STATO E CORPORATION, DI NOAM CHOMSKY

Stato e corporation


Intervista rilasciata a ZNet Germany  Nel corso dello sviluppo del sistema degli stati nazione, si sono venuti sviluppando collateralmente diversi meccanismi economici, che circa un secolo si sono trasformati nel capitalismo monopolistico contemporaneo, che per lo più si è imposto per mezzo di meccanismi giuridici, non per legge, e è integrato e collegato molto saldamente agli stati più forti.
Vogliamo parlare delle due strutture di potere dominanti dell’era contemporanea: lo stato nazionale e le imprese transnazionali.

La prima domanda è: può dirci qualcosa sull’origine di questo concetto di stato nazionale? perché è stato creato e quali sono state le sue conseguenze?

Bene, lo stato nazione è un invenzione
del tutto europea. Mi spiego: c’erano delle cose che gli assomigliavano, ma lo stato nazione nella forma moderna è stato creato prevalentemente in Europa nel corso di molti secoli. È così innaturale e artificiale, che si è dovuto imporlo con estrema violenza. Di fatto questo è il motivo principale, per il quale per secoli l’Europa è stata la regione più barbara del mondo. È dovuto al tentativo di imporre un sistema di stati nazione a culture e a società, che sono diverse e che, se si fa un’analisi approfondita, non hanno alcuna relazione con questa struttura artificiale.
Di fatto i suoi effetti sono stati la principale ragione della diffusione del concetto anche altrove. Nel corso della formazione dei moderni stati nazione, l’Europa ha sviluppato una cultura di ferocia e una tecnologia di violenza, che le ha permesso di conquistare il mondo e, una volta conquistato il mondo, ha cercato di imporre sistemi di stato nazione dovunque andasse, anche in maniera artificiale e violenta. Se si considerano i principali conflitti, che ci sono oggi nel mondo, molti di essi sono il residuo dei tentativi europei di imporre sistemi di stati nazione laddove non avevano alcun senso, cioè quasi ovunque. Le poche eccezioni sono le zone di colonizzazione europea, dove semplicemente hanno sterminato la popolazione indigena, come gli Stati Uniti e l’Australia. In questa maniera il risultato è di società più omogenee. D’altro canto il motivo fondamentale, per cui i conflitti feroci in Europa sono finiti nel 1945, è che si è capito che se continuavano ancora un po’ a giocare così, si sarebbero autodistrutti. A partire dal 1945, in Europa c’è una pace interna. I tedeschi e i francesi non considerano più il reciproco macello il massimo scopo della loro esistenza.
Nel corso dello sviluppo del sistema degli stati nazione, si sono venuti sviluppando collateralmente diversi meccanismi economici, che circa un secolo si sono trasformati nel capitalismo monopolistico contemporaneo, che per lo più si è imposto per mezzo di meccanismi giuridici, non per legge, e è integrato e collegato molto saldamente agli stati più forti. Per questo motivo non è possibile considerare separatamente da questa storia gli stati più potenti, il G8, cioè quelli che si incontreranno a Edinburgo, e che – in realtà – è il G1 o al massimo il G3 o qualcosa comunque che gli assomiglia con una partecipazione secondaria degli altri. È impossibile distinguere gli attuali stati dominanti dal sistema delle multinazionali, i monopoli che contano su di essi, che con essi hanno una relazione di dipendenza e di dominazione reciproca.
Di fatto, due secoli fa, in una fase molto precoce del capitalismo moderno, James Madison ha descritto la relazione fra imprese e governo come una relazione di “strumenti e tiranni”. Diceva che le imprese sono gli “strumenti e i tiranni” di chi governa. Ora questa definizione si è di fatto estesa al mondo. Le multinazionali sono gli strumenti e i tiranni degli stati più potenti, per cui è estremamente difficile distinguere le une dagli altri.

Quali pensa siano state le forze sociali, che hanno dato origine allo stato nazione, e perché l’hanno fatto?

