La foto ingannatrice: la vera storia di Alexander Supertramp

Christopher McCandless davanti al Magic Bus

Christopher McCandless davanti al Magic Bus

Il celebre autoscatto di Christopher Johnson McCandless è una foto ingannatrice.

La storia di Chris è nota. Il giovane statunitense si laurea con ottimi voti e invece di cercarsi un lavoro scappa. Lascia la famiglia benestante e tutto quello che ha, devolve i risparmi in beneficenza, brucia gli ultimi dollari, abbandona qualsiasi traccia della sua identità e parte da solo per un viaggio in autostop tra Stati Uniti e Messico.

È il 1992 e Chris, 24 anni, si allontana progressivamente dalla società fino a finire nelle lande selvagge dell’Alaska, dove trascorre gli ultimi 112 giorni della sua vita solo, immerso nella natura, dormendo in un autobus abbandonato — ribattezzato Magic Bus — e sopravvivendo con una dieta a base di uccelli, porcospini, scoiattoli, piante, tuberi, frutta e bacche.

Sappiamo tutto questo perché durante il suo girovagare Chris, che si era scelto il nuovo nome di Alexander Supertramp, che in italiano sarebbe qualcosa come Alessandro Supervagabondo, scrisse un diario in cui raccontava la sua odissea. Appuntava i suoi pensieri e spiegava i motivi dietro alla drastica decisione di abbandonare la società e vivere in modo estremo.

La sua storia ha ispirato il controverso libro “Nelle terre estreme” di Jon Krakauer, pubblicato nel 1996, ed il film di Sean Penn “Into the wild“, uscito nel 2007.

Da allora, per tanti giovani questo Supervagabondo è diventato un mito, un’incarnazione dello spirito d’indipendenza e dell’inseguimento della libertà a tutti i costi, una figura romantica che sfugge ai tentacoli del consumismo e all’alienazione della società moderna, un simbolo del ritorno alla natura, madre accogliente e spietata.

Il suo esempio allude alla possibilità di una vita in cui l’avventura è la norma, non l’eccezione. E la fotografia di Chris davanti al Magic Bus ha contribuito ad alimentare questo mito: nel celebre autoscatto l’eternamente giovane e sorridente Alexander Supertramp è solo, into the wild, sorride e sembra felice. Ma la foto inganna. Negli stessi giorni nel suo diario Chris scriveva: «la felicità è reale solo quando condivisa».

Siamo a luglio e il giovane si ricarica lo zaino in spalla e si mette in marcia per tornare nella civiltà. Cammina per due giorni quando capisce che il fiumiciattolo che qualche settimana prima aveva attraversato senza troppe difficoltà adesso è un fiume in piena gonfiato dal disgelo dei ghiacciai.

Piove a dirotto e Chris decide che non può far altro che tornare al Magic Bus. «Disastro», scrive nel suo diario. «Inzuppato di pioggia. Il fiume pare impossibile. Solo, spaventato». Non avrà più la forza di rimettersi in marcia e provare ad attraversare il fiume.

Chris muore per un’intossicazione alimentare nell’agosto del 1992. Il suo corpo viene ritrovato poche settimane dopo da due cacciatori all’interno del Magic Bus. Assieme al cadavere vengono recuperati i suoi pochi oggetti, e in particolare una macchina fotografica contenente qualche autoscatto, il suo diario e i suoi unici compagni di viaggio: alcuni libri di Lev Tolstoj, Jack London e Henry David Thoreau.

Cosa avrebbe fatto Chris se non fosse morto? Lo sappiamo con certezza: sarebbe tornato indietro.

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Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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9 Responses to La foto ingannatrice: la vera storia di Alexander Supertramp

  1. Sofia Proietti says:

    Quindi per “foto ingannatrice” intendi che la foto è truccata, modificata o travisata
    O semplicemente lo stolto che legge la storia e non ne trae insegnamento e si avventura per la natura è tutta colpa di McCandless?
    Articolo davvero ricercato, un uso del linguaggio e un’argomentazione da quinta elementare.

  2. tiziano matteucci says:

    Sofia, devo darti ragione e, purtroppo, devo ammettere che, nonostante i miei post sul tema “fotografia” (ed anche alcune critiche ad immagini nel sito FB, a mio modo di vedere, mal gestite) ho fallito il tentativo di migliorare la sua visione della fotografia … ma continuo a credere che, col tempo, possa migliorare … http://www.asiablog.it/2016/04/26/la-fotografia-e-il-suo-significato/

  3. Zorapide says:

    Gran Film.
    Effettivamente esperienza estrema.

  4. amleta says:

    Ho letto il libro e visto il film. Non ci ho visto niente di eclatante e nulla di nuovo. Anzi è piuttosto un messaggio pilotato per far capire che chi si allontana dalla società fa quella fine. Non mi sembra affatto un bel messaggio. Ci sono tante persone che aiutano gli aktri e che non compaiono in alcun film.

    • Zar Vlad says:

      Sono d’accordo, Un inno alla liberta’, ma liberta’ personale, e quindi molto egoista. E poi un inno estremo, fatto di sciocchezze e ingenuità giovanili, se non infantili (triste doverlo scrivere ma ancora oggi in Alaska criticano quel ‘fesso’ che è morto a poche miglia da una superstrada….).

  5. Danilo says:

    Da giovani si fanno tante cazzate ma questo ragazzo ne ha fatta una tanto grossa. Poi quando ha capito la gran cazzata che ha fatto era troppo tardi. Prego per lui che non abbia soffertp troppo.

    • Fede says:

      Difatti fa qesto gran casino per concludere che “la felicità è reale solo se condivisa”. Non serviva diventare un eremita in alaska per capirlo.

  6. marika roma says:

    Oggi Chris McCandless avrebbe una cinquantina d’anni. Se fosse ancora vivo chi sarebbe adesso Chris?

  7. Paolooo says:

    Non mi è piaciuto il film. Molto meglio il libro di Jon Krakauer “Nelle terre estreme”. C’e’ anche un documentario molto meno famoso di Werner Herzog, “Grizzly Man”, che tratta in modo più verosimile e convincente la stessa tematica.

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