Note a margine della mia esperienza americana

Io sotto un murales con la bandiera statunitense. San Francisco, USA.

Dal mio punto di vista di ternano sradicato gli americani sono veramente delle bestie interessanti. Forse anzi sicuramente pecco di presunzione nel volerli giudicare, gli americani, ma una cosa mi pare già chiara – qua è pieno di pazzi.

I pazzi punteggiano le strade, si rotolano per terra, chiedono aggressivamente l’elemosina, urlano contro il cielo, discutono animatamente con se stessi, danno spettacolo sui mezzi pubblici, si azzuffano o trasportano in spalla croci di due metri (foto sotto) per le vie cittadine imitando le gesta di un ben più celebre personaggio storico.

Ad esempio, un sabato mattina son stato in un bel coffee shop con vetrate che danno sulla strada a Westwood Village, Los Angeles. Tanto per cambiare, vicino a me si e’ seduta una ragazza pazza che è stata un’ora a parlare da sola. A volte canticchiava pure e ogni tanto gli partivano delle risatine sinistre da strega o indemoniata, disturbando così la mia serena lettura del Los Angeles Times, un giornale snello e interessante. Poi una signora sulla quarantina, attraente e ben vestita ma dal pungente odore di sudore, è entrata e mi ha detto: “I need your assistance: I need to call my hairdresser, may I use your cellphone?”. Ma purtroppo, non possedendo un cellulare, non sono potuto essere d’aiuto.

Pazzo furioso a spasso con una croce in spalla. Los Angeles, USA. Foto Alessio Fratticcioli.

Tra i tanti americani “normali”, invece, troppo spesso regna l’appiattimento consumistico. Tanto per portare un altro esempio, un giorno una ragazza mi ha fatto i complimenti per i miei jeans e mi ha chiesto dove li avessi comprati. I miei jeans hanno almeno 6-7 anni, forse 10, e recentemente si sono completamente strappati su entrambe le ginocchia e anche sull’anca, lasciando intravedere i boxer. Ebbene, questa giovane angelena probabilmente pensava che i miei jeans completamente scoloriti e strappati fossero una sorta di nuova tendenza da poter acquistare da qualche parte per qualche decina o centinaia di dollari, restando delusa nel venire a sapere che non avrebbe potuto comprare quello che desiderava.

In modo in qualche modo simile, un’altra sera un’altra donna, con la parziale scusa di essere particolarmente brilla, ha definito i miei capelli fabulous! (“favolosi!”), li ha voluti toccare, accarezzare, annusare… ma non riusciva proprio a credere che sono naturali, che non uso né ho mai usato nessun prodotto, e che non vado da un barbiere da 5 o 6 anni, o forse 10, limitandomi a spuntarmeli la mattina al cesso davanti allo specchio quando qualche ciuffo mi pare troppo lungo e non coordinato con i ciuffi circostanti.

Bellezze a spasso per Venice Beach, Los Angeles, USA. Foto Alessio Fratticcioli

Sempre quel sabato mattina della pazza che parlava da sola e della donna sudata, nella porta accanto al coffeshop c’era un locale che pareva un ristorante ma era una sinagoga, che sarebbe una chiesa per quelli che credono alla Bibbia ma non al Nuovo Testamento (i quattro Vangeli). Fatto sta che ho passato un po’ di tempo a osservare il via vai degli esponenti della potente minoranza religosa (o etnica?) ebreo-americana, tipi in giacca e cravatta con il loro mini-cappellino molto simile a quello musulmano. C’erano molti uomini di mezza età, tipi grassocci con famiglie al seguito, alcuni con le basette riccie lunghe quasi come un sadhu indiano, ma anche belle ventenni dalle tette turgide che vanno in sinagoga con vestiti vintage finto-sciatto. Ho ascoltato un poco i loro discorsi in ebraico, una lingua strascicata che alle mie orecchie è risultata indistinguibile dall’arabo. Riuscivo a capire solo il loro saluto, Shalom (“pace”), anche questo quasi pressochè identico al Salam arabo.