Bene, è cominciato tutto nel periodo feudale con i signori e le battaglie per il potere fra i signori feudali, i re, il Papa e gli altri centri di potere, che a poco a poco sono venuti evolvendo trasformandosi in sistemi di stati nazione, in cui una combinazione di potere politico e di interessi economici è riuscita a imporre sistemi uniformi a società molto diverse tra loro. Intendo dire che, dopo tutto, in Europa è solo da poco, cioè a portata della memoria dei contemporanei, che si è costituito il sistema statale esistente.
In Europa c’è un sacco di gente che non può parlare con la nonna, perché questa parla una lingua diversa. Propriamente si tratta di un’aggregazione di potere politico, culturale e economico, che proprio ora comincia propriamente a sfaldarsi. Così, a mio parere, in Europa uno dei processi più sani in atto è un certo tipo di devolution, che procede a ritmi diversi nelle varie regioni europee. Così in Spagna, ad esempio,
la Catalogna, il Paese Basco, e altri ancora, in misura minore, stanno sviluppando un certo grado di autonomia.
Proprio prima di venire qui sono stato in Inghilterra; non proprio in Inghilterra, in Scozia, e
la Scozia ha una certa autonomia, il Galles ha una certa autonomia. Penso che questi siano sviluppi naturali in direzione del ritorno a forme di organizzazione sociale più legate agli interessi e ai bisogni umani reali. In effetti sono stato indagato, forse lo sono ancora, dai tribunali turchi per la sicurezza dello stato per quella, che loro chiamano propaganda separatista. Vale a dire che in una conferenza, che tenni a Dyarbakir, nel sud est della Turchia ho effettivamente dato dei giudizi positivi sull’impero ottomano. Non che si voglia un ritorno all’impero ottomano, ma su molte cose avevano le idee giuste. Una era quella di lasciare che la gente facesse da sola, in parte a motivo della loro corruzione e della loro debolezza, ma in parte per ragioni dottrinali. L’intera area sotto l’impero ottomano non aveva alcuna somiglianza con un sistema di stati. Così in una determinata città, i Greci si sarebbero presi cura dei loro affari, gli Armeni dei loro e gli altri avrebbero governato la loro parte di città. [L’impero] era una sorta di tutt’uno. Si poteva andare dal Cairo a Baghdad o a Istanbul senza attraversare alcun confine, alcuna dogana o qualsiasi cosa che le assomigliasse. Quella è probabilmente la giusta forma di organizzazione per quella parte del mondo e probabilmente per ogni parte del mondo. E quelle sono tendenze del tutto chiare in Europa, soprattutto a livello culturale, ma – in qualche modo – anche a livello politico. Suppongo che sia una reazione alle tendenze centralizzatrici dell’Unione Europea, che sono spesso del tutto autocratiche, in particolare al potere enorme della Banca Centrale. Ma tutto ciò si collega all’alta concentrazione di potere economico, politico e sociale, che è nelle mani di insaziabili tirannie private, che sono strettamente legate al potere statale e che contano su di esso.

Può spiegarci dettagliatamente come ha fatto la corporation a diventare così potente?

