Natale – Da dove viene? Cos’è?

Gesù Cristo è nato a Natale?  Cos’è il Natale?

1. Il Natale è la celebrazione del Solstizio d’Inverno

Nell’emisfero nord della Terra tra il 22 e il 24 dicembre il sole sembra fermarsi in cielo. In quel periodo il sole sembra raggiungere il punto di massima distanza dalla Terra e pare invertire il proprio moto. Sulla Terra perciò il buio della notte raggiunge la massima estensione e la luce del giorno la minima. Si verificano cioè la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno: il Solstizio d’Inverno.

Subito dopo il solstizio comincia la nuova stagione, inizia la primavera astronomica, la luce del giorno torna gradatamente ad aumentare e il buio della notte a ridursi…… fino al solstizio d’estate, in giugno, quando avremo il giorno più lungo dell’anno e la notte più corta.

E’ l’eterno ritmo della Natura, che dopo averci fatto toccare il fondo delle giornate corte, oscure e fredde, ci riconduce nuovamente verso la stagione del sole, del grano, dei frutti e della vita.

Il sole, quindi, nel solstizio d’inverno giunge nella sua fase più debole quanto a luce e calore, pare precipitare nell’oscurità, pare destinato ad essere sconfitto dalle tenebre, e con lui tutti noi, che non potremmo sopravvivere senza di esso… ma poi pian piano si assiste alla sua riscossa. Il Sole ritorna forte, sconfigge il freddo e le tenebre e dona con sempre piu’ forza la luce e la vita al mondo.

Il giorno in cui il sole sembra rinascere è proprio il 25 Dicembre, il “Natale”, la nascita del Sole Infante, Sole Bambino, salvatore del mondo.

In realtà, il giorno del solstizio d’inverno cade generalmente il 21 o il 22, ma per l’inversione apparente del moto solare diventa visibile il terzo/quarto giorno successivo, cioe’ intorno al 24-26 dicembre.

Questa interpretazione “astronomica” spiega perché il 25 dicembre sia una data celebrativa presente in culture antiche ed estremamente distanti tra loro, da quelle precolombiane dell’America ai celti in Europa fino ai popoli della Mesopotamia e del Medio Oriente.

Una raffigurazione di Gesu’ Cristo all’interno di un tempio cristiano.

Una raffigurazione di Gesu’ Cristo all’interno di un tempio cristiano.

2. Il Culto del Sole e il “Natale” sono presenti da millenni prima del Cristianesimo presso praticamente tutti i popoli e le culture del Mondo

Gli antichi, che non avendo la televisione passavano le serate a fare all’amore o a guardare le stelle, avevano capito il miracolo e l’importanza del Sole fin troppo bene, tanto da celebrarlo pressoche’ ovunque con feste ricche di significati.

Infatti, a partire dalla notte dei tempi, in moltissime culture antiche, tutte basate su raccolta dei frutti della terra, caccia, pastorizia o agricoltura, il Sole era talmente importante da essere considerato una divinità o comunque un fenomeno soprannaturale. Il culto ad esso tributato è stato centrale in molte civiltà, come quella inca, in Sud America, e azteca, nel Messico, ma anche nelle tradizioni religiose indu’, fenice, persiane e siriane.

2.1. Il “Natale” di Mitra

I persiani festeggiano il “Natale” da circa 2.000 anni prima di Cristo.

I popoli persiani, siriani e babilonesi ritenevano che Mitra fosse nato intorno al 21-25 dicembre, nella notte piu’ lunga dell’anno, l’inizio della lotta per il trionfo della Luce sull’Oscurità.

Yalda – in persiano “nascita”, “nuovo inizio” o “solstizio d’inverno” – e’ un’antichissima parola persiana che appare in molti scritti, come ad esempio nei lavori del profeta Mani. I persiani consideravano la Luce sacra in quanto essenza della Vita. Il Sole, in quanto ovvia manifestazione della luce, era venerato.

Mitra era il Dio del Sole Inconqustabile. Il dio della luce tra la terra e il cielo. La sua nascita simbolizza la fine della lunga notte e il ritorno del dominio del Sole. Il Mitraismo era prima dello zoroastrismo il culto piu’ diffuso tra i popoli del mondo conosciuto, e possiamo cogliere i segni lasciati in eredità da questa religione anche ai giorni nostri. Ne sono esempi eclatanti la scelta del 21 dicembre per la festa di Shab-e Yalda per i Persiani, o quella del 25 dicembre (anticamente ultimo giorno di festa per la nascita di Mitra) come data della nascita di Gesù per i Cristiani.

