Saviano, Arrigoni e la Pulizia Etnica della Palestina

Vittorio Arrigoni ribatte colpo su colpo alle dichiarazioni dello scrittore Saviano, estimatore di Peres e tessitore di lodi alla presunta “liberta’” di cui godrebbero i cittadini dello Stato di Israele, rilasciate durante la manifestazione “Per la verità, per Israele.”

Arrigoni ricorda l’aggressione genocida a Gaza, l’idea israeliana di annientare Gaza con una bomba atomica, la vita quotidiana in Palestina, l’ eccidio della Freedom Flottilla e i tanti illeciti internazionali di Israele.

Tra i vari punti toccati nel suo discorso, Arrigoni consiglia anche il libro La pulizia etnica della Palestina dello storico ebreo israeliano Ilan Pappé. Ilan Pappé, ricercatore appartenente alla corrente dei Nuovi Storici israeliani, ha studiato a lungo la documentazione (compresi gli archivi militari desecretati nel 1998) esistente sul 1948, punto cruciale della storia del suo paese, giungendo a una visione chiara di quegli eventi, visione pero’ drammaticamente in contrasto con la versione tramandata dalla storiografia ufficiale.

La vulgata israeliana ha sempre narrato che in quell’anno, allo scadere del Mandato britannico in Palestina, le Nazioni Unite avevano proposto di dividere la regione in due Stati: il movimento sionista era d’accordo, ma il mondo arabo si oppose; scoppiò la guerra e l’esodo palestinese fu innanzi tutto il risultato delle operazioni belliche. Non ci fu una politica ebraica deliberatamente volta a cacciare i palestinesi. La tragedia dei rifugiati palestinesi, di conseguenza, non sarebbe direttamente imputabile a Israele.

Al contrario, secondo Pappé già negli anni Trenta la leadership del futuro Stato d’Israele (con a capo il padre del sionismo, David Ben Gurion) aveva ideato e programmato in modo sistematico un piano di pulizia etnica della Palestina. Dunque la Nakba (‘catastrofe’), ovvero la cacciata di 300.000-800.000 palestinesi dalla loro terra, sarebbe stata pianificata anticipatamente dai sionisti per fare spazio ai coloni ebrei. Secondo Pappé questa politica fu applicata dal dicembre del 1947, ben prima quindi della proclamazione dello Stato d’Israele del 1948 e dello scoppio della guerra.

C’è bisogno ora di una reazione forte e brutale. Dobbiamo essere precisi nei tempi, nei luoghi e nei bersagli. Se accusiamo una famiglia, dobbiamo colpire tutti senza pietà, comprese le donne e i bambini. Altrimenti non sarà una reazione efficace. Durante l’operazione non c’è alcun bisogno di distinguere tra chi è colpevole e chi non lo è.”
(Ben Gurion, 1 gennaio 1948)

Alessio Fratticcioli
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