Come ha fatto a diventare così potente? Bene, lo sappiamo molto bene. Alla fine del XIX secolo ci sono stati enormi fallimenti, dei disastri economici. C’è stato un breve esperimento, un brevissimo esperimento, di qualcosa di simile al capitalismo, con mercati non realmente ma parzialmente liberi, e si è rivelato una tale catastrofe, che l’economia l’ha abbandonato, perché non sarebbe stato in grado di sopravvivere; per superare questi fallimenti economici strutturali, ci sono stati, alla fine del XIX secolo, dei trasferimenti, che hanno portato a varie forme di concentrazione di capitale: trust, cartelli, altro ancora, e quello che ne è venuta fuori è la corporation nella sua configurazione moderna.
E alle corporation i diritti furono garantiti dai tribunali. Conosco abbastanza bene la storia anglo-americana, ma penso che altrove sia stato più o meno lo stesso, così mi atterrò solo a questa, nel sistema anglo-americano i tribunali, non i legislatori, riconobbero alle corporation diritti straordinari. Hanno riconosciuto loro gli stessi diritti delle persone, ciò vuol dire che hanno diritto alla libertà di parola, possono propagandare liberamente e far pubblicità, pilotano le elezioni e così via; sono protette dalle ispezioni da parte dell’autorità statale: cioè come tecnicamente la polizia non può entrare nel tuo appartamento e leggere le tue carte, così il pubblico non può indagare su quanto accade all’interno di queste entità totalitarie. Sono per lo più incontrollabili dal pubblico. Naturalmente non sono persone reali, sono immortali, sono entità legali collettiviste. Di fatto sono molto simili a altre forme d’organizzazione, che conosciamo, e sono una delle forme del totalitarismo, che si è sviluppato nel XX secolo. Le altre sono state distrutte, queste esistono ancora, e inoltre sono state imposte per legge come qualcosa, che se si trattasse di veri e propri esseri umani, definiremmo patologico.
Si è imposto legalmente che massimizzino il potere e il profitto indipendentemente dagli effetti su tutti gli altri. Si è imposto che esternalizzino i costi, così se possono far pagare al pubblico o alle generazioni future i loro costi, si è imposto per legge che lo facciano. Per gli esecutivi delle grandi imprese sarebbe illegale comportarsi altrimenti.
Ormai, in quelli che vengono denominati accordi per il commercio, che in realtà non hanno nulla a che fare col commercio, alle corporation sono riconosciuti diritti, che vanno ben al di là dei diritti della persona. A esse è riconosciuto il diritto a quello, che viene denominato “trattamento nazionale”. Le persone non godono di questo diritto. Ad esempio, se un messicano viene a New York, non può reclamare il diritto al trattamento nazionale, ma se
la General Motors va in Messico, può reclamare il trattamento nazionale. Di fatto le corporation possono persino chiamare a giudizio gli stati, cosa che né io ne lei possiamo fare.
Così a esse sono riconosciuti diritti ben al di là dei diritti della persona. Sono immortali, sono straordinariamente potenti, sono patologiche per obbligo di legge, sono la forma contemporanea del totalitarismo. Fra di esse non c’è veramente concorrenza, sono legate l’un l’altra. Così Siemens, IBM e Toshiba portano avanti progetti congiunti. Contano fortemente sul potere statale, il dinamismo della moderna economia proviene per lo più dal settore statale, non dal settore privato. Quasi ogni aspetto di quella, che è chiamata “New Economy” si sviluppa e si progetta a carico del pubblico e a rischio del pubblico: i computer, l’elettronica in generale, le telecomunicazioni, internet, i laser, qualsiasi cosa…
Prenda la radio. La radio è stata progettata dalla Marina degli USA. La produzione di massa, la moderna produzione di massa, è stata sviluppata negli arsenali. Se si va indietro a un secolo fa, i maggiori problemi di ingegneria elettrica e meccanica avevano a che fare col problema di come si poteva piazzare un enorme cannone su una piattaforma mobile, vale a dire su una nave, progettandolo in maniera tale che fosse in grado di colpire un oggetto in movimento, un’altra nave: insomma si trattava di artiglieria navale. Questo era il problema più avanzato dell’ingegneria metallurgica, elettrica e meccanica, ecc. L’Inghilterra e
la Germania hanno fatto in questo degli sforzi enormi, gli Stati Uniti un po’ meno. Dalle innovazioni, che ne sono conseguite, viene l’industria automobilistica e così via. Di fatto, è difficilissimo trovare in economia qualcosa, che non dipenda fondamentalmente dal settore statale.
Dopo
la Seconda Guerra Mondiale tutto questo ha fatto un balzo in avanti qualitativo, particolarmente negli Stati Uniti. Alan Greenspan e altri parlano di “iniziativa imprenditoriale”, di “scelta dei consumatori” e di quelle cose che si imparano nei corsi di specializzazioni post laurea, ecc., ma ciò assomiglia molto poco all’economia come funziona oggi. Di fatto un esempio lampante di tutto ciò, che noi abbiamo visto molto chiaramente al MIT ‘ un’importante università scientifico-tecnologica -, è uno slittamento dei finanziamenti verificatosi recentemente. Quando sono entrato al MIT 50 anni fa, era finanziato quasi al 100% dal Pentagono. Questo è durato fino agli anni 1970. Da allora, tuttavia, il finanziamento del Pentagono è venuto diminuendo, mentre è cresciuto il finanziamento da parte dell’Istituto Nazionale per
la Sanità e di altre istituzioni nazionali collegate, per così dire, alla sanità.
Il motivo è ovvio per tutti eccetto ‘ forse ‘ che per qualche grande teorico dell’economia. Il motivo è che, negli anni cinquanta e sessanta, la punta di diamante dell’economia era basata sull’elettronica, per cui per il pubblico aveva senso pagare per essa col pretesto della difesa. Ora la punta di diamante dell’economia si sta basando sempre di più sulla biologia. Biotecnologia, ingegneria genetica, ecc. e farmaceutica, per cui per il pubblico ha senso pagare per questo e assumersene i rischi, col pretesto ‘ chiaramente ‘ di trovare una cura per il cancro o per qualsiasi altra malattia. Quello che accade adesso è che si stanno sviluppando l’infrastruttura e i saperi per le industrie del futuro fondate sulla biologia. Sono ben contenti a lasciare che i pubblico paghi i costi e si assuma i rischi e che poi trasferisca i risultati alle grandi imprese, perché ne tirino fuori profitti. Dal punto di vista delle elite delle corporation, questa interazione fra stato e potere privato è un sistema perfetto. Ci sono moltissime altre interazioni. Ad esempio, il Pentagono è al servizio non solo dello sviluppo dell’economia, ma anche del consolidamento di un mondo che si adegui alle regole delle corporation. Perciò le interconnessioni sono molto complesse.

