Una bufala pakistana

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Una bufala pakistana

Come si avvelenano le democrazie (piccolo esempio pratico)

(Asiablog.it) — Il video qui sotto mostra un corteo di automobili e la foto di Shahid Khaqan Abbasi, ex primo ministro pakistano. Poi si vede Giuseppe Conte che scende da un taxi davanti al Quirinale, ovvero la residenza del Presidente della Repubblica Italiana.

I testi nel video paragonanano i due tipi di servizi di sicurezza, quello di Abbasi e quello di Conte. Molto nutrito il primo, apparentemente assente il secondo. Verso la fine del video si legge:

«Il Primo Ministro paga il tassista e esce dalla macchina. Ecco come funzionano le democrazie».

La persona che ha postato questo video si chiama Carlo Sibilia e scrive che «Il nostro premier [Giuseppe Conte è] indicato come esempio da seguire all’estero». Quindi, conclude, dobbiamo essere «Orgogliosi del nostro Governo!»

Dunque il Signor Sibilia sembra voler sostenere che il nostro Presidente del Consiglio è visto all’estero come un campione di democrazia perché va in taxi, ha un servizio di sicurezza poco nutrito o non ce l’ha proprio, e magari si paga il taxi da solo attingendo a fondi personali.

Se siete sufficientemente svegli e non siete politicamente analfabeti avrete già capito che il “ragionamento” è del tutto privo di senso.

Innanzitutto non sappiamo chi ha montato il video. Il Signor Sibilia non fornisce alcuna fonte. È un video girato dalla BBC o da mio cugino con il cellurare? Non lo sappiamo.

Poi non ci viene detto nemmeno chi esattamente starebbe indicando Conte come un esempio da seguire. Cosa si intende per «estero»? Il mondo intero? La BBC? La maggioranza dei cittadini del Pakistan? Un importante politico o attivista anti-Abbasi? Un adolescente pakistano che invece di fare i compiti ha perso mezz’ora per montare quel video e caricarlo su YouTube? Mistero. Ma questo è il meno.

Chi segue minimamente le vicende politiche italiane ricorda o intuisce che le immagini del video che mostrano Conte risalgano a quando il professore non era ancora stato nominato Presidente del Consiglio incaricato. Dunque al tempo Conte era un comune cittadino. Ragion per cui non aveva un’auto blu. Perché i comuni cittadini come regola non hanno auto blu. Né in Italia, né in Pakistan, né in Polonia, né in Lapponia. Con tutto questo la “democrazia” o la sua assenza c’entrano davvero poco.

Ovviamente a Giuseppe Conte è stata assegnata una scorta già il 24 maggio, il giorno successivo alla sua nomina a Presidente del Consiglio incaricato, come si può vedere nei due video qui sotto (fate caso ai signori con auricolari che lo accompagnano).

Dunque Conte ha una scorta. Ce l’ha oggi e ce l’aveva già da quando è stato nominato premier incaricato, vale a dire prima ancora di diventare ufficialmente il 65esimo Presidente del Consiglio della Repubblica Italiana.

Inoltre, dal momento esatto in cui ha iniziato a svolgere l’importante funzione di Capo del Governo, Conte, lo stesso Giuseppe Conte del video pakistano, non gira più né in taxi né in tram, ma si sposta in auto blu. Auto blu con tanto di scorta, come dimostra il video qui sotto. Ovviamente il tutto pagato con soldi pubblici (“PAGATO DA NOI!!!“, direbbe qualcuno).

A questo punto abbiamo appurato che il video pakistano, montato da chissà chi e diffuso dal Signor Carlo Sibilia con tanto di entusiastica didascalia, mente: non è vero che i premier italiano Conte non abbia l’auto blu e la scorta. Ce l’ha, così come ce l’avevano tutti i suoi predecessori.

