Le sanzioni contro l’Iran rischiano di essere controproducenti


La “Risoluzione 1929” delle Nazioni Unite rischia di diventare il simbolo del fallimento della politica estera di Obama

Il 9 giugno scorso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha adottato la “risoluzione 1929” che ha imposto ulteriori sanzioni economiche contro la Repubblica Islamica dell’Iran. Nei principali giornali occidentali si e’ sostenuta la tesi che queste sanzioni rappresenterebbero una grande vittoria per la comunita’ internazionale e in particolare per il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama, che sarebbe riuscito a convincere Cina e Russia ad apporre la loro firma all’importante documento. Obama sostiene che queste sanzioni manderanno un “chiarissimo messaggio” alla Repubblica Islamica, dando maggiore sostanza all’”impegno della comunita’ internazionale a interrompere la diffusione di armi nucleari”. Sfortunatamente, e’ piu’ probabile che le sanzioni si rivelino controproduttive.

QUALI BOMBE? – La verita’ e’ che l’evidenza della determinazione dell’Iran di costruire delle bombe nucleari ancora non esiste, per cui e’ decisamente improbabile che queste sanzioni possano far fermare un programma nucleare che Teheran insiste nel sostenere si tratti di tecnologia a scopi civili. Per avere un quadro completo della situazione, va ricordato che il programma nucleare iraniano inizio’ negli anni cinquanta proprio con l’aiuto di Washington, aiuto che fu pero’ interrotto al momento della Rivoluzione Islamica del 1979, una sollevazione popolare e populista, nazionalista e islamista in cui il popolo iraniano caccio’ lo Shah, accusato di essere un uomo stravagante, brutale e corrotto, nonche’ un fantoccio nelle mani degli Stati Uniti. La monarchia venne rimpiazzata con un regime islamico che ha continuato a definirsi rivoluzionario e a portare avanti una battaglia culturale contre l’occidente. Inoltre, nei suoi 31 anni di vita, la Rivoluzione Islamica iraniana ha dimostrato come piu’ e’ soggetta a interferenze esterne, piu’ tende a divenire intransigenete e radicale. Percio’, anche in questo caso, difficilmente l’Iran accettera’ di perdere la sfida lanciata dall’occidente. Ali Akbar Salehi, il nuovo direttore dell’Organizzazione per l’Energia Atomica Iraniana (AEOI), immediatamente dopo la risoluzione e le dichiarazioni di Obama ha annunciato che la Repubblica Islamica costruira’ quattro nuovi reattori. Lo stesso Presidente Ahmadinejad ha ribadito in un discorso televisivo che il “percorso nucleare” del suo paese non e’ negoziabile.

NUOVE SANZIONI – Le nuove sanzioni, che comprendono ulteriori restrizioni sulle operazioni bancarie iraniane all’estero, sulle assicurazioni, sulla navigazione e un ambargo nella vendita di armi, senza dubbio danneggeranno il presidente iraniano e i suoi principali sostenitori, le Guardie Rivoluzionarie, ma nessuno puo’ ragionevolmente pensare che potranno rappresentare un colpo mortale per il regime di Teheran. Inoltre, per via della forte insistenza di Russia e Cina, le sanzioni sono state diluite in modo da evitare di colpire l’industria petrolifera, quella di gas naturale e la banca centrale iraniana. Il risultato e’ una risoluzione con sanzioni sostanzialmente deboli, proprio come le tre risoluzioni precedenti.

DETTAGLIO DIMENTICATO – Ma cio’ che piu’ colpisce e’ come queste sanzioni abbiano sostanzialmente ignorato l’accordo siglato nel maggio scorso per uno scambio di combustibile nucleare tra l’Iran e il Brasile e la Turchia. “Washington avrebbe dovuto considerare l’accordo piu’ attentamente invece di bollarlo semplicemente come insoddisfacente”, ha commentato Gary Sick, docente alla Columbia University e profondo conoscitore dell’Iran. Il Brasile e la Turchia non solo hanno votato contro le nuove sanzion, ma le hanno anche apertamente criticate perche’ rischierebbero di minare futuri sforzi diplomatici.

SANZIONI PROPAGANDISTICHE – In definitiva dunque, sembrerebbe che queste sanzioni siano state volute dagli Stati Uniti e dai suoi alleati principalmente per scopi di propaganda politica. Il problema e’ che questa risoluzione rischia di rendere piu’ difficile una soluzione diplomatica al programma nucleare iraniano, in quanto rischiano di chiudere la strada ad ogni ulteriore tentativo di conciliazione con il Paese di Ahmadinejad, che se dovesse concedere piu’ di quanto ha gia’ fatto finirebbere per apparire debole e conciliatore con l’occidente, cose che vista la situazione politica interna non possono assolutamente permettersi.

VERSO UNA DUPLICE SCONFITTA – Dall’altra parte, per Obama, che all’inizio del suo mandato aveva provato ad aprire le porte all’Iran, la Risoluzione 1929 rischia di diventare il simbolo del suo fallimento. Avendo escluso un intervento militare, quando sara’ palese che queste sanzioni non possono in alcun modo fermare i programmi di Teheran e dunque non rimarra’ che la via diplomatica, il presidente americano si trovera’ stretto tra le pressioni dei neo-con, che non ci penserebbero due volte ad aprire un ennesimo fronte asiatico, e un Ahmadinejad con il coltello dalla parte del manico. Una sconfitta su due fronti.

(scritto per Orizzonti Nuovi, luglio 2010, pag. 20 )

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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