Afghanistan: gli italiani di Emergency sono liberi ma la Guerra continua

Il lieto fine per la vicenda del rapimento dei tre cooperanti non deve impedirci di esigere che i punti oscuri vengano chiariti, come non va dimenticato che in Afghanistan l’orrore della Guerra continua.

Di Alessio Fratticcioli (scritto per Orizzonti Nuovi, maggio 2010, pag. 8 )


LIBERI PERCHE’ INNOCENTI – I tre operatori italiani di Emergency sono liberi, un comunicato ufficiale dei servizi di sicurezza afgani conferma che erano completamente innocenti – l’Italia intera puo’ tirare un sospiro di sollievo. Come risultava chiaro sin da subito, la vicenda era solo un volgare e maldestro tentativo di infangare il nome di Emergency, l’ong fondata da Gino Strada che dal ‘94 ha curato gratuitamente 2.300.000 pazienti.

PERCHE’ ATTACCARE EMERGENCY? – Ma chi e perche’ avrebbe avuto interesse ad attaccare Emergency? Per capirlo bisogna prima comprendere il quadro in cui si e’ svolta la vicenda. La locazione e’ la provincia di Helmand, nel sud dell’Afganistan, famosa per l’oppio e per l’alta densita’ di guerriglieri antigovernativi. Qui da febbraio e’ in corso un attacco Nato, definito “Operation Moshtarak”, che Strada aveva denunciato per “crimini di guerra inauditi” e massacri di civili. Secondo Strada, Emergency e’ stata attaccata proprio in quanto “testimone scomoda”. Non a caso non c’è un solo giornalista che possa seguire questa battaglia «e si vuole togliere di mezzo un ospedale che è poi quello che di quella campagna riceve le vittime», ha scritto Strada in una lettera a “Repubblica”. «Siccome il 40% dei feriti sono bambini, la cosa secca un po’, si preferisce cercare di far credere all’opinione pubblica che si è lì per portare la pace e la democrazia e che casomai si colpisce qualche pericolosissimo terrorista».

CRITICHE A EMERGENCY – In questo contesto paiono francamente sconcertanti le dichiarazioni del ministro degli Esteri Frattini (che inizialmente prese le distanze da Emergency definendola «una struttura non legata alla cooperazione»), del sottosegretario agli Esteri Alfredo Mantica («Mi auguro che la verità dia ragione a Strada, ma ho delle perplessità. Forse il modo di muoversi di Emergency non è del tutto coerente con quella che è l’azione del governo Karzai e delle truppe Isaf») e di Gasparri, che dipingeva la ong di Strada come un pericolo: «la linea di Emergency non e’ chiara e puo’ creare un gravissimo danno». Anche se probabilmente a toccare il fondo e’ stato il webmagazine DirittodiCritica.com, che e’ arrivato ad accusare Strada di essersi mobilitato solo per la «firmetta per il 5×1000 che si avvicina». Decisamente piu’ ragionevole e’ stata l’opposizione parlamentare, con Di Pietro che ricordava che «parlare male di Emergency è un’offesa alla realtà» e Fassino che invitava a non «gettare ombre sulla preziosa opera sanitaria e umanitaria di Emergency».

PUNTI OSCURI – Ora, se i tre cooperanti sono stati liberati, alcune domande rimangono pero’ senza risposta. Innanzitutto, chi ha introdotto delle armi nell’ospedale? E poi, chi ha organizzato quella provocazione? Il governatore di Lashkargah, i servizi afgani o gli inglesi? Invece di esigere chiarimenti, Franco Frattini ha colto l’occasione della liberazione per dichiarare che «il nostro obiettivo prioritario» era «la libertà per i nostri connazionali senza mettere in discussione la nostra posizione di ferma solidarietà con Kabul e l’Isaf». Insomma, si rinuncia da subito a fare luce sulla vicenda per non rischiare di mettere in discussione l’impegno militare italiano.

MORIRE PER KARZAI – In Afghanistan, dove si sta svolgendo una guerra guerreggiata tra bande rivali, il nostro Paese sta prestando aiuto al Governo afgano con piu’ di 3mila soldati dotati di elicotteri d’attacco. Quello di Karzai e’ un regime corrotto dominato da signori della guerra e fondamentalisti, colpevole di massicci brogli elettorali e che senza l’aiuto di centomila soldati statunitensi non reggerebbe Kabul nemmeno due settimane. Consapevole della sua debolezza, Karzai da una parte sta attaccando i talebani, dall’altra sta cercando di convincerli a formare un Governo di coalizione, che poi sarebbe l’unica possibilita’ di porre fine alla guerra. Francamente pero’, non si vedono le ragioni per cui i soldati italiani dovrebbero ammazzare o morire per Karzai.

GUERRA – Il Governo Prodi ci aveva detto che era una “missione di pace”, ma oramai risulta chiaro che ci ritroviamo in mezzo a una banalissima guerra, come d’altronde ha ammesso il ministro della Difesa La Russa il 1 luglio 2008 al “Giornale” («lo confermiamo, i nostri militari hanno partecipato anche a missioni di combattimento»). Quello afgano e’ dunque un conflitto con tanto di crimini di guerra, stragi, rapimenti e la chiusura di un ospedale che, quello si, stava portando avanti una missione umanitaria.

POPOLO DELLA PACE – Questa singolare “missione di pace” – dove i militari che uccidono civili e bambini sono liberi, mentre chi li cura viene imprigionato o cacciato – costa ai contribuenti italiani circa 2 milioni di euro al giorno, una tassa di cui farebbero volentieri a meno. In conclusione, forse sarebbe meglio se il popolo della pace ritrovatosi a Roma il 17 aprile non smobilitasse. Al contrario, esso dovrebbe organizzarsi, rimettere al centro del dibattito politico la questione della guerra, aprire una riflessione seria sui motivi veri e dell’utilità della nostra presenza militare in Afghanistan e incalzare il Governo su questi temi.

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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