Thailandia: proteste a Bangkok, occupati i ministeri, ultra-monarchici scatenati

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Molti manifestanti anti-governativi portano in piazza i simboli della monarchia e le immagini del re. (Foto Reuters / Chaiwat Subprasom)

Ministeri occupati, giornalisti attaccati. Gli ultra-monarchici assediano le istituzioni della debole democrazia thailandese. Il primo ministro non cede. Le proteste di questi giorni sono le più imponenti dal 2010, quando l’esercito uccise più di 90 civili

BANGKOK (Asiablog) – Decine di migliaia di manifestanti ultra-monarchici ed anti-governativi hanno marciato attraverso la capitale thailandese oggi, lunedi 25 novembre 2013, tre anni e mezzo dopo le grandi manifestazioni di piazza e la sanguinosa repressione militare del 2010.

OCCUPATI I MINISTERI – Più di 100.000 persone armate di bandiere nazionali e monarchiche si sono riunite nel centro di Bangkok nella serata di domenica chiedendo le dimissioni del primo ministro Yingluck Shinawatra. Nella mattinata di lunedì circa 30.000 attivisti si sono divisi in 13 corti diversi e hanno marciato verso gli uffici governativi ed i canali televisivi statali con l’obiettivo di occuparli. Nel pomeriggio circa 1.000 manifestanti sono riusciti ad invadere ed occupare il Ministero delle Finanze. Poco più tardi, un altro migliaio di manifestanti anti-governativi sono riusciti ad entrare nel Ministero degli Esteri, occupandolo. I leader della protesta hanno descritto queste azioni come “pacifiche” e “necessarie per impedire al sistema thaksinista di funzionare.” Secondo il primo ministro Yingluck Shinawatra, l’occupazione dei Ministeri potrebbe danneggiare la fiducia degli investitori e minare il turismo, le due principali fonti di introito della nazione sudest asiatica. 

VIETATO TOCCARE LA COSTITUZIONE MILITARE- La scorsa settimana il Governo Yingluck era stato ulteriormente fiaccato anche da una sentenza della Corte Costituzionale che ha bloccato i piani del Pheu Thai, il partito di maggioranza, di modificare la Costituzione per trasformare il Senato in una camera legislativa totalmente elettiva, mentre al momento circa la metà dei seggi sono sottratti al voto popolare. La Costituzione thailandese è stata scritta nel 2007 da un’assemblea nazionale cooptata dai generali golpisti.

CONTRO THAKSIN – Le manifestazioni, iniziate ad agosto e riprese il mese scorso, sono state innescate dal disegno di legge di amnistia sostenuta dal governo che, secondo alcuni critici, avrebbe potuto favorire il ritorno dell’ex primo ministro Thaksin Shinawatra, al momento in esilio all’estero. Il progetto di amnistia era stato criticato anche da molti sostenitori di Thaksin perché avrebbe di fatto perdonato i responsabili della repressione militare del 2010 contro le Camicie Rosse. Il disegno di legge è stato bocciato dal Senato, ma le proteste non si sono arrestate. Il motivo è che questi eventi, amnistia a parte, sono anche una protesta contro l’influenza di Thaksin sul governo di sua sorella minore Yingluck, che in seguito alla vittoria nelle elezioni del 2011 svolge il ruolo di primo ministro in carica della Thailandia. Il controverso Thaksin fu rovesciato da un colpo di stato militare nel 2006 dopo aver vinto largamente tre elezioni consecutive per via delle sue politiche a favore delle masse popolari del nord e del nordest del paese. Thaksin, ex magnate delle telecomunicazioni, gode ancora di un forte sostegno, spesso al limite dell’idolatria, da parte della classe operaia urbana e delle masse rurali del paese. Tuttavia, egli rimane profondamente odiato da buona parte della borghesia e dell’aristocrazia di Bangkok, che lo accusa di essere un politico corrotto nonchè un “repubblicano” che tramerebbe di spodestare Re Bhumipol. L’anziano sovrano, oggetto di un formidabile culto della personalità, è anche protetto da una draconiana legge di lesa maestà.

YINGLUCK CHIEDE IL DIALOGO MA INVOCA L’I.S.A. – La signora Yingluck, che deve affrontare un voto di sfiducia in parlamento previsto per martedì, ha dichiarato di non aver alcuna intenzione di abbandonare l’ufficio.

“Non ho alcuna intenzione di dimettermi o di sciogliere le Camere”, ha detto ai giornalisti. “Certamente siamo di fronte ad alcune difficoltà, ma ora che tutte le parti hanno chiarito i loro obiettivi politici, abbiamo il dovere di sederci uno di fronte all’altro e dialogare al fine di trovare una soluzione pacifica a beneficio di tutto il paese”.

Il partito di Yingluck, il Pheu Thai, domina la camera bassa e perciò sconfiggerà comodamente la mozione di sfiducia chiesta dall’opposizione. Yingluck ha anche invocato la Internal Security Act (ISA), una legge speciale che autorizza le forze dell’ordine a bloccare strade, vietare l’uso di dispositivi elettronici nelle aree designate, imporre il coprifuoco e prendere altri provvedimenti straordinari contro le minacce alla sicurezza. Le manifestazioni pacifiche rimangono consentite.

IL CAMPO ANTI-GOVERNATIVO – L’ex premier Abhisit Vejjajiva e l’ex vice-premier Suthep Thaugsuban – che ora è diventato il principale leader della protesta – sono accusati di omicidio per aver ordinato l’operazione militare contro i manifestanti di tre anni fa, durante la quale i cecchini appostati sopra agli edifici ed i soldati appoggiati dai veicoli blindati spararono proiettili ad altezza d’uomo uccidendo quasi 100 civili disarmati, tra i quali anche un’infermiera minorenne e due giornalisti stranieri – il giapponese Hiro Muramoto e l’italiano Fabio Polenghi. Il “Partito Democratico” di Abhisit e Suthep, il cui colore ufficiale è il blu, è alleato delle Camicie Gialle, il movimento ultra-nazionalista ed anti-democratico che come soluzione di tutti i mali propone un parlamento largamente nominato dal Re. Il leader dei Gialli, il miliardario Sondhi Limthongkul, è stato condannato a 85 anni di carcere per frode fiscale. Siede in parlamento con il Partito della Nuova Politica, di estrema destra.

RISCHIO VIOLENZE – Non è facile prevedere cosa succederà nei prossimi giorni, ma alcuni manifestanti anti-governativi oggi hanno regalato un antipasto di possibili future violenze attaccando verbalmente e fisicamente giornalisti thailandesi e stranieri ‘colpevoli’ di essere “rossi”. Alcuni osservatori temono che i manifestanti anti-governativi (i Giallo-Blu) e i sostenitori del governo (i Rossi) potrebbero finire per scontrarsi. Altri invece temono un possibile ripetersi di violenze simili a quelle del 2010, anche se allora la situazione era opposta: al governo c’erano i Giallo-Blu di Abhisit e Suthep, i leader delle proteste di questi giorni, e i manifestanti erano le Camicie Rosse sostenitrici di Thaksin.

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Il leader della protesta Suthep in conferenza stampa in uno dei ministeri occupati. (Foto @ThaiFarmer_Son)

Fonte immagini: RTThai Free News

Alessio Fratticcioli
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Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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