Ammazzati come cani, secondo le regole d’ingaggio

38 minuti che valgono più di tutti i film hollywoodiani sulle mille guerre degli Stati Uniti

Nel video diffuso da WikiLeaks.org, un sito specializzato nella pubblicazione di documenti secretati, milioni di internauti hanno assistito a una scena di guerra risalente al 12 luglio 2007 e ambientata nella periferia di Baghdad. Il video mostra chiaramente che almeno uno dei due operatori della Reuters e’ stato ucciso dopo essere stato ferito. La Reuters aveva più volte cercato di ottenere il video appellandosi al Freedom of Information Act, ma l’esercito americano lo aveva sempre negato, sostenendo che si era trattato di una regolare azione di combattimento e che le vittime erano dei ribelli. Tutto “secondo le regole d’ingaggio”, sostenevano i militari, tant’è che l’indagine del Pentagono si è conclusa senza alcun provvedimento per i piloti assassini, come d’abitudine.

ATTACCO INGIUSTIFICATO – Ma era tutto falso. Da questo video emerge con certezza che l’attacco è stato del tutto ingiustificato. Al contrario di quanto sostenuto dal Pentagono, nessuno degli uomini uccisi stava “intraprendendo un’azione ostile nei confronti delle forze armate statunitensi”. Le vittime sembrano solo passeggiare per la strada. Pare che uno di loro imbracciasse un AK47, ma nella Baghdad del 2007 la cosa è tutto tranne che insolita. Quel che è peggio, nelle immagini si vede che dopo aver sparato sul celebre fotogafo di guerra Namir Noor-Eldeen, sul suo autista, Saeed Chmagh, e sul gruppo di persone che erano vicino a loro, gli elicotteri statunitensi hanno sparato anche sui soccorritori. I reporter di WikiLeaks hanno stabilito che l’uomo al volante del Suv che si e’ fermato a prestare soccorso ai feriti era solo un “buon samaritano”. Ma uno dei membri dell’equipaggio dell’elicottero e’ talmente impaziente di poterlo ammazzare che prega per avere il permesso: “Forza, lasciateci sparare!” E’ così che il buon samaritano viene assassinato e i suoi due figli, una bambina di quattro anni e un bambino di otto, vengono gravemente feriti.

COLPA LORO – Dal video trapela anche il consueto disprezzo verso gli altri, gli stranieri, i nemici, le vittime, compresi semplici civili e persino bambini. Appena aver sparato agli iracheni, un soldato americano gode — Oh yeah, guarda questi bastardi morti!” — e si complimenta con il suo compagno: “Bello!”, “bel colpo!”, “grazie!”. Quando poi un veicolo militare passa sopra il corpo di un iracheno morto o gravemente ferito si odono delle vere e proprie risate. Infine, quando i soldati americani trovano i due bambini feriti e sanguinanti all’interno del Suv trivellato di colpi, si sente un soldato dire: “Beh, è colpa loro, portano i bambini in battaglia.” La colpa è sempre “loro”, mai “nostra”, nemmeno quando spariamo ai bambini.

COME UN VIDEOGIOCO – Julian Assange, co-fondatore di WikiLeaks, ha sottolineato come l’equipaggio dell’elicottero abbia svolto l’azione come se si trattasse di un videogioco e non di vite umane: “Il loro desiderio era semplicemente quello di ammzzare, di ottenere il massimo punteggio in quel gioco elettronico”. Secondo Assange ci sono solo due opzioni: o questi soldati hanno violato le regole d’ingaggio, o queste regole sono “veramente, profondamente sbagliate”. In Iraq, quella che Obama ritiene essere la “guerra cattiva”, la “disgrazia” del 12 luglio 2007 è tutt’altro che un eccezione. “Errori” del genere accadono spesso, ma ovviamente non sempre le autorità sono disposte ad ammetterlo o vengono rivelate prove schiaccianti come il video in questione.

