Niente di nuovo sul fronte occidentale

niente di nuovo sul fronte occidentale 601x1024 Niente di nuovo sul fronte occidentale

Niente di nuovo sul fronte occidentale – E.M. Remarque – Ed. Oscar Mondadori - 1963

Una drammatica accusa contro la guerra, orrendo falò nel quale vengono bruciate selvaggiamente le più alte conquiste civili e morali del nostro tempo. Questo libro, attraverso una spietata documentazione del più vero e tragico volto dei conflitti moderni, palesa l’ipocrisia di certi presunti valori ideali grazie ai quali intere generazioni vengono gettate nella più feroce carneficina. Del romanzo di Remarque fu vietata la pubblicazione nei paesi dominati dal fascismo e dal nazismo perché giudicato profondamente antimilitarista.” (dalla seconda di copertina di Niente di nuovo sul fronte occidentale -titolo originale: Im Westen nichts Neues- romanzo scritto nel 1929 da Erich Maria Remarque, dove si narrano le vicende di un soldato tedesco durante la Prima guerra mondiale. Il protagonista si arruola nell’esercito tedesco per combattere la Grande Guerra e muore alla fine della guerra).

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Cartolina da Thonburi

DSCN4384 768x1024 Cartolina da Thonburi

foto tiziano matteucci

Dio non c’è,
ma non si vede.
Non è una battuta: è
una professione di fede.

(Professio, Il muro della terra, Giorgio Caproni -1975)

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Gaza, breve storia del conflitto in corso

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A Gaza in 16 giorni di guerra, sono stati uccisi 34 israeliani (32 soldati e 2 civili) e 771 palestinesi. Secondo le Nazioni Unite, il 74% delle vittime palestinesi sono civili.

Gaza, la tragedia nella tragedia

BANGKOK (Asiablog) – Un punto importante per capire la crisi in corso a Gaza andando oltre alla banale ripetitività dei media mainstream è che la storia dell’intervento israeliano non inizia esattamente con il lancio di razzi da Gaza verso Israele, ma piuttosto con il rapimento e omicidio dei tre giovani israeliani avvenuto a giugno in uno degli insediamenti israliani in Cisgiordania, in seguito al quale il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato di voler cercare vendetta”.

Subito dopo la scomparsa dei tre ragazzi, e prima ancora della scoperta dei loro cadaveri, Netanyahu e buona parte dei media israliani hanno accusato del delitto Hamas.

Hamas ha smentito ogni coinvolgimento.

Le prove del coinvolgimento di Hamas non c’erano e non ci sono ancora.

Ad ogni modo, a metà giugno per trovare i tre ragazzi Netanyahu ha fatto partire una “ricerca” che ha portato alla morte, a seconda delle fonti, di 5 o 10 pale­sti­nesi (una vittima aveva solo 15 anni), la deten­zione di altri 500-600, il blocco totale di intere città e vil­laggi, la demo­li­zione di case abi­tate da “sospet­tati”, e una lunga serie di abusi dei diritti umani.

Secondo la ong Euro-Mid Observer for Human Rights, il governo israeliano avrebbe  addirittura “rubato” (o confiscato) circa 370.000 dollari in contanti e beni per il valore di circa 2,5 milioni di dollari, quali automobili, computer, telefoni cellulari e gioielli.

Il 2 luglio, un giorno dopo i funerali dei tre ragazzi israeliani assassinati, c’è stato il terribile episodio dell’omicidio di un ragazzo palestinese, Mohammed_Abu_Khdeir, torturato e bruciato vivo in quella che viene vista dai palestinesi come una rappresaglia perpetrata da estremisti israeliani.

La situazione è precipitata nella notte del 6 luglio, quando Israele ha ucciso sette militanti di Hamas in Cisgiordania. Hamas ha risposto lanciando razzi da Gaza verso le città israeliane, e Israele a sua volta ha risposto bombardando Gaza: l’inizio dell’escalation.

In 16 giorni di guerra sono stati uccisi 34 israeliani (32 soldati e 2 civili) e 771 palestinesi. 

Secondo le Nazioni Unite, il 74% delle vittime palestinesi sono civili.

I bambini uccisi sono almeno 150.

L’esercito israeliano ha ucciso più bambini palestinesi che militanti di Hamas.

L’intervento israeliano a Gaza è dunque un massacro le cui vittime sono soprattutto civili innocenti.

