«La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni»

«La presenza dei crocefissi nelle aule scolastiche costituisce una violazione del diritto dei genitori a educare i figli secondo le loro convinzioni» e una violazione alla «libertà di religione degli alunni». Non lo dice Pincopallino o un immigrato Sudanese. Lo ha stabilito all’unanimita’ la Corte europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo,  accogliendo il ricorso presentato da una cittadina italiana.

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Inoltre, nella sentenza dei giudici di Strasburgo si legge:

«La presenza del crocefisso, che è impossibile non notare nelle aule scolastiche, potrebbe essere facilmente interpretata dagli studenti di tutte le età come un simbolo religioso. Avvertirebbero così di essere educati in un ambiente scolastico che ha il marchio di una data religione». Tutto questo, proseguono, «potrebbe essere incoraggiante per gli studenti religiosi, ma fastidioso per i ragazzi che praticano altre religioni, in particolare se appartengono a minoranze religiose o sono atei. […]

[Questa Corte] non è in grado di comprendere come l’esposizione, nelle classi delle scuole statali, di un simbolo che puo’ essere ragionevolmente associato con il cattolicesimo, possa servire al pluralismo educativo che è essenziale per la conservazione di una società democratica così come e è stata concepita dalla Convenzione europea dei diritti umani, un pluralismo che e è riconosciuto dalla Corte costituzionale italiana».

I sette giudici autori della sentenza (tra i quali l’italiano V. Zagrebelsky), si sono limitati a rispettare l’articolo 9 della Convenzione dei diritti dell’uomo (libertà di pensiero e di coscienza) e gli articoli 14 e 22 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (art.14: “La libertà di creare istituti di insegnamento nel rispetto dei principi democratici, così come il diritto dei genitori di provvedere all’educazione e all’istruzione dei loro figli secondo le loro convinzioni religiose, filosofiche e pedagogiche, sono rispettati secondo le leggi nazionali che ne disciplinano l’esercizio”; e art.22: “L’Unione rispetta la diversità, culturale, religiosa e linguistica.”). Dunque, il crocifisso va tolto  dalle scuole pubbliche italiane perche’:

  • viola la libertà dei genitori di educare i figli secondo le loro convinzioni,
  • viola la libertà di religione degli studenti
  • e compromette lo sviluppo libero della loro coscienza.

La sentenza e’ chiarissima ma i commenti dei politici italiani sono in gran parte orientate a non deludere il voto dei settori piu’ conservatori del popolo italiano, che forse rappresentano ancora la maggioranza degli elettori, e soprattutto a non inimicarsi il Vaticano. Per questo sono solo delle sfumature a differenziare le opinioni dei rappresentanti dei piu’ grandi partiti italiani, come Fini (Pdl), Bondi (Pdl), Donati (Idv), il segretario del Pd Bersani e, ovviamente, Casini (Udc)A dirla tutta, nel Pd esce dal coro Debora Serracchiani, che definisce la decisione della Corte “formalmente corretta e condivisibile”. Bersani, invece, parla di “simbolo inoffensivo”, dimenticando probabilmente le decine di milioni di morti causati delle guerre di religione e il non trascurabile e anzi attualissimo problema del fanatismo e dell’integralismo religioso nel mondo.

Nel nostro paese, periferia meridionale dell’Occidente, e’ solo la sinistra (extraparlamentare) ad essere in  linea con l’Europa. Ferrero (Rifondazione) esprime un plauso per la sentenza: “uno Stato laico deve rispettare le diverse religioni, ma non identificarsi con nessuna”. Il Pdci ha definito la sentenza della Corte europea “un forte monito per riaffermare il valore della laicitaà della scuola e dello Stato”. Per Emma Bonino (Radicali) la sentenza e’ “solo la semplice conferma che i luoghi pubblici sono di tutti, sia dei credenti cattolici, sia dei non credenti, che dei credenti di altre religioni. Noi lo sosteniamo da sempre e io personalmente non trovo la cosa sorprendente.” Della stessa lunghezza d’onda i Verdi, i Socialisti e Sinistra, Ecologia e Liberta’.

In definitiva, anche nella nostra Italietta – sempre provincialotta e sotto la pesante ombra del Vaticano – vescovi, integralisti cattolici e conservatori tutti debbono capire che il cattolicesimo non è più religione di Stato, né esiste nella Costituzione della Repubblica un attestato di religione speciale, rispetto alla quale altre fedi o orientamenti filosofici sono di seconda categoria, di serie B. Da oggi in poi, nel rispetto della sentenza della Corte di Strasburgo, lo Stato italiano dovra’ evitare di imporre la fede cattolica negli edifici scolastici: si dovra’ rispettare la neutralita’ confessionale nel contesto della pubblica istruzione.

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Ulteriori letture:

Povero Cristo in mano a Berlusconi
di don Paolo Farinella – Se c’è un’immagine blasfema è quella del Cavaliere che tiene in mano un Crocifisso: colui che ha varato una legge incivile contro i “cristi immigrati”, che parla di “difesa dei valori cristiani”.
MARTELLI Crocifisso, una sentenza ineccepibile
GIULIETTI Intollerabile assalto alla Corte | CORNAGLIA
Morale laica
ODIFREDDI Simbolo offensivo e anacronstico
COMUNITÀ CRISTIANE DI BASE Meno croce e più Vangelo
DON ANTONELLI Il posto della croce è la coscienza di chi crede
FO Dietro al crocefisso una storia di misfatti e violenze
RODOTÀ La battaglia su un simbolo | AINIS Nessuna legge lo prevede
NOI SIAMO CHIESA La fede si vive nelle coscienze
DON SCACCAGLIA Simboli religiosi, non togliere ma aggiungere

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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