Perché Trump ha vinto? Ecco 15 possibili spiegazioni

Trump presidente Stati Unitit d'America.

Donald Trump è il 45esimo presidente degli Stati Unitit d’America.

Donald Trump, contro ogni previsione, sarà il prossimo presidente degli Stati Uniti. Come è potuto succedere?

(Asiablog.it) – Tra qualche anno su questo argomento saranno pubblicati volumi su volumi, ma per il momento rimane una questione aperta alla quale possiamo dare solo un primo abbozzo di risposta. Come ogni bozza, sarà anche un po’ disordinata. L’abbiamo divisa in 15 punti. Sono 15 possibili spiegazioni. Alcune sono lapalissiane, altre meno. Alcune sono più importanti, realistiche e probabili di altre. Alcune sono in contraddizione tra di loro. 

Perché Trump ha vinto? 

1. L’apparenza vince sulla sostanza

In un evento politico altamente mediatizzato come le presidenziali americane il nome di Trump, il suo essere una celebrità e la sua capacità di “bucare lo schermo” e di “fare notizia” nel bene e nel male gli hanno permesso di catturare quell’enorme copertura mediatica che alla fine ha avuto la meglio sull’intelligenza, la preparazione e l’acume politico della Clinton. Il fenomeno Trump dimostra che nell’era di internet un personaggio carismatico che riesce a catturare l’attenzione mediatica ha vantaggi significativi rispetto a politici di professione e organizzazioni politiche tradizionali. Lo sostiene Anthony Gaughan su Quartz.

2. Colpa del 53% delle donne bianche

Il 53% delle donne bianche hanno votato Trump fregandosene delle sue uscite sessiste e dell’oppurtunità di eleggere la prima donna alla Casa Bianca. Così facendo hanno dimostrato di essere più in sintonia con gli uomini bianchi che con le donne dei gruppi etnici minoritari (ispaniche, afro-americane, ecc.) che invece hanno votato in larghissima maggioranza per la Clinton. Lo sostiene L.V. Anderson su Slate.

3. Trump baluardo del furioso Uomo Bianco

Il voto pro-Trump non è dettato dall’ansia economica — lo dimostra il fatto che i più poveri hanno votato per la Clinton — ma dalla crisi d’identità dell’Uomo Bianco che ha assistito alla storica elezione di un afroamericano alla Casa Bianca e non si trova a suo agio in un paese sempre più multietnico dove, secondo le stime, nel 2042 i non bianchi saranno maggioranza. Trump ha intercettato rabbia, risentimento e paura dei bianchi con lo slogan “Take our country back” (riprendiamoci il nostro paese). Lo sostiene Monica Potts su The Nation.

4. Il razzismo non c’entra

Il contraccolpo psicologico di aver avuto il primo presidente afroamericano non c’entra: il voto per Trump in larga parte non è un voto razzista. Se il razzismo fosse stato decisivo per l’elezione (o meglio, la non elezione) di un presidente, allora Obama non avrebbe vinto per due volte consecutive nel 2008 e 2012. Lo sostiene Ramesh Ponnuru su Bloomberg View.

5. Perché i liberali sono “radical chic”

A votare democratico sono soprattutto persone dal livello di istruzione medio-alto e dalla cultura cosmopolita e liberale. Queste persone, e soprattutto i loro rappresentanti, tendono a distinguersi dall’americano medio e, più o meno velatamente, a disprezzarlo per la sua ignoranza e grettezza mentale (il famoso “basket of deplorables“). Questi liberali danno più importanza a idee e tendenze politiche più o meno progressiste che l’americano medio e conservatore ritiene inutili o dannose, come la sanità pubblica, l’istruzione pubblica e i diritti delle minoranze e delle donne. Al contrario, Trump si è rivolto proprio all’America rurale e conservatrice, agli operai e ai meno istruiti, e gli ha parlato delle cose che a loro più interessano: il lavoro, le tasse, la religione, l’aborto, il diritto di possedere armi e la sicurezza. Lo sostiene Charles Camosy su Alaska Dispatch News.

6. Perché i Midwesterners sono sempre più bigotti

Forse è vero che i liberali e le élite di Washington DC hanno abbandonato o ignorato il Midwest rurale, ma l’americano medio sta facendo la stessa cosa: è sempre più isolato e refrattario alla diversità (di identità, pensiero, cultura) dei suoi concittadini “liberali” che vivono nelle grandi città e nelle due coste. Il Midwesterner nasce e vive in aree sostanzialmente poco rappresentative degli Stati Uniti, cittadine lontane decine o centinaia di miglia dalla prima grande città, posti dove i WASP rappresentano il 97% della popolazione e dove per vedere un “diverso” (un afro-americano, un musulmano o una coppia gay o lesbica) bisogna accendere la televisione. Con il declino dei media tradizionali a favore dei social media, anche questo “luogo” virtuale può essere sterilizzato da individui e opinioni non conformi (si veda il punto 13), il che rende queste comunità sempre più culturalmente lontane e isolate. Lo sostiene Patrick Thornton su Twitter. 

