L’umanità in strada ad Hanoi. I meravigliosi templi di Angkor Wat e Borobudur, monumenti a ricordo di imperatori megalomani e di grandi civiltà scomparse, oramai inghiottite dalla storia e dalla natura. Gli sputi di saliva rossa di betel che macchiano le strade di Yangon e Mandalay. I caffè inzuppati di pioggia di Bangkok. L’anziana nonna Ly che non la smetteva mai di fumare dei sigari fatti a mano nella sua palafitta in un villaggio Muong vicino Sapa. Non dimenticherò mai la foschia mattutina di Luang Prabang né i colori del vento e il profumo dei fiori di loto in quella cittadina vicino Chau Doc dove un giorno quasi mi dimenticai di esistere, sfiorando la felicità.

Oltre a viaggiare, ho scelto di inquadrare le mie impressioni e esperienze in una cornice più accademica. Per questo nell’estate del 2010 ho deciso di seguire dei corsi in Southeast Asian Studies all’UCLA, negli Stati Uniti. Un’esperienza interessante sotto diversi aspetti. In particolar modo in Nord America ho deciso che 5 anni di pausa erano sufficienti: era ora di riprendere gli studi.

Nell’autunno del 2010 sono diventato uno studente del Master in Southeast Asian Studies alla Chulalongkorn University di Bangkok. Dunque, dopo 4 anni in Vietnam ho salutato lo Zio Ho per trasferirmi armi e bagagli nel Paese dei Sorrisi, sotto l’ala protettiva di Sua Maestà Bhumipol Adulyadej, aka Rama 9 il Grande.

Ho completato il master nell’ottobre del 2012 con il massimo dei voti (G.P.A. 4.0) per poi insegnare inglese ed italiano per Inlingua, una scuola internazionale di lingue, nella provincia di Pathumthani, a circa 40 km dalla capitale siamese.

Dopo aver vinto una borsa di studio di dottorato di ricerca offerta generosamente dalla Monash University di Melbourne, nel settembre del 2014 mi sono trasferito non in Australia ma in Malaysia, dove la suddetta università possiede un campus, nello stato di Selangor, ad una ventina di chilometri da Kuala Lumpur, che ospita un dipartimento particolarmente interessato alle trasformazioni sociopolitiche in corso nel sudest asiatico: la School of Arts and Social Sciences.

Dall’autunno del 2014 è dunque iniziato un nuovo capitolo della mia vita, quello attuale.

Fino a qui, la mia biografia. Ora, due parole sul mio Io, per quanto lo conosco.

alessio fratticcioli asia blog

Alba a Bagan, Birmania. 2008.

IO

Amo organizzare i miei pensieri, leggere, ascoltare, fare ricerche, cercare alternative, ragionare in modo logico — per quanto mi riesce — provare a risolvere vecchi problemi con nuove soluzioni, non credere a niente in modo cieco ma sempre dubitare e mettere in discussione anche quello che sembra Vero senza ombra di dubbio.

Vesto assai poco ricercato, non utilizzo profumi, mi raso raramente e faccio poco sport. Una punta di nichilismo mi ha privato di un vero scopo nella vita e insieme del fanatismo per raggiungerlo. Mi ha estraniato, sradicato, amletizzato. Al tempo stesso però mi ha cucito addosso una corazza protettiva.

Sono un orso, un lupo solitario – a volte un pesce volante che salta tra culture differenti senza mai sentirsi a casa. Sto discretamente bene con me stesso e mi interessa relativamente poco il giudizio degli altri.

Non considero “normale” vivere in un mondo in cui due cani europei consumano ogni anno più risorse di un abitante medio del Bangladesh. Quando vedo la gente uscire dai centri commerciali reggendo chili di buste di plastica contenenti oggetti di varie forme e colori, io penso a questo.

Non considero “normale” che i 500 milioni di individui più ricchi del mondo (il 14% degli esseri umani) producano il 50% delle emissioni globali di anidride carbonica, mentre i 3 miliardi più poveri sono responsabili di appena il 6% delle emissioni di CO2, ma spesso inseguono, perseguono e non riescono ad immaginare un modello economico diverso da quello attuale.

Non considero “normale” un mondo in cui da una parte milioni di persone muoiono ogni anno anno perché mangiano troppo e male, mentre dall’altra parte altrettanti milioni di bambini, donne e uomini muoiono perché non hanno abbastanza cibo o acqua o non hanno un dollaro per comprare una zanzariera.

Non considero “normale” un mondo in cui il povero, l’ignorante, l’imbecille e il disarmato sia costretto ad inginocchiarsi ai piedi del ricco, del potente, del furbo e dell’uomo armato.

