Phuket: la Thailandia per tutti i gusti

Patong Beach Nightlife 2010 from johny Jordan on Vimeo.

(Asiablog.it) – Phuket, situata nel Mar delle Andamane, è la più grande isola del Regno della Thailandia. Lunga 48 km e larga 21, l’isola ha la stessa dimensione dello stato di Singapore: circa 570 kmq. Si trova 850 km a sud di Bangkok, la capitale del Paese. 

STORIA

Nei primi secoli dell’era comune, l’isola di Phuket era conosciuta come Jung Ceylon, mentre i locali la chiamavano Thalang. Il nome attuale – Phuket – sembra derivi dalla parola malese “bukit,” che significa “collina.” L’isola deve molte delle sue fortune alla sua posizione geografica. Riparo ideale nella stagione dei monsoni, nel corso dei secoli Jung Ceylon/Thalang/Phuket divenne una tappa importante nelle principali rotte commerciali marittime tra Occidente e Oriente, Europa e Cina, Indiia e Indie Orientali (l’odierna Indonesia). Mercanti europei, arabi, persiani, indiani, birmani, malesi, cinesi e siamesi passarono per l’isola, e a volte vi si stabilirono definitivamente, donando a Phuket una cultura ricca e cosmopolita.

PHUKET OGGI

Ancora oggi Phuket è popolata da diversi gruppi etnici, e l’osservatore attento ne noterà le tracce nei tratti somatici dei locali, nelle influenze architettoniche e nei sapori della sua cucina. Per tutte queste ragioni, Phuket ha molto da offrire ai suoi visitatori, e non stupisce che essa derivi gran parte della sua ricchezza dal turismo. Oltre al suo patrimonio culturale, l’isola è stata benedetta anche da bellezze naturali mozzafiato: paradisiache spiagge bianche, fondali perfetti per le immersioni, e foreste lussureggianti. Ma non è tutto oro quello che luccica. Infatti nel corso degli ultimi anni l’esplosione dell’industria del turismo ha trasformato un’isola di pescatori e mercanti in un enorme villaggio turistico popolato da svariati fenotipi, con tanti russi ricchi e maleducati, tedeschi sovrappeso in cerca di birra a buon mercato, e prostitute thailandesi in cerca di polli da spennare.

ITALIANI A PHUKET

A questo punto nessuno si stupirà se aggiungo che, in questa babele globale, l’isola è diventata anche un luogo di osservazione pressoché perfetto per una ricerca antropologica sui bellimbusti italiani in ferie. Ça va sans dire, molti dei nostri connazionali possono essere avvistati nella spiaggia di Patong, forse – esteticamente parlando – la peggiore dell’isola, ma anche la più turistica. Secondo i risultati preliminari della nostra ricerca risulta che molt dei nipotini di Dante e Manzoni amino starsene sdraiati da mattina a sera a cuocerci al sole come salami, vestiti di sudore e poco altro, con l’immancabile Gazzetta dello Sport in mano. Dopo essere sopravvissuto a una lunga giornata in spiaggia, il tipico vacanziere italiano a Phuket predilige riempirsi lo stomaco con un po’ di cucina italiana “da Mario” (nome di fantasia), per poi passare allegramente la serata a puttane, portandosi in camera donne che magari a casa farà passare per grandi conquiste. Certo, è arrivato il momento di ammettere che non è davvero onesto condannare i poveri operai brianzoli che studiano la campagna acquisti della Juventus sulla spiaggia di Patong, e che poi investono qualche decina (o centinaio) di euro per comprarsi la compagnia di una bella ragazza. Che si godano le ferie, non sono certo andati in Asia per scoprire una nuova civiltà o per vivere un’esperienza spirituale! Sono in Thailandia esattamente per abbronzarsi in spiaggia e tenersi informati sul calciomercato della tanto amata Seria A, magari al riparo di una palma o di un ombrellone ed in compagnia di due donne – o ladyboy – che gli donano qualche sorriso e di tanto in tanto una carezza. Insomma, molto meglio lì che a giocare con le slot machine in un bar dello sport di Limbiate o Melegnano. Perciò, repetita iuvant, non siamo certo qui a condannare i nostri connazionali, così come l’antropologo non condanna gli individui, i popoli o le tribù che ha la fortuna di osservare. Ci si limita solamente, per l’appunto, ad osservare e studiare il comportamento di un determinato gruppo sociale. Anzi, il fatto che la classe operaia o la piccola e ignorante borghesia italiana oggi possano andarsere allegramente a puttane in un luogo (o nonluogo) esotico a diecimila chilometri da casa, mentre una volta potevano permettersi solo luridi bordelli di provincia, potrebbe addirittura essere visto come un segno di progresso. (Si noti il condizionale).

COME ARRIVARE A PHUKET

Dunque, come aiutare i nostri amici che dall’Italia stanno sognando una vacanza eccezionale in un’isola da sogno come Phuket? Innanzitutto va detto loro che raggiungere la Thailandia oggi è relativamente semplice: basta recarsi in un’agenzia viaggi e farsi organizzare il tutto. Oppure, ancora più semplice ed economico, basta dare un’occhiata alle numerose offerte di pacchetti viaggio che si possono trovare online e scegliere quella che fa più per voi. Phuket offre davvero di tutto, e oltre alla spiaggia di Patong, il centro della nightlife dell’isola, avrete l’imbarazzo della scelta tra una serie di spiagge davvero mozzafiato, quali Bangtao, Karon, Kata, Surin, Freedom Beach, Banana Beach, Kata Noi, Kamala, Nakalay o Paradise Beach – solo per nominarne alcune. Tra l’altro, Phuket è anche un’ottima base di partenza per visitare molte altre isole e isolette della costa Andamana. In definitiva, qualuque siano le vostre preferenze o esigenze, nell’isola di Phuket riuscirete probabilmente a passare una vacanza davvero indimenticabile.

Buona Thailandia a tutti!

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
Alessio Fratticcioli

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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