Le celebrazioni religiose del Solstizio d’Inverno e della “rinascita” del Sole si sono svolte, oltre che in Persia, Babilonia e Siria, anche in Egitto e poi a Roma con i Saturnali (si veda sotto). Durante le celebrazioni, che duravano un mese, si assisteva alla temporanea sovversione dell’ordine sociale: signori e servi si scambiavano i ruoli e il re veniva sostituito con una persona ordinaria, le leggi venivano in qualche modo allentate, alcuni crimini permessi, qualche prigioniero graziato. Erano giorni di festa e dissolutezza, in cui omosessualita’ e travestitismo erano diffusi, si organizzavano delle orgie e anche i ragazzini potevano ubriacarsi insieme agli adulti. Fino a che, dopo i giorni di “disordine”, l’ordine veniva restaurato nella notte più lunga dell’anno, quando nasceva Mitra (o Mehr): il Dio del Sole invincibile, giusto e illuminato, dispensatore di luce, amore e amicizia. Una metafora della Creazione, visto secondo i Babilonesi l’ordine nasceva dal caos. Ancora oggi i Persiani durante la veglia notturna di “Natale” tengono accese delle lanterne, per aiutare simbolicamente la vittoria della Luce sulle Tenebre.

2.2. Il “Natale” zoroastriano

Nella Persia antica, prezoroastriana, il solstizio invernale era celebrato cantando l’inno che narrava la nascita del mondo. Con lo Zoroastrismo, religione nata nel VII-VI secolo AD, questa tradizione fu continuata.

Il “Natale zoroastriano”, chiamato Shab-e Yaldā (Persiano: یلدا), Shab-e Chelleh (Persiano: شب چله), o semplicemente Yaldā, parola che (come detto sopra) significa “natività”, è una importantissima festività che risale alla notte dei tempi. Originariamente è nata, in modo del tutto simile a quanto accadde in moltissime culture antiche, per festeggiare la notte piu’ lunga dell’anno (nell’emisfero nord della Terra), vale a dire: la vigilia del Solstizio d’Inverno, quando la Luce (simbolo del Bene e di Dio) vince sulle Tenebre (simbolo del Male) e le popolazioni antiche festeggiavano la “rinascita” del Sole.

Col passare del tempo e con la successiva dominazione islamica il significato religioso della festività persiana dello Yalda si è perduto (come quello di altre celebrazioni zoroastriane), ma ancora oggi in Iran lo Yalda è una delle feste piu’ importanti dell’anno, un giorno nel quale, in modo molto simile al Natale occidentale, le famiglia si riuniscono in un’atmosfera di gioia attorno a importanti banchetti, si sta svegli fino a notte fonda tra balli e canti, con un occhio particolare ai bambini, che simboleggiano il futuro. La tradizione di servire cibi particolari e frutta fresca, che spesso viene appositamente tenuta in congelatore sin dall’estate, è un retaggio dell’antica cerimonia di invocare le divinità in modo di proteggere il raccolto dal freddo dell’inverno e di propiziarsi la prosperità per l’anno venturo. In particolare si mangiano melograni e angurie, il cui colore rosso simboleggia un feto, una nuova vita, ma anche il calore e la bellezza dell’alba, lo splendore del Sole.

2.3 Il “Natale” degli Egiziani

Gli Egiziani, grazie alle loro straordinarie conoscenze astronomiche, già 4000 anni fa festeggiavano la rinascita del Sole nei giorni del Solstizio d’Inverno.

Iside e Horus (sinistra), una statua del tutto simile alle tante della successiva tradizione di “Madonne con Bambino”.

Anche nella religione egizia il Sole era la divinità più importante. Il faraone stesso, considerato una divinità in terra, era ritenuto il figlio del Sole. Le più antiche divinità solari erano Wadjet, Sekhmet, Hathor, Nut, Bast, Bat e Menhit. Hathor (identificata poi con Iside) generò e si prese cura di Horus (identificato in seguito con Ra). I moti del Sole nel cielo rappresentavano, secondo la concezione del tempo, una lotta ingaggiata dall’anima del faraone ed Osiride.