Mi piacerebbe ritornare alla natura delle corporation. La mia domanda è: ci potrebbe essere una differenza fra una multinazionale tedesca e una anglo-americana? La ragione, per cui lo chiedo, è che
la Deutsche Bank, subito dopo aver reso noto un profitto annuale superiore ai 2,5 miliardi di dollari, ha annunciato l’intenzione di licenziare il prossimo anno 6.000 persone ed è stata aspramente condannata dall’intero arco delle forze politiche tedesche. È stato detto che d’ora in poi non si dovrebbe più chiamare “Deutsche”. È stata anche accusata di mancanza di responsabilità sociale. La mia domanda è se sia mai possibile un tale concetto di corporation socialmente responsabili.

Mi sembra una nozione simile a quella di dittatura benevola. Mi spiego: è possibile ed è meglio avere una dittatura benevola che una dittatura crudele. Se si deve avere un dittatore, è meglio avere una persona simpatica, che regala caramelle ai bambini poveri, ma ciò nondimeno rimane un dittatore. Allo stesso modo sì, ci può essere un’imprenditoria socialmente responsabile, nel senso che il pubblico la costringerà a portare avanti alcune attività umanitarie.
Attualmente ciò è anche previsto dal sistema giuridico anglo-americano, pertanto vediamo che alle corporation per decisione giuridica, per legge, è imposto di massimizzare potere e profitto, ma che a loro è anche almeno permesso di portare avanti attività umanitarie, specialmente se ci sono intorno delle telecamere: cioè si tratta di una vera e propria ipocrisia. Pertanto se un’impresa farmaceutica volesse regalare medicine alle famiglie povere, ciò va bene a condizione che sia fatto con scopi sociali, che possono essere rivendicati al fine di aumentare i profitti. Cioè, per massimizzare i profitti, possono fare anche un po’ di bene.
In più, i tribunali sono arrivati a far pressione sulle corporation, perché intraprendano attività umanitarie, altrimenti ‘ cito testualmente ‘ “un pubblico risvegliato” potrebbe scoprire quale sia la loro vera natura e comincerebbe a minacciare i loro diritti e i loro privilegi. Così, al fine di impedire che emerga “un pubblico risvegliato”, è una buona idea proiettare di sé un’immagine benevola e benigna. Penso che sia la stessa cosa che accade in politica per le dittature, per le monarchie e per regimi simili. Pertanto si possono avere corporation socialmente responsabili e esse sono migliori di quelle brutali e omicide, proprio come negli altri tipi di totalitarismo, e al pubblico questo può interessare; ma il vero problema non è questo: è l’irresponsabile concentrazione di potere privato. Sì, posta sotto pressione dal pubblico, la corporation potrebbe essere più o meno benevola.