Non sono mancati nemmeno episodi talmente raccapriccianti da fare notizia persino nel contesto di una guerra, come il missile israeliano che ha ucciso 4 bambini palestinesi che giocavano a palla sulla spiaggia, il bombardamento di una scuola gestita dalle Nazioni Unite che ha fatto fuori 15 bambini in un colpo solo, gli omicidi di alcuni giornalisti, il bombardamento dell’ospedale al-Aqsa, e l’uccisione di un civile disarmato e ferito da parte di un cecchino ripresa da un video amatoriale.

La tragedia nella tragedia è che questa enorme carneficina – proprio come i bombardamenti, le guerre e i massacri precedenti – avrà risultati opposti rispetto agli obiettivi dichiarati dal governo israeliano: non si sbarazzerà dei “terroristi di Hamas”, ma rafforzerà tra i palestinesi la consapevolezza di essere vittime, e dunque il sentimento di profonda ingiustiza che crea la resistenza armata.

Restiamo Umani.

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Noi siamo il 99 %

chomsky siamo il 99 Noi siamo il 99 %

Noi siamo il 99% - Noam Chamsky - Ed. Nottetempo

«Noi siamo il 99 %» è forse lo slogan più noto di Occupy Wall Street, il movimento di protesta nato a New York a metà del 2011. Lo slogan, la cui paternità viene attribuita a David Graeber, si riferisce alla disparità con cui la crisi economica degli ultimi anni ha colpito la maggioranza non solo degli americani ma di gran parte del globo. I grandi privilegiati sono pochissimi e si spartiscono più di un terzo della ricchezza complessiva, il senso dello slogan quindi è: noi siamo il 99 % e stiamo male a causa dell’1%.
Quell’indicazione percentuale mi frullava per la testa, dove avevo già letto della sua vera o presunta esistenza? Chi aveva già scritto di quell’uno per cento? E così, quando sono tornato davanti alla mia biblioteca, ho smeso di frugare nei cassetti della memoria ed ho frugato tra i miei vecchi libri.

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Elezioni Indonesia, vince “Jokowi” Widodo

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Joko "Jokowi" Widodo è il nuovo Presidente dell'Indonesia. Foto Getty Images.

Il 53% al candidato che viene dal popolo. Ma lo sfidante, l’ex generale Subianto, denuncia brogli e non riconosce il risultato

BANGKOK (Asiablog) – Joko Widodo, governatore di Giacarta e candidato del “Partito Democratico Indonesiano di Lotta” (PDI-P), è il vincitore delle elezioni presidenziali indonesiane del 9 luglio con il 53.15 per cento dei voti. Lo ha annunciato la Commissione elettorale dell’Indonesia (KPU). Il rivale di Widodo, l’ex generale Prabowo Subianto, si è fermato al 46.85 per cento.

Joko Widodo detto “Jokowi”, nato povero e cresciuto in una baracca di bambù, ha ottenuto 70,6 milioni di voti, ben 8,3 milioni in più rispetto ai 62,3 milioni di Prabowo. Questo secondo i risultati ufficiali, che confermano ciò che le principali agenzie di sondaggi avevano annunciato dopo la chiusura dei seggi due settimane fa.  Continue reading

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Della dittatura e della democrazia

mussolini2 Della dittatura e della democrazia

Roghi durante la Marcia su Roma organizzata il 28 ottobre 1922 da Benito Mussolini, fondatore dei Fasci di combattimento. Nella capitale affluirono migliaia di fascisti che minacciarono di prendere il potere con la forza, ma Mussolini aveva già in tasca l’incarico di presidente del Consiglio.

Ci siamo abituati a tutti i generi di dittatura e democrazia e ormai, della veemenza di un oratore, interessa solo l’eventuale scoppio della sua dentiera.

(Linee 1975/78, Fausto Melotti)

fonte immagine:focus
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Lumachine di mare e lumache di acqua dolce

lumachine di mare Lumachine di mare e lumache di acqua dolce

Lumachine di mare

Uno dei piatti che meglio mi riesce (a detta di chi l’ha assaggiato) sono le lumachine di mare alla “becco d’asino”. Detta così pare chissà che cosa ma in realtà non è nulla di più di un sugo fatto con: cipolle, passata di pomodoro, aceto, sale, pepe e olio. Non sono un gran cuoco, la bontà dei miei piatti viene solo dalla cura che metto nella scelta della qualità degli ingredienti. Ma ora vivo lontano dal mare ed il mio rapporto col pesce non mi permette di apprezzare prodotti marini pescati da oltre due giorni. Quindi, piuttosto che uno stantio prodotto del mare, meglio un fresco prodotto di acqua dolce. Comunque un mio problema e non certo la pretesa che l’universo abbia i miei gusti culinari, questo è fuori discussione.