7. Perché ha semplicemente ascoltato il popolo americano

La classe politica democratica (proveniente soprattutto dai centri urbani delle due coste) non ha ascoltato abbastanza la Middle America. Trump lo ha fatto. E così ha vinto. It’s really that simple, sostiene Cardillo. Lo sostiene il conduttore radiofonico conservatore John Cardillo su IJR.

8. Perché non ha dimenticato i “dimenticati”

Mentre la Clinton organizzava comizi elettorali con star del calibro di Beyoncé, Lady Gaga and Jay-Z, Trump parlava agli americani “dimenticati”, agli operai e ai disoccupati della Rust Belt, la “cintura di ruggine” americana che ha perso interi settori industriali e centinaia di migliaia di posti di lavoro anche a causa della concorrenza globale portata dalla globalizzazione economica. In stati come Pennsylvania, West Virginia, Ohio, Indiana, Michigan, Illinois, Iowa e Wisconsin tanta gente non chiedeva altro che speranza, cambiamento, e “vendetta” contro l’Establishment di Washington DC impersonificato dalla Clinton. Per questi “dimenticati”, i più colpiti dalla crisi economica, la Clinton sarebbe stata “more of the same“. Al contrario, il nuovo protezionismo di Donald Trump proclamato più volte nel corso della campagna elettorale come ricetta principale per creare nuovi posti di lavoro nel manifatturiero ha orientato verso il magnate repubblicano i voti delle “vittime della globalizzazione”. Lo sostiene Sreemoy Talukdar su FirstPost

9. Perché era l’outsider

Trump si è presentato come l’ousider, il non politico, l’imprenditore di successo “sceso in campo” contro i politici di professione. Ha corso contro la Clinton, contro i democratici, ma anche contro la classe dirigente del suo partito, attaccando a testa bassa i suoi avversari alle primarie repubblicane. Questa guerra di Trump contro tutto e tutti ha dimostrato, agli occhi dei suoi elettori, la sua indipendenza dall’Establishment in una fase storica in cui sempre più cittadini vedono i politici di professione in modo negativo.

10. Perché i “Reagan Democrats” sono stati decisivi in Michigan e nel Midwest

Secondo l’ex ambasciatore statunitense alle Nazioni Unite John Bolton, i cosiddetti “Reagan Democrats” – lavoratori bianchi che generalmente votano democratico ma possono virare a destra per candidati repubblicani atipici come Ronald Reagan e, ora, Trump – sono stati decisivi nel far perdere alla Clinton alcuni dei più importanti swing states.

11. Perché tanti sono stufi del politicamente corretto

Trump è stato descritto come “un’icona dell’irriverente resistenza al politicamente corretto” ed ha vinto la battaglia culturale, e quindi la presidenza, proprio con la promessa di “distruggere” il politicamente corretto, imperante soprattutto sui media, nelle università, nei circoli intellettuali e negli ambienti liberali statunitensi. Mentre il fronte pro-Clinton e i media mainstream criticavano Trump per essere politicamente scorretto, il miliardario neworkese ne andava fiero, reiterava le “scorrettezze” e capiva che discutere di questo tema significava non discutere dei suoi fumosi programme politici. Lo sostiene Robby Soave su Reason.

12. Grazie ai social media 

Secondo l’opinionista di destra Stefan Molyneux, il mezzo ha fatto l’uomo. Tanto quanto la radio ha aiutato Franklin Delano Roosevelt a vincere le elezioni e la televisione ha aiutato John F. Kennedy a conquistare la Casa Bianca, così i social media hanno permesso a Trump di comunicare senza filtri con decine di milioni di americani e di contrastare la narrazione a lui avversa dei media tradizionali.

13. Per colpa di Facebook

Trump ha vinto per colpa di Facebook, lo sostiene Forbes e Max Read sul New York Magazine. Per il 44% degli statunitensi adulti Facebook è la fonte primaria di notizie, il che fa del social network californiano una delle principali sfere pubbliche in cui si formano le opinioni dei cittadini. Ma secondo alcune teorie della comunicazione i social network, lungi dall’essere spazi di discussione critica e razionale tra diversi punti di vista, sono diventati delle «echo chambers» in cui altro non facciamo che rimodellare e rinforzare le opinioni che abbiamo già. 