Talvolta le multinazionali vengono definite “governo di fatto” o “senato virtuale”. Oggi controllano in maniera significativa lo stato, che si suppone difenda gli interessi del popolo e non gli interessi delle “elite”. Lei ritiene che lo stato sia davvero morto?

Bene, di questo è responsabile il pubblico. Voglio dire: tradizionalmente gli stati sono stati i difensori del potere privato. Essi o sono il potere, o difendono il potere privato. Ci sono lotte che vanno avanti costantemente, questo è il motivo per cui abbiamo più libertà di quanto la gente in passato fosse solita avere: attraverso una costante lotta popolare. Dalla fine della seconda Guerra Mondiale in quasi tutto il mondo c’è stato un clima favorevole a una democrazia radicale, praticamente rivoluzionaria. La guerra ha avuto effetti tremendi e effettivamente le prime iniziative politiche postbelliche di Gran Bretagna e Stati Uniti ‘ i vincitori ‘ sono state di cercare di distruggere la resistenza antifascista: questo è stato il primo capitolo della storia del dopoguerra in Europa e in Giappone. Distruggere la resistenza antifascista e restaurare le società tradizionali, ora subordinate ai vincitori. È accaduto con incredibile brutalità in molti posti, come in Grecia, dove
la Gran Bretagna e soprattutto gli Stati Uniti hanno ucciso forse quasi 150.000 persone. Quel che è rimasto era sostanzialmente fascista e di fatto, a metà degli anni settanta, si è giunti effettivamente a un colpo di stato fascista.
In Italia, gli Stati Uniti sono immediatamente intervenuti per cercare di impedire la democrazia popolare, per sovvertire il risultato delle elezioni italiane e così via; di fatto, per lo meno negli anni 1970, l’Italia è stata il centro principale delle attività sovversive della CIA, come il sostegno a colpi di stato militari, al terrorismo, ecc. E la stessa cosa è vera in Germania, in Francia, in Giappone e altrove.
Così il primo obiettivo è stato la restaurazione della struttura fondamentale della società tradizionale, l’indebolimento della resistenza antifascista , la repressione dei movimenti popolari e dei lavoratori, e così via. Ma non è stato possibile portare completamente a termine tutto questo. E, anche negli Stati Uniti, doveva essere contenuta la forte spinta radicale e democratica. Per questo motivo c’è stato un periodo caratterizzato da sistemi di “welfare state”, da sistemi socialdemocratici, in cui per la verità lo stato era costretto a agire in maniera tale da conformarsi alle rivendicazioni della gente; questo ha portato al mercato sociale in Europa, al “welfare state” negli Stati Uniti e in Inghilterra, ecc.