Durante la diciottesima dinastia, il faraone Akhenaton tentò di trasformare la tradizionale religione politeista egizia in una pseudo-monoteista, nota come Atonismo. Tutte le divinità, compreso Amon, furono sostituite da Aton, la divinità solare che regnava sulla regione di Akhenaton. Diversamente dalle altre divinità, Aton non possedeva forme multiple: la sua unica effigie era il disco solare. Tale culto non sopravvisse a lungo dopo la morte del faraone che lo introdusse e ben presto il tradizionale politeismo fu riaffermato dagli stessi sacerdoti, che tempo prima avevano abbracciato il culto atonistico.

Ad Alessandria d’Egitto l’adorazione del Sole ebbe la sua piu’ completa espressione, prima dell’era Cristiana, nella grande festa del Natale di Horus. In quella ricorrenza le statue della Dea madre Iside, col piccolo Horus in grembo attaccato al seno, venivano portate in processione di notte verso i campi al lume della torre (la successiva iconografia della Madonna con Bambino deve molto o tutto alla precedente iconografia di Iside e Horus).

2.4 Il “Natale” nell’antica Roma: i Saturnali

A Roma gia’ 3 o 4 secoli prima della supposta nascita di Cristo si celebravano i Saturnali. I Saturnali erano delle celebrazioni eccezionali, in onore del Dio Saturno e in coincidenza con il Solstizio Invernale, avevano inizio il 17 o il 19 dicembre e si prolungavano fino al successivo 25 dicembre.

Erano feste di gioia, di rinnovamento e di speranza per il futuro – un po’ come i nostri Natale a Capodanno insieme – c’erano grandi e sontuosi banchetti in famiglia, a volte sacrifici di animali, a volte orgie. Le gerarchie sociali venivano dimenticate, si viveva in pace, ci si scambiava dei doni, si saldavano i debiti, si sbrogliavano le controversie e si rinnovavano i contratti.

Mezzo secolo prima della nascita di Cristo, a Roma fu introdotto il culto del Dio Sole. Questa introduziona fu opera, probabilmente, dalle legioni reclutate in Siria e dagli schiavi orientali. Il primo Dio solare di Roma fu Deus Sol Elagabalus, il secondo dio solare fu Sol Invictus, poi succedettero Sol Invictus Elagabalus e Sol Invictus Mithras.

Correva l’anno 274 d.C., quando l’imperatore Aureliano, vista l’estrema popolarita’ del culto del sole, decise che il 25 dicembre si festeggiasse ufficialmente il Sole, con il culto del Sol Invictus (il Sole Imbattibile), di cui l’imperatore stesso si proclamò suo supremo sacerdote. “Romanizzando” il culto attribuito alla divinità solare siriana Mitra, l’intenzione dell’imperatore era di dare a tutti i popoli dell’Impero Romano un solo Dio, o almeno una divinita’ comune da venerare senza necessariamente dover tradire i propri dei (Aureliano non perseguito’ i seguaci di altre religioni). In sostanza, Aureliano cerco’ di implementare la politica di “un Dio, un Impero, un Imperatore”, politica che fu poi ripresa con successo da Costantino.

Le celebrazioni del rito della nascita del Sole (il Natale romano, Dies Natalis Solis Invicti), a Roma come in Siria ed Egitto, erano di grande solennità e prevedevano che i celebranti, ritiratisi in appositi santuari, ne uscissero a mezzanotte, annunciando che la Vergine aveva partorito il Sole, raffigurato nelle sembianze di un infante.

Tale culto del Sole perdurò sino all’avvento del Cristianesimo; il Natale del Sole, che cadeva alcuni giorni dopo il solstizio d’inverno (cioè il 25 dicembre) venne allora sostituito dal Natale di Gesù, considerato dai cristiani il “nuovo Sole del mondo”. Fu cosi’ che il Natale a Roma fu trasformato da festa pagana a festa cristiana.

Secondo l’enciclopedia cattolica, la prima evidenza della celebrazione della nascita di Gesu’ nel giorno di Natale risale al 354 a Roma. Solo nei secoli successivi gli altri popoli accettarono la data.

E fu cosi’ che la bellissima storia di Gesù bambino, col bue e l’asinello (due animali mai menzionati nemmeno nei 4 Vangeli canonici), sostituì la celebrazione, seppur divinizzata, del Sole che torna a riavvicinarsi alla Terra e a dare al mondo (o almeno a mezzo mondo, quello dell’emisfero nord) la luce e la vita.