Ora mi viene in mente anche di quando qualche giorno fa vidi un bel giardino con un banchetto in pieno svolgimento e bella gente che chiacchierava davanti a una chiesa luterana o battista, o comunque cristiana (c’era una croce sul tetto) ma di certo non cattolica. Sembrava una sorta di barbecue o una festa di compleanno. Il profumo delle pastarelle e della grigliata era niente male e stavo lì lì per autoinvitarmi quando ho intravisto un prete aggirarsi tra la gente con fare da padrone di casa e con l’aria da primo della classe. Parlava e tutti gli davano ragione. Ho atteso qualche minuto facendo su e giù per il marciapiede ponderando seriamente sul da farsi. Poi, all’improvviso, nel mezzo di quel bel giardino, tra quella bella gente che chiacchierava e rideva e beveva e mangiava, vedo una ragazza di una ventina d’anni, piccolina, gracilina, pallidina e dall’aspetto sinistramente normale che si gira verso il cielo e inizia a parlare da sola, come in trance, come se fosse apparsa una Madonna o un alieno. Ho prontamente attraversato la strada e dopo cento metri che trovo? Il miglior pub irlandese di sempre!

Al campus dell’UCLA invece ogni venerdì un gruppo di giovani ragazzi e ragazze musulmani fanno volantinaggio. Hanno anche appeso un cartellone con un verso del Corano che pare far riferimento a una sorta di Big Bang con un millennio di anticipo sugli scienziati europei: “Non sanno dunque i miscredenti che i cieli e la terra formavano una massa compatta? Poi li separammo e traemmo dall’acqua ogni essere vivente. Ancora non credono?” (Corano 21:30). Sono bei giovani, simpatici, alcuni di etnia anglosassone, fra loro belle ragazze con la testa coperta da chador neri. Mi hanno invitato a vedere le partite di pallone nella loro hall e mi hanno regalato una bella versione tascabile del Corano in inglese, che andrà ad appesantire ancor più il mio zaino.

Per strada addirittura più volte mi hanno fermato dei ragazzi, all’apparenza normalssimi, per parlarmi di Dio (responsabile di tutto il “bene”), del Diavolo (incolpato di tutto il “male”), della Bibbia (un libro “molto profondo”, “scritto da Dio” con le sue mani e “letteralmente vero” in ogni punto e virgola), di Gesù (a volte definito anche Cristo o Signore o Re dei Re), degli angeli,  della trinità padre-figlio-spirito santo (lo spirito santo mi pare rimpiazzi la madre della “famiglia tradizionale“), degli errori del Vaticano, della pericolosità del papa (che, attenzione! potrebbe essere un anticristo) e della stupidità degli scienziati e di Darwin e delle sue scimmie.

Dopo avermi fermato, distogliendomi dal mio girovagare senza meta precisa per le strade di Westwood, Santa Monica o Venice Beach, e dopo appassionate discussioni di ore ed ore, mi sono sempre accorto che questi giovani evangelizzatori nordamericani del terzo millennio non mi avevano nemmeno chiesto il mio nome, la mia provenienza e tantomeno offerto un caffè o di sedermi su una panchina. Come se la loro “missione evangelizzatrice” fosse un’ossessione, come se il mio essere persona non conti troppo o come se avessero da rispondere solo al cielo, a un Dio che come un agorafobico narcisista ed egocentrico allo stesso tempo si nasconde ma vuole che tutti riconoscano la sua potenza, bellezza e perfezione.

Da tutte queste ore di conversazioni religiose, l’unica informazione veramente utile che sono riuscito a ricavare è che a Palm Spring, vicino Los Angeles, c’è anche una sorta di parco giochi o museo dei creazionisti con le “prove” che i dinosauri sono esistiti contemporaneamente agli esseri umani. Vista la mia passione per kitch religioso e per le credenze popolari, penso potrà essere una meta alquanto interessante.

