Thailandia: Salvate il Paradiso

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50.000 litri di greggio finiti in mare, raggiunta la paradisiaca isola di Koh Samet. Greenpeace lancia una petizione per chiedere che l’azienda colpevole del disastro sia considerata finanziariamente responsabile per le spese di ripristino dell’ambiente naturale 

BANGKOK (Asiablog) – Koh Samet è un piccolo paradiso. Ma le acque cristalline e le spiagge bianche dell’isola thailandese, una delle mete più ambite dal turismo locale e internazionale, da qualche giorno sono minacciate da un’enorme chiazza di greggio riversato in mare da una falla in un oleodotto gestito dalla PTT Global Chemical.

QUALCUNO CI AIUTI. La fuoriuscita di petrolio è iniziata al largo della costa di Rayong, circa 200 km a sudest della capitale Bangkok, nella giornata di sabato 27 luglio. Inizialmente la PTT ha cercato di sminuire la reale portata dell’incidente, sostenendo che la marea nera, circa 50.000 litri, si era “già dissolta,” affermazione che si è rivelata falsa al momento che una parte della chiazza di greggio ha raggiunto Koh Samet, mettendo in fuga molti turisti. A peggiorare le cose, la Thailandia ha ammesso di non essere in grado di gestire la fuoriuscita di petrolio, tanto che il Vice Primo Ministro, Plodprasop Suraswadi, ha dichiarato al Bangkok Post che il Governo cercherà l’aiuto dalla vicina Singapore.

I RESPONSABILI DEVONO PAGARE. L’associazione ecologista Greenpeace, oltre a ricordare che la fuoriuscita è solo uno dei più di 200 sversamenti verificatisi in acque thailandesi negli ultimi tre decenni, ha inviato un team di esperti per documentare l’impatto ambientale dell’incidente, in particolare nella zona del Parco Marino Nazionale che comprende Koh Samet. Greenpeace, secondo cui la quantità di petrolio finito in mare potrebbe in realtà essere ben più di 50 mila litri, chiede che la PTT sia considerata finanziariamente responsabile per le spese di ripristino dell’ambiente naturale e sta mobilitando l’opinione pubblica attraverso una petizione online. “E’ il momento per il governo thailandese di rivedere la sua politica energetica e di porre fine alle trivellazioni petrolifere nel Golfo di Thailandia,” aggiunge Greepeace in un comunicato, spiegando che, una volta passata l’emergenza, potrebbero anche esserci seri danni ai coralli e alla catena alimentare dei pesci.

PARADISO SOTTO ASSEDIO. La Thailandia, un paese noto al mondo per la sua incredibile bellezza naturale, e che deve molta della sua ricchezza proprio alle sue isole tropicali e alle sue spiagge bianche, rimane però una nazione con una politica energetica fortemente dipendente dai combustibili fossili. Di fatto, l’intero ecosistema della regione è in pericolo sotto il fuoco incrociato delle grandi compagnie petrolifere e delle scarse risorse e attrezzature a disposizione per far fronte ad incidenti come quello di questi giorni. Come denuncia Greepeance, questo è un vero e proprio paradosso, soprattutto se fosse presa in dovuta considerazione la grande disponibilità di energie più convenienti, pulite, e rinnovabili.

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About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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