2.5. Il “Natale” ebraico: Hanukkah

La data del 25 dicembre coincide anche con la tradizionale festa ebraica della luce, la Hanukkah, che cade il venticinquesimo giorno di Kislev e all’inizio del Tevet. Il mese di Kislev è comunemente accettato come coincidente con dicembre. In questo senso il Cristianesimo avrebbe ripetuto quanto già fatto per le principali festività cristiane come Pasqua o Pentecoste, che sono derivate dalle corrispondenti festività ebraiche.

2.6. Il “Natale” di Celti e popoli nordici

Anche Celti e popoli germanici e nordici avevano la loro versione di Natale ben prima di Cristo.

Persino il concetto di Dio sacrificato e rinato che fa partire una nuova vita o un nuovo anno è tutt’altro che alieno a questi popoli pagani. Al contrario, sia Celti che popoli germanici condividevano questa credenza e la celebravano nei giorni del solstizio d’inverno, intorno al 25 dicembre del nostro calendario. Durante questa festivita’, i Celti decoravano un albero con candele e fiocchi per onorare Cernunnos, il Dio “cornuto” della Foresta. Questa usanza divenne il nostro albero di Natale, nonostante nel periodo medievale il clero, per combattere le eresie e costringere i popoli europei ad accettare i dogmi cattolici, decise di assimilare Cerrano al Diavolo, mentre le seguaci della religione Wicca vennero bollate come “streghe” e punite duramente.

Altre divinità minori vennero sovrapposte ai santi o divennero fate e spiriti della foresta, come l’Uomo Verde (il Green Man). L’agrifoglio e il vischio erano piante sacre per i druidi e anche queste vennero adottate come parte dell’armamentario del Natale cristiano. I festeggiamenti, i divieti di mangiare alcuni cibi e le bevute erano anche parte dei riti “pagani” che sono entrati di buon diritto nei rituali e tradizioni del Natale cristiano. Come per la Pasqua, altra festività pagana ripresa dai cristiani, questi riti erano cosi’ popolari che le gerarchie vaticane ebbero la lungimiranza e il buon senso di non proibirli ma incorporarli nella loro religione. In questo modo, il passaggio da una religione all’altra, e quindi da un sistema di organizzazione e controllo sociale a un altro, avvenne in modo meno traumatico.

3. Controversie all’interno della Chiesa sulla data del 25 dicembre

Storicamente parlando abbiamo pochissime certezze sulla vita e sulle presunte opere di Gesù, ma almeno ad una domanda possiamo rispondere senza dubbio di smentita. Gesù nacque a Natale? Sicuramente no.

Di Gesù non si conosce la data di nascita. Di Gesù non conosciamo né il giorno, né il mese, né l’anno di nascita.

Forse nacque il 4 avanti Cristo, forse il 7 dopo Cristo. Su questo punto all’interno della Chiesa ci sono state controversie a non finire.

Gesù non nacque, dunque, il 25 dicembre, ma questa data fu scelta dalla Chiesa dopo diversi secoli, probabilmente nel IV secolo dopo Cristo. La fonte è il cosiddetto Cronografo, un almanacco illustrato composto per un ricco cristiano nel 354. L’almanacco cita la Depositio Martyrum, un primo tentativo di calendario liturgico composto nel 336, nel quale si dice espressamente che a Roma la festa del Natale cadeva il 25 dicembre.

Perche scelsero proprio il 25 dicembre? I cristiani di Roma scelsero il 25 dicembre perché in quel giorno c’era già un’importante festività, celebrata a Roma come anche presso altri popoli del Mediterraneo e oltre. A Roma il 25 dicembre ricorreva il Dies Natalis Invicti Solis, il compleanno del sole “non conquistato dalle tenebre”. In pratica si festeggiava il solstizio invernale come il giorno in cui iniziavano ad allungarsi le giornate. Prima del 336 d.C., non potendo estirpare questa festività pagana, la Chiesa la cristianizzò come festa della natività “del Sole di giustizia sorto a Betlemme”. (“Betlemme” significa “casa del pane”, il pane si fa col grano e il grano cresce grazie al sole).

