Tranquilli, al massimo muore qualche negro

«nell’Italia gioconda d’oggi, per fascismo la morte non la rischia nessuno, se non qualche immigrato»

«nell’Italia gioconda d’oggi, per fascismo la morte non la rischia nessuno, se non qualche immigrato»

Trenta colpi di pistola sparati su bersagli umani. Gente colpita davanti alla stazione, al bar o per strada. Sei feriti. Una pallottola contro la sede del Partito Democratico. Quello di Luca Traini, il terrorista nazifascista che “non ha dimostrato nessun rimorso“, è uno dei peggiori attentati commessi in Italia negli ultimi decenni. Ma gli italiani non hanno nulla di cui preoccuparsi, sostiene Mattia Feltri nel suo Buongiorno del 1° marzo. Perché,

«nell’Italia gioconda d’oggi, […] per fascismo la morte non la rischia nessuno, se non qualche immigrato»

Non c’è nessun rischio. Al massimo il fascismo ammazza qualche immigrato. Ha scritto proprio così.

Eppure, non me ne voglia l’intellettuale Mattia Feltri, a me questa frasettina sembra sbagliata sotto diversi punti di vista.

In primis, non si capisce in base a quale analisi il giornalista de La Stampa ritenga che il “fascismo” e i fascisti non possano uccidere nessuno, nemmeno per sbaglio, “nell’Italia gioconda d’oggi”. Feltri non lo spiega, lo dà per scontato. E dire che i numeri pare dicano altro, essendoci stati in Italia 152 attentati e aggressioni fasciste solo dal 2014 a oggi.

In secundis, non è esatto dire che a rischiare di essere ammazzati dai fascisti siano solo gli immigrati. Non risulta, ad esempio, che il terrorista Traini prima di sparare abbia chiesto alle vittime di esibire i documenti d’identità. OK, il caso ha voluto che abbia colpito persone di colore di nazionalità straniera, ma, visto che non si è preso la briga di chiedere i documenti, le vittime avrebbe potuto anche essere persone di colore di nazionalità italiana. E questo basterebbe per dimostrare l’erroneità della frasetta incriminata.

In tertiis, la frasetta, oltre che fattualmente errata, puzza anche di cinismo. Sembra quasi, a leggere quella frasetta, che la vita di una persona senza passaporto italiano sia sostanzialmente una vita di serie B. Avrebbe scritto, Feltri, che «nell’Italia gioconda degli Anni Settanta, per brigatismo la morte non la rischia nessuno, se non qualche politico, industriale o giornalista»? Non credo. Questo senza dire che un attentato contro “qualche immigrato” sarebbe già, in un Paese pienamente civile, motivo più che sufficiente per preoccuparsi del “fascismo” e di chi in nome del “fascismo” va in giro a sparare alla gente. E invece pare che non lo sia. Pare che un attentato contro “qualche immigrato” non debba essere considerato motivo sufficiente per preoccuparsi, “nell’Italia gioconda” di Feltri.

Ma devo ammettere una cosa: quando ho letto questa frasetta bruttina e ambigua ho pensato si fosse trattato di un banale errore. Gli sarà scappata. Non voleva dire quello che ha scritto. Dall’alto della sua celebre e versatile penna, persino un giornalista pungente e provocatore come Mattia Feltri ogni tanto può avere problemi ad esprimersi, mi sono detto. Niente di male, può  capitare, si scuserà.

E invece no. Difatti, pochi giorni dopo la pubblicazione dell’articolo riportante l’indecente frase di cui sopra, mi imbatto in un post in cui il suddetto intellettuale preferisce prendersela con i troll «che si chiamano BlackWolf o DenXxyy o roba del genere». Tutta gente che, proprio per via di quella frase, lo avrebbe insultato pesantemente. Ed ecco che Feltri, sommerso (a suo dire) di insulti, sembra prendere la palla al balzo per fare la vittima e partire al contrattacco: «Non mi conoscono, non sanno chi sono, non mi hanno letto mai». E ancora: «Nessuno che si prenda la briga di leggiucchiare qualcosa qua e là».

Ora, premesso che insultare è sempre sbagliato e che maleducazione e gogne mediatiche sono un problema vero, sinceramente io mi sarei aspettato un pizzico di autocritica. E invece no, invece di scusarsi per la frase infelice, Feltri sottolinea che «nella mia testa è una frase lampante: solo loro (gli immigrati, ndr) rischiano, come a Macerata». OK, ha ripetuto il concetto. Ci ha tolto ogni dubbio. Peccato che anche questa volta non ci spiega perché crede a quello che scrive. Come sa Feltri che gli italiani non rischiano? Ha la palla di vetro? Attinge a fonti dei sevizi di sicurezza italiani? Non credo, ma anche fosse, come possiamo escludere il gesto isolato, il cane sciolto che una mattina si alza col piede sbagliato, tira fuori la pistola dal comò e si improvvisa giustiziere? Non si sa. Feltri non ce lo dice. Ma ci tiene a farci sapere che «scrivo queste righe perché sono avvilito».

Non si senta solo, signor Feltri, siamo avviliti anche noi.

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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5 Responses to Tranquilli, al massimo muore qualche negro

  1. Woof says:

    Alessio, thank you for your blog post. Really thank you! Awesome.

  2. tiziano matteucci says:

    … il parere del tapino, noto commentatore seriale e paragonabile a tanti webeti, non vale neppure lo sforzo di essere letto…

    • lampino says:

      In sostanza era questo che deunciava Eco, con il WWW siamo giunti al punto in cui possibili webeti lanciano insulti gratuiti a persone che una volta avrebbero potuto solamente leggere pagando.

  3. Buycialis says:

    state tranquilli che quest “ONOREVOLI NOSTRANI TROVERANNO UN ONOREVOLE ACCORDO per i loroONOREVOLI!!!!!!affari, anche stavolta in barba,altamente frgandosene,del voto popolare espresso dagli INCAZZATISSIMI cittadini!!!!!!!!!!!!!!!!!!povera Italia!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

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