Morire in Silenzio: Come l’Aborto Uccide le Donne Filippine

Filippine donne aborto Asia morte

Nelle Filippine gli aborti clandestini uccidono mille donne l’anno.

Donne filippine tra povertà, galera e morte: le mammane uccidono più dei terroristi

(Asiablog) – Amalia, 35 anni, era sicura che sarebbe morta. Giaceva in un letto dell’ospedale di Manila, la sua vestaglia zuppa di sangue, il viso pallido mentre si contorceva fra pene terribili che gli salivano dal ventre.

La donna, una venditrice ambulante sposata con un povero cristo che si guadagna da vivere con un risciò, aveva scoperto di essere incinta pochi giorni prima. Non se ne era rallegrata: vedeva la sua gravidanza come un’altra insostenibile spesa.

Ma Amalia vive nlle Filippine, che insieme al minuscolo Timor Est sono l’unico paese asiatico a maggioranza cristiana. Le leggi di Manila considerano l’aborto come un crimine, e lo puniscono con la galera.

Sono leggi che si ispirano ai dettami della Chiesa di Roma, che vede l’aborto di un feto alla pari dell’omicidio di un bambino. Puniscono chi procura la “morte” di un qualcosa che ancora non è nato alla pari di chi ammazza un uomo. O una donna.

Per le donne ricche esistono delle cliniche private che dietro pagamento di ingenti somme di denaro eseguono interruzioni della gravidanza in tutta sicurezza. Ottimi medici, spesso laureati all’estero, lavorano tranquillamente, protetti dalla polizia che intasca pesanti bustarelle per chiudere uno o entrambi gli occhi.

Ma Amalia è una donna povera. Non ha i soldi per una clinica privata. Si è dovuta affidare ad una mammana. E ora rischia di morire.

La storia di Amalia, raccontata dalla reporter Elena Masilungan in un articolo apparso sulla rivista filippina Newsbreak il mese scorso, non è un caso unico. Come in ogni luogo ed in ogni tempo, e nonostante leggi e divieti, le donne continuano ad abortire. A Roma come a Manila.

Secondo il Center for Reproductive Rights, un istituto di ricerca indipendente, in barba alla durissima legislazione anti-abortista solo nel 2008 gli aborti nelle Filippine sono stati 560.000 e oltre 90mila donne hanno dovuto sottoporsi a trattamenti medici per complicazioni.

Nello stesso anno, mille donne sono morte di aborto clandestino. Morte ammazzate, in un certo senso, da chi crede che un feto abbia gli stessi diritti, o la stessa “anima”, di un essere umano. 

Nelle Filippine, Paese di quasi 100 milioni di persone, gli aborti clandestini fanno più morti degli attentati terroristici (meno di 300 morti l’anno) e della febbre dengue (meno di 250).

Lo stesso succede in ogni altro paese al mondo in cui i governi negano alle donne il diritto di interrompere la loro gravidanza, come in Thailandia.

Nei paesi dove l’interruzione di gravidanza non è considerata reato, come ad esempio nella quasi totalità dei Paesi occidentali, le donne possono andare all’ospedale ed interrompere la gravidanza in tutta sicurezza.

Al contrario, nei paesi dove l’aborto è vietato per legge, tante donne ricorrono a mani inesperte che a volte rischiano di ammazzarle.

La differenza tra legalizzare il diritto di interrompere la gravidanza o considerarlo illegale sembra essere solo una: la Vita o la Morte delle Donne.

Alessio Fratticcioli 

 

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
Alessio Fratticcioli

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
This entry was posted in Asia, Diritti Umani, Filippine and tagged , , , , , , , , , , , , , , , . Bookmark the permalink.

Cosa ne pensi di questo post? Lascia un commento