Sempre riguardo alla relazione tra sette religiose e società, ricordo anche come una sera, tornando a piedi dal quartiere LGBT di West Hollywood, ho notato tanti barboni dormire fuori i portoni delle chiese presbiteriane e luterane. Che peccato che quelle porte siano chiuse la sera, ho pensato, quando fa freschetto e i barboni devono coprirsi con i giornali della parrocchia per dormire. Sarebbe bello se Dio interevenisse per mitigare il freddo delle notti di quei barboni, ho anche pensato, ma poi mi è tornato in mente il sermone degli evangelizzatori palestrati in cappello da baseball, che mi spiegarono come tutto il bene viene da Dio ma tutto il male viene da Satana, per cui quel freddo e quelle porte chiuse sono evidentemente un’opera del diavolo. Oppure sono un piccolo male che nasconde un grande bene che io non posso capire perché Dio mi ha creato piccolo e stupido. Visto che Dio è onnipotente, mi avrebbe potuto creare perfettamente identico a lui, intelligentissimo e onnipotente. Invece mi ha creato piccolo e stupido. Ad ogni modo, va tenuto in mente che Dio è il bene totale, assoluto, per definizione, per cui non vale la pena discutere sull’argomento. Dio ha anche sempre ragione, per definizione, come i maestri elementari di una volta. E io ho torto, e sono anche macchiato dal peccato originale, in quanto una mia bis-bis-bis-nonna, Eva, rubò una mela, e Dio si adirò come se fosse successo chissà che e, invece di metterla in galera e farne dei cittadini migliori, maledì lei e tutti i suoi figli, per sempre. O almeno fino al giudizio finale e universale, un mega-processo in cui finalmente anche Berlusconi verrà giudicato. O così si spera.

In sostanza, e per tornare al tema principale di queste righe, osservando questi ebrei, cristiani e musulmani, dopo esser stato a un frat party (feste organizzate da giovani studenti che si raggruppano in confraternite chiuse basate su etnia, interessi pseudo-culturali o altre cazzate del genere), dopo aver ammirato a mensa la bellezza delle giocatrici di basket afroamericane e aver ragionato sulle altre cose che ho visto, mi è venuta una banalissima illuminazione, e ora ve ne faccio partecipi. A gratis, come si dice a Roma.

Penso che questa società individualista e selvaggiamente capitalista e consumista troppo spesso porti a problemi psicologici (vedi i pazzi totali in giro) e all’esclusione sociale (da qui le strade piene di barboni in una delle città più ricche del mondo). Questo perché l’uomo è un animale sociale e, dunque, vivere sostanzialmente soli, in una costante competizione individuale contro tutti, non fa bene al cervello. Crea problemi psicologici. Contro questo isolamento, un’ottimo antidoto sono le sette, le religioni organizzate, le associazioni e gli sport di squadra.

Insomma, in questo tipo di società, appartenere a una setta, a una religione o anche a un’associazione sportiva è un’ottimo modo per socializzare, per ricreare una tribù, di non sentirsi soli ma parte di una comunità. L’uomo e il cervello umano sono nati e si sono sviluppati in comunità (famiglia, clan, tribù, villaggi). E’ stato così per decine di migliaia di anni, per cui probabilmente l’alienazione della persona che caratterizza la società post-moderna, soprattutto in una grande città nordamericana, è nociva per la nostra psiche. Dunque, tutto sommato, non c’è niente di meglio che far parte di una bella setta o comunità religiosa o sportiva, con le loro feste, i loro riti, le loro scampagnate, i loro banchetti in giardino e le loro possibilità di socializzazione.

Dicendo questo, ovviamente, non sto dando nessun giudizio moralmente positivo o negativo nei confronti di sette, religioni o associazioni di ogni sorta. La mia, sia chiaro, è solo una nota a margine.

Barbone che rovista nella “monnezza” (sulla sinistra, col cappellino bianco) mentre la bella gente che fa sport nella sciccosa Venice Beach, Los Angeles. Foto Alessio Fratticcioli


Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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