Thailandia, sentenza della Corte allenta la tensione

La polizia difende la Corte Costituzionale contro eventuali attacchi il giorno della sentenza, 13 luglio 2012. Sulla facciata dell’edificio campeggia una enorme foto del Re. Foto di Simon Roughneen.

Bangkok – Con una sentenza pronunciata venerdì 13 luglio, la Corte Costituzionale della Thailandia ha respinto le accuse di incostituzionalità riguardo agli emendamenti alla Costituzione proposti dalla maggioranza di governo.

Secondo la Corte, il partito di governo Pheu Thai (PT) non sta cercando di rovesciare la monarchia costituzionale, ergo il processo di riforma della Costituzione del 2007 e’ legittimo.

Il giudizio della Corte avrebbe potuto avere profonde ripercussioni politiche, ragion per cui l‘importante verdetto e’ arrivato con la sede della Corte Costituzionale a Bangkok protetta da centinaia di poliziotti in tenuta antisommossa (foto).

I giudici erano stati chiamati a decidere sulla legittimità o meno degli emendamenti in seguito al ricorso lanciato dall’opposizione iper-monarchica delle Camicie Gialle e del Phak Prachathipat (“Partito Democratico”).

Il PT, che ha vinto largamente le elezioni del 2011, e’ critico verso la Costituzione e per questo sta lavorando in parlamento per riformarla, come d’altronde aveva già promesso in campagna elettorale.

La Corte ha stabilito che i cambiamenti programmati sono legittimi in quanto non sembrano avere alcun impatto sul ruolo istituzionale che la Costituzione riserva al Re.

In caso di decisione contraria, il PT avrebbe rischiato lo scioglimento per tentativo di sovvertire l’ordinamento politico-istituzionale del Regno.

Si sarebbe trattato della terzo scioglimento per il partito ‘rosso’ PT, che rappresenta la reincarnazione del Thai Rak Thai (TRT) e del Partito del Potere Popolare (PPP), sciolti rispettivamente nel 2007 e nel 2008.

L’ennesima sentenza contro il partito ‘rosso’ avrebbe potuto aprire una crisi dalle conseguenze difficilmente prevedibili.

Korkaew Pikulthong, uno dei principali leader delle camicie rosse, che sostengono il PT e il governo, aveva messo in guardia l’amart (l’elite) che l’ennesimo ‘colpo di stato giudiziario’ avrebbe potuto costituire la scintilla per lo scoppio di gravi tumulti popolari o addirittura di una guerra civile.

Alcuni autorevoli osservatori non escludevano che gli eventuali disordini avrebbero potuto essere utilizzati dai militari come una scusa per un ennesimo colpo di stato volto a ‘ristabilire l’ordine.’

Uno scenario tragico e ipotetico, ma comunque evitato dalla sentenza della Corte che ha riconosciuto la legittimità del processo di riforma della Costituzione avviato dal parlamento, seppur mettendo dei paletti.

Difatti la sentenza ha stabilito che le modifiche alla Costituzione dovranno poi essere ratificate tramite referendum, visto che la Costituzione del 2007, seppure redatta da un governo installato dalla giunta militare golpista, venne successivamente approvata con un referendum popolare.

Al momento i parlamentari del PT stanno studiando la sentenza per capire come continuare a lavorare alla modifica della Carta costituzionale nel rispetto della sentenza.

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Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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