Il vescovo siriano Jacob Bar-Salibi scrive nel XX secolo:

«Era costume dei pagani celebrare al 25 dicembre la nascita del Sole, in onore del quale accendevano fuochi come segno di festività. Anche i Cristiani prendevano parte a queste solennità. Quando i dotti della Chiesa notarono che i Cristiani erano fin troppo legati a questa festività, decisero in concilio che la “vera” Natività doveva essere proclamata in quel giorno.»
( Jacob Bar-Salibi)

La decisione di celebrare la nascita di Cristo in coincidenza col solstizio d’inverno ha però inizialmente lasciato molti dubbi, dato che i Vangeli non indicano una data in modo chiaro. A sostegno vennero utilizzati alcuni passi biblici, dalla profezia sul «sole di giustizia [che] sorgerà con raggi benefici» (Mal 3,20) al salmo 18,6 («Là pose una tenda per il sole che esce come sposo dalla stanza nuziale»), insieme alla teologia giovannea su Gesù luce del mondo (Gv 1,9; 8,12).

Poca cosa, ovviamente. Ma il punto è che la scelta del 25 dicembre fu stabilita in buona parte per motivi “politici” in modo da cristianizzare il sentimento religioso popolare sovrapponendo il culto di Gesù a quello del Sol invictus celebrato nella capitale dell’Impero.

Sovrapporre Gesù a Sol Invictus non fu facile, però, perché la data del 25 dicembre è in contrasto con i Vangeli canonici (i 4 Vangeli scelti dalla Chiesa), ed in particolare con il Vangelo di Luca, il più completo sull’argomento. Luca narrando di pastori che passano la notte all’aperto evocava piuttosto un ambiente primaverile o estivo, non certo il freddo periodo invernale.

Il 25 dicembre era anche in contraddizione con la precedente tradizione cristiana che fissava la nascita di Cristo in un giorno di primavera: Clemente di Alessandria aveva stabilito il 19 aprile, altri padri della Chiesa il 18 aprile, altri ancora il 29 maggio e il 28 marzo. Tutti, comunque, in Primavera.

Fu dopo molte discussioni, dubbi ed esitazioni che venne imposta la data del 25 dicembre.

La confusione fra i culti continuò per alcuni secoli. Ancora ottanta anni dopo l’editto di Teodosio, che proibiva i culti diversi dal cristianesimo, nel 460, il papa Leone I sconsolato scriveva:

«È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella Basilica di San Pietro in Vaticano, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei.»
(Papa Leone I, 7° sermone tenuto nel Natale del 460 – XXVII-4)

Il Cristianesimo inserì nelle proprie concezioni religiose tradizioni popolari preesistenti, e fu così che il giorno natalizio del dio solare e agricolo dell’Egitto e della Persia, e poi di Roma, cadente nel solstizio d’inverno, diventò il Natale cristiano.

Allo stesso modo, Iside che allatta Horus diventò la Madonna che allatta il sacro Bambino. Tra le altre cose, anche Iside, come altre divinità dell’Antico Mediterraneo, partorì miracolosamente vergine (Virgin Mother Goddesses of Antiquity, M.Rigoglioso, 2010).

Conclusioni

La religione cristiana, anche per quanto riguarda la nascita del suo personaggio centrale Gesù, avatar di Dio che si fa uomo, si limita a riprendere, modificare e adattare alle proprie esigenze “politiche” le precedenti tradizioni religiose pagane e contadine, legate alla Natura e al mondo rurale.

La sovrapposizione/sostituzione, inizialmente difficoltosa, come testimonia  papa Leone I, è ormai completa.

Il risultato è che oggi nulla più ricordiamo della festa del Fuoco e del Sole, della festa della divinità della luce Mitra, dei grandi banchetti, dei sacrifici e degli scambi dei doni dei Saturnali romani, un periodo in cui tra l’altro venivano abbandonate le divisioni sociali e si viveva in pace.

Non notiamo più come in questi giorni il Sole pare fermarsi e morire, per poi tornare a vincere la sua eterna battaglia con le Tenebre.

Non ricordiamo più, non guardiamo più il cielo, occupati come siamo a lavorare per ottenere del denaro e poi poterlo scambiare con oggetti di diverse forme e colori. Oggetti di cui spesso non abbiamo bisogno, e buttiamo via alla prima occasione.

Sarebbe bello fermarsi un momento, mettere da parte le favole bislacche e limitarsi a contemplare lo spettacolo della Natura, sempre nuovo e sempre uguale, e meditare su quanto siamo fortunati a poter vivere, seppur solo per una volta e solo qualche decennio, nell’unico vero Paradiso che abbiamo.

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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