Tutto questo sono io, credo. Un insieme di contraddizioni.

SAPERE E INTERNET

Al liceo ho avuto problemi con le equazioni, la fisica, la chimica. L’ingegneria non so dove stà di casa e non so giocare a scacchi. Quindi istintivamente a volte provo simpatia per chi, pensando che qualcosa sia difficile da comprendere e/o lo riguardi solo in parte, cerca di fare delle iper-semplificazioni, di leggersi un Bignami, di affidarsi ai luoghi comuni o di seguire ciecamente un leader carismatico o una serie di dogmi religiosi improvabili e improbabili. Sfortunatamente però la vita è difficile, il mondo è complesso e tutto quello che le élite vogliono è mantenere la popolazione soggiogata nell’ignoranza, nella credenza, nella fede cieca, per avere cittadini mansueti, perché “Sapere è Potere”.

Invito perciò ogni essere umano a sviluppare il più possibile la propria capacità cerebrale e il proprio interesse verso tutto ciò che concerne il nostro mondo, possibilmente andando oltre le versioni preconfezionate con cui il sistema, la società e le élite ci bombardano.

Oggi fare ciò è più semplice che in passato grazie non solo a scuola pubblicauniversità più o meno accessibili per tutti, ma anche grazie alla grande Rivoluzione di Internet. La Rete ha trasformato un mondo di consumatori di informazioni in un mondo di potenziali produttori di informazioni.

La Rete permette una forma di comunicazione orizzontale e globale, capace di bypassare le invenzioni dei governi e delle frontiere. Se prima i comuni cittadini potevano solo bersi le notizie per come venivano impacchettate e vomitate dai detentori dei mezzi di comunicazione, ora ogni cittadino in possesso di un computer, un cervello e di un minimo di capacità critica può creare, cercare e scambiare informazioni e notizie in tempo reale con persone in ogni angolo del pianeta. Semplicemente raccontando cosa vede e cosa pensa e mettendolo a disposizione di tutti sulla Rete, il cittadino crea nuovo Sapere.

Per questo la Rete può essere un grande strumento democratico. Sfruttiamolo per capire e per migliorare, non per spargere odio, sfoderare ignoranza e bigottismo, rilanciare bufale, coccolare i nostri pregiudizi o battere le mani al demagogo di turno.

Nel Ventunesimo secolo chi non ha gli strumenti per navigare in rete, capirne tecniche e contenuti, e riconoscere le bufale più palesi, ha un handicap simile a quello di un analfabeta del secolo scorso.

IL SITO

Cos’è Asiablog.it è spiegato nella pagina Cos’è questo sito.

CONTATTI

Rimane da aggiungere che per anni ho importunato decine di persone che non hanno avuto il coraggio di cancellarsi dalla mia mailing list. Ma ora ho smesso. Per cui, nel caso qualcuno volesse diventare una mia vittima, dovrebbe iscriversi alla Newsletter oppure chiedermelo esplicitamente scrivendomi una e-mail, contattandomi su Facebook, seguendomi su Twitter, seguendo l’account Twitter di Asiablog.it, la pagina di Asiablog.it su Facebook e/o la pagina di Asiablog.it su Google+.

Piacere di conoscervi. Buona giornata.

[Questo post è stato aggiornato diverse volte – l’ultima, il 2 maggio 2016]

alessio fratticcioli asia cambogia

Tramonto ad Angkor Wat, Cambogia. 2013.

33 Responses to Chi è Alessio?

  1. Marco says:

    Forse non ti sei reso conto, (per quanto sei narcisizzato) che ti sei proposto come il nuovo messia tanto atteso dai più derelitti, con la speranza di essere libearti dalla schiavitù.

    • Un nichilista says:

      Marco, sei finito in questo blog per rompere le palle al tuo prossimo?
      Mi sembri un povero frustrato che galleggia in corso Como a Milano…
      Non sono educato e ti prenderei a calci nel tuo sedere firmato…
      Peccato la mia età non me lo permetta!!!
      Ciao Alessio, un abbraccio.

  2. Marco says:

    Cancellando i miei commenti, hai dimostrato che la percezione che eri un campione di furbizia e tanto altro ancora, era più che fondata.
    Farai sicuramente strada nella vita. Questo mondo è fatto per i camioni come te.
    P.S.
    Manifestando le mie convinzioni, spero di aver rispettato le tue aspettative di buona educazione…..

    • Grazie per aver usato il tuo tempo per scrivere un commento, Marco.