Basta ricordare che il giorno seguente questa tragedia, un comunicato militare statunitense apparso sul New York Times rese noto che delle truppe nordamericane erano state colpite da granate e colpi di arma da fuoco, motivo per cui iniziarono la battaglia in cui furono “uccisi nove insorgenti e due civili”. Anche il portavoce delle forze internazionali a Baghdad, colonnello Scott Bleichwehl, dichiarò che “senza ombra di dubbio le forze della coalizione erano impegnate in combattimento contro forze ostili”. Oggi il video mostra che erano tutte menzogne. Semmai, le forze ostili erano quelle statunitensi, che hanno sparato a dei civili iracheni che camminavano per strada nella loro capitale e non hanno avuto pieta’ nemmeno quando gli iracheni erano oramai a terra in una pozza di sangue, feriti, moribondi, chiaramente disarmati e quindi non potevano costituire nessun pericolo per i soldati statunitensi.

LA GUERRA BUONA – La situazione non è certo migliore sul secondo fronte asiatico, quello che Obama chiama “guerra buona”: l’Afghanistan. Qui a spiegarci cosa succede e’ lo stesso Stanley McChrystal, comandante supremo delle forze statunitensi in Afghanistan, il quale ha recentemente dichiarato al New York Times:

“abbiamo sparato a un numero incredibile di persone e ne abbiamo uccise tante ma, per quanto ne so, nessuna e’ risultata poi essere un vero pericolo. Nei nove mesi in cui sono stato qui, in nessun caso in cui ci siamo impegnati in battaglia e abbiamo ucciso qualcuno si e’ poi dimostrato che il veicolo in questione conteneva armi o bombe. Al contrario, in molti casi c’erano dentro famiglie”.

Per completare il quadro relativo alla “guerra buona” obamiana in Afghanistan, proprio ieri il New York Times ha confermato un macabro insabbiamento operato dalle forze statunitensi. Gli stessi ufficiali che avevano ripetutamente smentito le dichiarazioni di Jerome Starkey, corrispondente dall’Afghanistan del Times di Londra, hanno ora ammesso che lo scorso febbraio alcune forze speciali statunitensi hanno ammazzato senza pieta’ tre donne in un raid notturno, per poi estrarre i proiettili dai cadaveri per cercare di nascondere le prove. Starkey ha aggiunto che le forze statunitensi sono costrette a rendere conto delle atrocita’ che commettono solo raramente.

NUOVI VIDEO IN ARRIVO – Il mese scorso, WikiLeaks aveva postato i risultati di un’investigazione statunitense proprio riguardo al sito Wikileaks. Il rapporto concludeva che WikiLeaks “rappresenta un potenziale pericolo per l’esercito degli Stati Uniti”. “WikiLeaks.org”, continua il rapporto, “utilizza la fiducia come centro di gravita’, assicurando l’anonimato agli informatori. Identificare, rendere pubblici, licenziare o denunciare gli informatori potrebbe danneggiare o distruggere la credibilita’ di Wikileaks.org e scoraggiare altri a rendere pubbliche le informazioni”. Forse impedire la libera diffusione delle notizie rientra nel progetto di “esportare la democrazia” nel mondo? Nonostante la consueta moderazione reverente dei media italiani nei confronti dello zio Sam, lo scandalo che seguira’ nel mondo e soprattutto in Medio Oriente la diffusione di questo video potrebbe diventare l’ennesimo simbolo per chi si oppone all’arroganza e al militarismo statunitense. Intanto Assange ha dichiarato che su http://www.wikileaks.org sta per essere pubblicato un altro video. Tratterà di un bombardamento statunitense in Afghanistan con le usuali vittime civili. In questo caso 97 persone, tra cui donne e bambini. Ancora omicidi collaterali, ma a quanto pare “secondo le regole d’ingaggio”.

Namir Noor-Eldeen,  22 anni, veniva da una famiglia di giornalisti ed era considerato uno dei migliori fotografi di guerra in Iraq.

Saeed Chmagh, 40, era un autista e assistente della Reuters a Baghdad. Ha lasciato una moglie e quattro figli. In questa foto, posa insieme al collega e amico Namir Noor-Eldeen.

Un elicottero Apache identico a quello che ha attaccato e ucciso dodici iracheni nel video in questione. Gli Apache sono equipaggiati con missili Hellfire e mitragliatrici 30 mm.

Il minivan attaccato mentre due uomini provavano a portare soccorso a Saeed Chmagh. All’interno del van c’erano anche due bambini, rimasti gravemente feriti.

La bara di Saeed Chmagh.

La bambina ferita all’ospedale.

Il figlio Saeed Chmagh, disperato.

(scritto per Giornalettismo il 7 aprile 2010)

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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About Alessio Fratticcioli

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