ma è stata la gente a …

Sì, lo ha imposto la gente, e, infatti, gli accordi finanziari ne sono stati il riflesso. Così il sistema di Bretton Wood, progettato da Gran Bretagna e Stati Uniti dopo
la Seconda Guerra Mondiale, era fondato sul controllo dei capitali e su valute relativamente fisse: ciò fu fatto del tutto consapevolmente, sulla base della comprensione che senza il diritto degli stati a controllare i movimenti di capitale, non è possibile la democrazia, perché il “senato virtuale” degli investitori e dei creditori potrebbe controllare la politica semplicemente con…
È proprio quello che stiamo scoprendo adesso a proposito di tale problema. C’è stato questo ampio dibattito sul fatto se in certi momenti lo stato debba essere rafforzato in una certa maniera, a causa di quello che ci sentiamo dire sempre dai politici d’ogni tendenza: “OK, ci piacerebbe fare qualcosa per voi, ma non possiamo, perché le grandi imprese non ce lo permetterebbero”.
Ma ciò avviene di proposito. Il sistema del dopoguerra è stato progettato in questa maniera per consentire allo stato di usare i controlli sul capitale, per impedire a investitori e a creditori, a banche e a grandi imprese di gestire le economie nazionali; e le quotazioni valutarie erano fisse, per impedire la speculazione, che era un altro modo di attaccare le decisioni dei governi. Lo si era capito, se ne era molto coscienti, non era un segreto che ciò serviva, per rendere possibile ai governi di portare avanti politiche relativamente libere dal controllo delle imprese: ciò condusse alla più grande crescita economica della storia.
I primi 25 anni dopo
la Seconda Guerra Mondiale, spesso definiti “l’Età d’Oro del Capitalismo”, c’è stata una crescita molto rapida, non c’è stato nulla di simile prima e dopo di essa, e era una crescita in larga parte egualitaria. Per questo negli Stati Uniti, che è il meno egualitario dei paesi più grandi, il quinto più ricco della popolazione allora guadagnava meno di quanto non guadagni oggi. Questo è andato avanti fino all’inizio degli anni settanta. Allora cominciò una reazione più forte tendente alla distruzione della democrazia, che è considerata giustamente una grave minaccia per le elite, e allo smantellamento del sistema, che consentiva ai governi di rispondere alle esigenze del pubblico di creare sistemi di “welfare”. Di fatto la prima mossa fu eliminare i controlli sul capitale, che ‘ si capisce ‘ sono decisivi per dare allo stato la più ampia possibilità di prendere decisioni indipendenti. Elimina i controlli, lascia fluttuare liberamente le valute, così permetti l’esplosione della speculazione sulle valute e non solo questo.
Difatti se si considerano i programmi neoliberisti, ciascun loro singolo elemento è mirato principalmente alla distruzione della democrazia. Questo è il significato dell’eliminazione della stabilità valutaria e dell’abolizione degli ostacoli alla fuga di capitali. La privatizzazione, per definizione, insidia la democrazia. Conduce le cose fuori dell’arena pubblica. Porre i servizi sotto il controllo privato toglie allo stato ogni possibilità di intervento. Così, quando i tedeschi dicono questo, è vero, perché hanno programmato in questa maniera. Hanno programmato il sistema in maniera tale che lo stato avrebbe perso la possibilità di dare risposte ai bisogni dei suoi cittadini e sarebbe stato costretto rispondere alle esigenze delle grandi concentrazioni di potere privato.

Voglio dire che il punto è che si può ancora operare un’inversione.

Naturalmente, si può operare un’inversione! Nel 1945 c’è stata un’inversione. Non è una posizione particolarmente radicale dire: “Restauriamo il sistema di Bretton Woods”. Mi spiego: nessuno lo vuole proprio fare alla lettera ‘ si capisce -, ma sì, naturalmente, si può operare un’inversione: le corporation non devono esistere, così come non deve esistere nessun’altra forma di tirannia.

Forse questa è la ragione per cui qui da noi non si sa nulla del movimento dei “lavoratori senza padroni” in Argentina? Dico che qui nessuno ne sa niente. Non se ne discute sui grandi mezzi di informazione.