Avendo perso ogni finducia nei canali televisivi e nei giornali, tanti elettori di Trump si sono informati soprattutto su Facebook bevendosi un pericoloso cocktail di notizie di parte e vere e proprie bugie spacciate come verità oggettiva. Trump ha vinto perché Facebook, al contrario di una testata tradizionale, non ha potuto o voluto filtrare, correggere o commentare le notizie palesemente false. Questo ha permesso a Donald Trump, un miliardario che ha sostenuto che Obama non è nato negli USA e che il cambiamento climatico è un complotto filo-cinese, di diventare l’uomo più potente del mondo ed il primo presidente dell’era della postverità. Un’era in cui i politici non hanno più bisogno del sostegno delle élite intellettuali, ma al contrario ottengono consenso denunciando queste élite, fomentando l’anti-intellettualismo e rafforzando i pregiudizi popolari. Questi politici devono emozionare gli elettori e dare loro un senso d’identità, poco importa se stampa ed esperti dimostreranno che solo il 4-15% delle loro dichiarazioni e dei loro slogan sono veri mentre almeno il 34% delle sparate non trovano alcun fondamento nei fatti reali.

14. Internet non c’entra: l’America è questa 

Facebook e internet in generale non hanno portato nessuna era della postverità. Non sono state le nuove tecnologie ad aver gettato discredito sulla classe politica e sui media mainstream, ma si tratta di un fenomeno pluri-decennale acutizzatosi recentemente in seguito a crisi economica, globalizzazione e sempre più rapidi rapidi mutamenti sociali. Allo stesso modo, complottismo, suprematismo bianco, razzismo, ignoranza, bigottismo, anti-intellettualismo e imbecillità umana sono sempre esistiti sia in America che altrove. I cavalli di battaglia di Trump — nazionalismo, esercito forte, sicurezza, Small Government, diritto di possedere armi, difesa dell'”America Cristiana” — sono alla base dell’identità conservatrice degli Stati Uniti che ha “colonizzato” il Partito Repubblicano da quattro decenni, anche se l’espressione di queste idee assume varie forme. Nessuna sorpresa, dunque. Lo sostiene il professore di giornalismo Daniel Kress

15. Non ha vinto Trump: ha perso la Clinton 

Preferendo la Clinton al socialdemocratico Bernie Sanders, l’Establishment del Partito Democratico ha scelto la rappresentante di Wall Street e dei comfortable professionals (i “professionisti benestanti”, un’altra categoria concettualmente simile ai “radical chic” italiani) rispetto al candidato che aveva come cavallo di battaglia la lotta all’ingiustizia economica. Inoltre la Clinton era vista da due terzi degli elettori come disonesta, inaffidabile e rappresentante della vecchia politica: sostanzialmente come una persona che non crede a niente se non alle cose utili a farsi eleggere. Era la candidata sbagliata e difatti ha preso 3,5 milioni di voti in meno di Obama nel 2008. Al contrario, Trump 2016, Romney 2012 e McCain 2008 hanno preso sostanzialmente lo stesso numero di voti: circa 60 milioni. Non ha vinto Trump, ha perso la Clinton. Lo sostiene Crystall Ball su The Huffington Post

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
Alessio Fratticcioli

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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One Response to Perché Trump ha vinto? Ecco 15 possibili spiegazioni

  1. Ivan says:

    Vivo negli USA da ormai più di un anno e quindi parlo per esperienza di vita diretta.
    Quando si parla degli stati uniti innanzitutto bisogna assolutamente non pensare alle grandi metropoli, NYC LA San Francisco Philadelphia. L’America è tutto tranne quelli che vediamo da lontano in TV o da vicino in visite settimanali. Ed è tutto tranne quello che vogliono descriverci i vari rampini e zucconi dall’alto del loro loft a Manhattan. Innanzitutto è una società profondamente razzista, con un evidente divisione tra bianchi, classe dominante che ricopre ruoli di prima classe Medici Avvocati Agenti di Commercio, e neri/latinos, lavoratori McDonald autisti autobus “personale tecnico universitario” (bidelli). È una società priva quasi completamente di una coscienza politico sociale tranne rarissimi casi. Personalmente credo sia evidente che a Clinton manchino i voti delle comunità nere che avevano permesso la vittoria di Obama. Questo credo soprattutto perché per loro un bianco vale l’altro, tanto la polizia gli sparerà sempre. Poi ci si mette il fatto che incredibilmente oramai per sentire parlare di lavoro, che è quello che interessa all’elettore medio bisogna ascoltare un personaggio misogino razzista come il nuovo presidente di questo paese. E ancora, per capire quella ampia fascia di colore blu nel centro dell’America che tutte le mappe dei voto ci hanno mostrato si deve tenere presente che la maggior parte della popolazione di questi stati vivono in piccoli villaggi o piccole farm dove la più vicina stazione di polizia è a venti miglia. Hanno la necessità di avere armi in casa per difendersi da animali o ‘uomini’ predatori. La posizione della Clinton sulle armi, condivisibilissima per quel che mi riguarda, letteralmente li terrorizza. Per finire il volto della Clinton era ormai legato al potere da più di 25 anni, possibile che nn c’è in un paese così grande un politico donna democratica da candidare eventualmente al suo posto? Clinton era il candidato peggiore. Sembra essere stata messa là quasi apposta. Saluti

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