      Io non ho cancellato i tuoi commenti, erano solamente in attesa di essere approvati. (Curo questo sito nel tempo libero). Mi soprende e rattrista ricevere certe accuse.

      Ma grazie per avermi dato del “campione”.

      Buona giornata, un abbraccio fraterno.

  3. Marco says:

    Ricambio l’abbraccio fraterno.

  4. Gian says:

    Ho letto metà di questa pagina, dopo l’altra metà! Gran scrittura ed esperienze davvero interessanti!

  5. greta says:

    mi hai regalato 30 minuti di lettura del tuo blog bellissimi…..sei coraggioso

  6. Pierluigi Pettorosso says:

    Ciao Alessandro, è nel dialogo, e nel polemòs , propriamente eracliteo, che ti ritrovo, o no. SOno “Orme” inestricabili e inconfondibili, una doppia elica ineludibile e invitta di ciascuno, la tua, o la mia. Cosa sa meglio, solo…etc.
    Ma è una storia lunga, sarebbe un’altra biografia, non mera anagrafia, e nemmeno un apparire estemporaneo, fosse manco una traccia dii decadimentom beta nel semi-nihil. Era nel dialogo…, nel dialogo…ma il narciNIsmo…, eh già. Ma non è.
    E dubito, irriverentemente, di avere ragione, dubito, per principio, un principio coltivato con acribia estrema, non moderata mai. Non più.
    E ora bonne chance, ab imis, (oppure, da par mio) et de hoc satis

    • monica says:

      alessio che lungo viaggio interessante leggerti
      sono capitata qui per caso in genere non amo leggere blog italiani
      il tuo una eccezione :)
      un ramingo davvero mi ricordi simbolicamente il mio adorato Tiziano terzani

      @ pettorosso , ma che lingua scrivi ? un messaggio di assolutamente fake culture
      !!!!!

  7. Chiara says:

    Interessante questo blog quanto sono anche interessanti la tua vita e i tuoi pensieri.
    E’ la prima volta che sono contenta di seguire qualcuno su Twitter e mi piacerebbe aver visto e conoscere tutti i luoghi nei quali sei stato.
    Buona giornata e mandaci ancora tante “buone” notizie.
    Chiara

  8. Piacere mio, Alessio
    Leggendo la tua Bio, mi sono leggermente riconciliata con la nostra razza
    Complimenti, davvero

    Buona vita a te e grazie

  9. 65luna says:

    Complimenti, per come sei e per il tuo blog. Ciao,65Luna

  10. L’ intuito mi ha portato a seguirti su Twitter perché trovo molto interessante ciò che pubblichi e come lo fai. Ora scopro con piacere questo scritto e la bella persona che si intravede. Il mio intuito non ha fallito.
    Continua così è parlaci x farci sapere. Ciao

  11. vengodalmare says:

    Ciao, Alessio. Piacere di conoscerti. Seguirò il tuo blog con piacere.
    Leggevo i commenti al racconto della tua esperienza di vita. Non so cosa ti guidi ma Qualsiasi cosa tu faccia che segue il tuo sentire è cosa buona e giusta, :). Non sono in molti ad avere il coraggio di farlo.

  12. Lorenzo Pecorella says:

    Ciao Alessio, mi complimento coi tuoi sentimenti e fatti! Io vivo in Thailandia da 10 anni (sono in pensione) dove ho fatto volontariato nelle scuole insegnando Inglese e cercando di aiutare i piu’ deboli. (venivo dalla mia citta, Genova, dopo 10 anni di aiuto nella ricezione dei migranti. Conobbi molte persone di origini diverse ma i piu Senegalesi senza permesso e con problemi di lavoro e soldi. Delle persone che mi insegnarono molto e mi diedero tanto e frequentai alcune associazioni per l’aito a tutti) Tante esperienze positive anche se alle volti criticabili)
    Ti ammiro molto perche’ sei giovane e forse la fotocopia di quello che avrei voluto essere e o fare. Ma meglio tardi che mai. Grazie dei tuoi scritti! Buon viaggio nella tua vita!

  13. Lorenzo Pecorella says:

    Ok grazie a te!

  14. Mi piace chi vive come io non ho avuto, in parte almeno, il coraggio di fare, ossia seguendo l’istinto. Grazie di aver seguito il mio blog, a presto!
    Alexandra

  15. ade says:

    mi piace sempre di più leggerti! :) non mollare!

  16. sherazade says:

    Chi lascia la pagina vuota e che svicola con quattro salti in padella. Ma esaustivo così nessuno mai.
    Conosco bene Terni e l’umbria così come i suoi cittadini.
    sheraconunabbracciociao

Cosa ne pensi di questo post? Lascia un commento