Ogni forma di partecipazione democratica deve essere tenuta nascosta. Quando si legge un qualche riferimento a quello, che è chiamato movimento “antiglobalizzazione”, viene descritto come gente che lancia sassi alle vetrine o come qualcosa di simile, gentaglia che ‘ com’è noto ‘ fa sommosse. È interessante leggere le descrizioni del Forum Sociale Mondiale. Il Forum Sociale Mondiale e il Forum Economico Mondiale si tengono negli stessi giorni. Il Forum Economico Mondiale è per lo più gente che va in ristoranti di lusso e cose simili. Il Forum Sociale Mondiale sono ampie e dettagliate discussioni su questioni importanti a livello mondiale, sulle relazioni afro-brasiliane, sulla politica economica internazionale, ecc. Se si dà uno sguardo alle descrizioni ‘ l’ho veramente fatto, le ho confrontate -, il Forum Economico Mondiale è descritto come qualcosa di spessore con le teste più brillanti del pianeta che si occupano dei problemi più importanti e il Forum Sociale Mondiale è descritto come gente che gioca e fa baldoria. Non so se lei è stato al Forum Sociale Mondiale del 2003, ma il modo, in cui è stato descritto sui giornali Usa di politica estera, è che era pieno di neonazisti che sventolavano svastiche e altre cose del genere.
O per prendere proprio un esempio recente, prenda le elezioni in Iraq. Di fatto esse sono state il maggior successo della resistenza nonviolenta. La resistenza popolare nonviolenta ha semplicemente costretto Gran Bretagna e Stati Uniti a accettare le elezioni. Provi a trovare qualcuno che scrive questo. Oggi ne parla la stampa economica e quasi nessun altro.

…è quello che il Christian Science Monitor, in un suo articolo, ha chiamato “il fattore Sistani”.

Si, il fattore Sistani, di tanto in tanto i giornalisti, qualche giornalista, che ci fa caso, lo sa.

Ne parlo, perché l’ha citato nel suo blog su Znet.

Si. Là cito tutto quello, che riesco a trovare. Voglio dire che c’è qualcuno che ne parla e tutti lo sanno, ma la versione principale della storia, che viene messa in circolazione, è che
la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, nella loro munificenza, hanno organizzato delle meravigliose elezioni, portando così la democrazia in Iraq. Questa è un’enorme sciocchezza, come dimostra un’occhiata agli avvenimenti immediatamente precedenti. Comunque, per qualche ragione simile, non penso che sia appropriato ‘ come fanno parecchi miei amici ‘ definirle “elezioni fittizie”.

…intende dire che sono stati costretti a tenere le elezioni.

Sono stati costretti a accettare delle elezioni più o meno attendibili…

…ma cosa ha da dire sull’altra definizione di “elezioni fittizie”?

Sono descritte in questa maniera solo dalla sinistra. I media mainstream le descrivono come meravigliose elezioni determinate dalla visione messianica di Bush di portare la democrazia in Iraq. Ma non è neanche vero che non siano state altro che “elezioni fittizie”. È stata una resistenza popolare a costringere le forze di occupazione a permettere elezioni di un certo tipo, i cui risultati ora cercano di sovvertire. È del tutto diverso da quanto è accaduto in El Salvador o in Vietnam, dove ci sono state veramente “elezioni fittizie”, volute dalle autorità occupanti per cercare di fornire un’aura di legittimità all’occupazione. Non è stato così in Iraq. Questo è chiaro anche dalle cronache dirette dei corrispondenti più ben informati e esperti, come Robert Fisk. In Iraq, è stata una resistenza popolare di massa nonviolenta a costringere le autorità occupanti a accettare delle elezioni, alle quali si sono opposte e ora cercano di sovvertire. Questo non significa che sono state elezioni magnifiche. Non lo sono state, ma non per le stesse ragioni per cui non lo sono state quelle di El Salvador o del Vietnam.
Voglio dire che sono una componente dell’incredibile fallimento dell’occupazione. Cioè, si pensi ai nazisti nell’Europa occupata: hanno avuto molte meno difficoltà, di quelle cha hanno gli Americani in Iraq, molte meno.

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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