Laos, 22 giugno 1961: l’Accordo che avrebbe potuto evitare la tragedia e salvare milioni di vite umane

Il 22 giugno del 1961 la storia del Laos, dell’Indocina e quindi del mondo sarebbe potuta cambiare. Quel giorno di cinquanta anni fa i tre principi laotiani a capo delle tre fazioni in lotta dichiararono di aver raggiunto un accordo per formare un governo di unita’ nazionale, con l’obiettivo di porre fine alla Guerra civile che consumava il paese dal 1953. L’accordo, raggiunto a Ginevra in una conferenza presieduta da 14 paesi, avrebbe dovuto diventare effettivo a partire dal 20 luglio. Ma l’accordo si ruppe presto, con le tre parti ad accusarsi reciprocamente di non aver mantenuto gli accordi.

In realtà, l’accordo venne stracciato sotto la pressione di Washington, che appoggiava le forze di destra comandate dal generale dell’Esercito Reale Laotiano Vang Pao in funzione anti-comunista e anti-nord vietnamita. Un Laos neutrale non faceva comodo agli Stati Uniti. All’America serviva un governo laotiano fantoccio che accettasse di buon grado operazioni militari e bombardamenti a tappeto sulla propria popolazione. Washington fece pressioni su Vang Pao affinché boicottasse il governo di unita’ nazionale in quanto un Laos neutralizzato non avrebbe più  riconosciuto l’esercito americano come suo protettore, e perciò non avrebbe garantito la posizione dominante degli Stati Uniti nella regione. Un editoriale del New York Times spiegava a chiare lettere che nessun negoziato o accordo avrebbe potuto garantire gli interessi statunitensi nella regione: “I comunisti [laotiani] mirano ad ottenere una posizione dominante in Laos e ciò impedirebbe ogni influenza occidentale nel Regno [del Laos]”.

In quegli anni il Laos stava divenendo un importantissimo teatro nel quadro dell’intervento militare statunitense in Indocina. Il Vietnam del Nord non poteva rinunciare ad utilizzare il “sentiero di Ho Chi Minh” che attraverso le foreste della catena Annamitica del Laos aggirava la frontiera con il Vietnam del Sud e permetteva ad Hanoi di rifornire i guerriglieri viet cong operanti nel sud. Per questo stesso motivo, gli Stati Uniti non potevano accettare la neutralizzazione del Laos. Al contrario, avevano bisogno di avere un governo amico a Vientiane che potesse permettere all’esercito statunitense di bombardare quei sentieri per cercare di interrompere i rifrnimenti ai viet cong. Anche mentre le missioni diplomatiche a Ginevra continuavano a lavorare per un accordo che ponesse fine alla Guerra civile, Washington continuava la sua escalation militare nella regione, ad organizzare segretamente l’addestramento e il rifornimento di forze anti-comuniste in Laos, nonché a pianificare una campagna di bombardamenti senza precedenti che nel giro di un decennio farà cadere in Laos 260 milioni di bombe, più di tutte le bombe sgamciate durante la seconda Guerra mondiale.

Secondo il quotidiano londinese The Guardian, tra il 1964 e il 1973, in Laos i B52 hanno sganciato una bomba ogni otto minuti. Gli statunitensi volevano colpire i rifornimenti trasportati dal Nord Vietnam verso i guerriglieri del sud ma, grazie all’astuzia e all’incredibile spirit di sacrificio di milioni di vietnamiti, gli statunitensi non riuscirono mai ad interrompere questi rifornimenti. In compenso, in dieci anni di bombardamenti americani persero la vita diversi milioni di vietnamiti, laotiani e cambogiani – uomini, donne e bambini. Con somma mancanza di umanità, gli Stati Uniti non hanno mai pagato un dollaro di danni di Guerra ai tre paesi vittime dei suoi bombardamenti. Al contrario, dopo la fine della guerra Washington impose un’embargo per continuare a punire quei popoli oltre ogni misura, condannandoli al sottosviluppo e alla miseria più nera e per decenni.

 

 

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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