Gaza, breve storia del conflitto in corso

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A Gaza in 16 giorni di guerra, sono stati uccisi 34 israeliani (32 soldati e 2 civili) e 771 palestinesi. Secondo le Nazioni Unite, il 74% delle vittime palestinesi sono civili.

Gaza, la tragedia nella tragedia

BANGKOK (Asiablog) – Un punto importante per capire la crisi in corso a Gaza andando oltre alla banale ripetitività dei media mainstream è che la storia dell’intervento israeliano non inizia esattamente con il lancio di razzi da Gaza verso Israele, ma piuttosto con il rapimento e omicidio dei tre giovani israeliani avvenuto a giugno in uno degli insediamenti israliani in Cisgiordania, in seguito al quale il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha dichiarato di voler cercare vendetta”.

Subito dopo la scomparsa dei tre ragazzi, e prima ancora della scoperta dei loro cadaveri, Netanyahu e buona parte dei media israliani hanno accusato del delitto Hamas.

Hamas ha smentito ogni coinvolgimento.

Le prove del coinvolgimento di Hamas non c’erano e non ci sono ancora.

Ad ogni modo, a metà giugno per trovare i tre ragazzi Netanyahu ha fatto partire una “ricerca” che ha portato alla morte, a seconda delle fonti, di 5 o 10 pale­sti­nesi (una vittima aveva solo 15 anni), la deten­zione di altri 500-600, il blocco totale di intere città e vil­laggi, la demo­li­zione di case abi­tate da “sospet­tati”, e una lunga serie di abusi dei diritti umani.

Secondo la ong Euro-Mid Observer for Human Rights, il governo israeliano avrebbe  addirittura “rubato” (o confiscato) circa 370.000 dollari in contanti e beni per il valore di circa 2,5 milioni di dollari, quali automobili, computer, telefoni cellulari e gioielli.

Il 2 luglio, un giorno dopo i funerali dei tre ragazzi israeliani assassinati, c’è stato il terribile episodio dell’omicidio di un ragazzo palestinese, Mohammed_Abu_Khdeir, torturato e bruciato vivo in quella che viene vista dai palestinesi come una rappresaglia perpetrata da estremisti israeliani.

La situazione è precipitata nella notte del 6 luglio, quando Israele ha ucciso sette militanti di Hamas in Cisgiordania. Hamas ha risposto lanciando razzi da Gaza verso le città israeliane, e Israele a sua volta ha risposto bombardando Gaza: l’inizio dell’escalation.

In 16 giorni di guerra sono stati uccisi 34 israeliani (32 soldati e 2 civili) e 771 palestinesi. 

Secondo le Nazioni Unite, il 74% delle vittime palestinesi sono civili.

I bambini uccisi sono almeno 150.

L’esercito israeliano ha ucciso più bambini palestinesi che militanti di Hamas.

L’intervento israeliano a Gaza è dunque un massacro le cui vittime sono soprattutto civili innocenti.

Non sono mancati nemmeno episodi talmente raccapriccianti da fare notizia persino nel contesto di una guerra, come il missile israeliano che ha ucciso 4 bambini palestinesi che giocavano a palla sulla spiaggia, il bombardamento di una scuola gestita dalle Nazioni Unite che ha fatto fuori 15 bambini in un colpo solo, gli omicidi di alcuni giornalisti, il bombardamento dell’ospedale al-Aqsa, e l’uccisione di un civile disarmato e ferito da parte di un cecchino ripresa da un video amatoriale.

La tragedia nella tragedia è che questa enorme carneficina – proprio come i bombardamenti, le guerre e i massacri precedenti – avrà risultati opposti rispetto agli obiettivi dichiarati dal governo israeliano: non si sbarazzerà dei “terroristi di Hamas”, ma rafforzerà tra i palestinesi la consapevolezza di essere vittime, e dunque il sentimento di profonda ingiustiza che crea la resistenza armata.

Restiamo Umani.

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
Alessio Fratticcioli

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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