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Cerchi sull’acqua

cerchi nellacqua Cerchi sullacquaHo la fortuna di andare lontano a fare cerchi sull’acqua …
per far divertire i sassi

(Premdas)

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Indonesia, Jokowi verso la presidenza

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Indonesia: i festeggiamenti dei sostenitori di Jokowi per le strade di Giacarta. Foto Jakarta Post.

Colpo di scena nelle elezioni presidenziali nella terza democrazia più grande del mondo: entrambi i candidati si sono proclamati vincitori. Risultato in bilico ma Jokowi in vantaggio

BANGKOK (Asiablog) – L’Indonesia ha deciso. Mercoledì 9 luglio quasi 150 milioni di cittadini si sono recati alle urne con grande serenità ed hanno liberamente espresso il loro voto per scegliere il presidente che guiderà il Paese asiatico nel prossimo quinquienno.

Il risultato ufficiale si saprà solo il 22 luglio.

Ad urne appena chiuse, i primi a cantare vittoria sono stati i dirigenti del “Partito Democratico Indonesiano di Lotta” (PDI-P) del candidato Joko Widodo detto “Jokowi”. Sulla base delle prime proiezioni, Jokowi sarebbe in vantaggio di circa 4 punti nei confronti del candidato rivale, l’ex generale Prabowo  Subianto.

Ma mentre i sostenitori di Jokowi erano già scesi in strada a festeggiare c’è stato un colpo di scena: anche il candidato rivale ha rivendicato la vittoria.  Continue reading

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Chi è Prabowo Subianto

prabowo Chi è Prabowo Subianto

Prabowo Subianto in campagna elettorale.

L’ex generale è il candidato presidente di chi in Indonesia rimpiange l’uomo forte

BANGKOK (Asiablog) – Prabowo Subianto, 62 anni, candidato alla presidenza dell’Indonesia per il “Partito Movimento per una Grande Indonesia”, è un ex militare accusato di violazioni dei diritti umani in relazione alla tortura di 23 attivisti democratici, 13 dei quali desaparecidos. 

Subianto proviene da una famiglia agiata e vanta un patrimonio di circa 150 milioni di euro. E’ figlio dell’economista Sumitro Djojohadikusumo, ministro nei governi dei primi due Presidenti dell’Indonesia, ma soprattutto genero di Suharto, dittatore dell’Indonesia per 31 anni, dal 1967 al 1998.

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Chi è Joko Widodo detto “Jokowi”

jokowi Chi è Joko Widodo detto Jokowi

Joko Widodo detto "Jokowi"

Il nuovo Presidente dell’Indonesia potrebbe essere Joko Widodo, meglio conosciuto come “Jokowi”, un anti-Casta dalla faccia pulita

BANGKOK (Asiablog) – Un 53enne di umili origini e senza alcun legame con il passato autoritario del suo Paese – è Joko Widodo, meglio conosciuto come “Jokowi”, candidato Presidente dell’Indonesia per il “Partito Democratico Indonesiano di Lotta” (PDI-P).

Jokowi è un ex commerciante di elettrodomestici, professione da cui ha appreso la capacità di rapportarsi in modo semplice, diretto ed informale a persone di diversa estrazione sociale.

Entrato in politica, Jokowi è stato governatore della capitale Surakarta, città di mezzo milione di abitanti al centro dell’isola di Giava, dal 2005 al 2012, quando è stato premiato come terzo migliore sindaco al mondo.

Gli ottimi risultati ottenuti alla guida di Surakarta lo hanno portato a candidarsi e vincere le elezioni per governatore della capitale Giacarta nel 2012.

Da allora è stato nominato tra i “Leading Global Thinkers of 2013” della rivista Foreign Policy per poi essere inserito dalla rivista Fortune tra i “World’s 50 Greatest Leaders” del 2014.  Continue reading

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