E badate bene, non c’è nulla di strano che Conte abbia l’auto blu e la scorta: è pratica molto comune in questo pianeta, sia nei Paesi un po’ o molto democratici che in quelli poco o per nulla democratici, che un premier abbia auto blu e scorta.

Ovviamente i premier italiani hanno scorte meno nutrite rispetto a quelle dei premier pakistani, per l’ovvia ragione che i pericoli per i politici in Italia sono minori rispetto a quelli esistenti in Pakistan, Paese in cui l’estate scorsa, in occasione delle utime elezioni, sono stati uccisi diversi candidati e centinaia di civili, e dove non più tardi di una decina di anni fa venne assassinata l’ex premier e leader dell’opposizione Benazir Bhutto.

Se il motivo per cui i premier italiani hanno scorte meno nutrite rispetto a quelle dei politici di Paesi con gravi problemi di sicurezza, come il Pakistan, è lapalissiano, è altrettanto ovvio per qualunque soggetto intellettualmente onesto e mentalmente normodotato che questo non significa che in Italia si debba abbassare la guardia o addirittura privare i premier di qualunque protezione.

Un premier ha bisogno di un autista, un veicolo istituzionale e una scorta per muoversi il più velocemente possibile e nel modo più sicuro possibile.

Sicurezza, in quanto va evitato che qualche pazzo, terrorista o mafioso possa attentare alla vita del premier. O solamente avvicinarlo ed intimidirlo.

E velocità. In quanto Conte gestisce una comunità di circa 60 milioni di persone che produce circa 1.850 miliardi di Pil ogni anno. Ogni suo secondo di lavoro, ogni sua firma, ogni suo mal di testa o mal di stomaco, ogni suo sì o no può in quache modo cambiare la vita di ognuno dei 60 milioni di cittadini di cui sopra.

Per cui solo una persona molto ignorante, molto ingenua o molto disonesta potrebbe pensare che sia giusto vietare all’uomo o alla donna che svolge un ruolo così vitale per la nostra Nazione di avere un’auto blu e una scorta. Costringere per legge il premier a girare senza alcuna protezione e a spostarsi in tram insieme ai pensionati e agli studenti delle scuole medie sarebbe un’assurdità senza senso, una misura antieconomica e pericolosa per lui e per gli altri, e dunque controproducente sotto qualunque punto di vista.

Eppure sembra proprio che la persona che ha postato questo video, Carlo Sibilia, voglia far passare questo messaggio delirante. Non sappiamo se lo faccia per cruda ignoranza, disarmante ingenuità o crudele disonestà. O per tutte queste ragioni insieme. Ma il risultato, per chi riceve il messaggio, è lo stesso: si viene indotti a pensare che «Il nostro premier (viene) indicato come esempio da seguire all’estero» perché non ha auto blu né scorta. Come abbiamo visto, è tutto falso, oltre che insensato. E’ una bufala pakistana.

Commentiamo questo fatto, che per qualcuno potrebbe apparire frivolo, perché la persona in questione, Carlo Sibilia da Avellino, non è un semplice analfabeta informatico che passa il tempo consumandosi gli indici su una tastiera. Carlo Sibilia è uno dei 630 deputati della Repubblica Italiana, non da oggi ma dal 2013, quando venne eletto dai suoi concittadini nonostante abbia (o forse grazie al fatto di aver) proposto «una legge per consentire i matrimoni di gruppo e le nozze tra persone e specie diverse, purché consenzienti». (Non sto scherzando, purtroppo).

Una volta sbarcato in Parlamento, il Signor Sibilia è balzato alle cronache nazionali per la nomina a membro del “direttorio” (sic) a cinque del suo partito, per i suoi interventi sulle teorie del complotto sul signoraggio, per aver scritto che «per governare non c’è bisogno della fiducia di nessuna delle 2 camere», per aver definito «una farsa» lo sbarco sulla Luna, per aver argomentato che «non può esistere una crisi monetaria» e per altri bislacche riflessioni teoriche apparentemente prese in prestito dai video cospirazionisti che circolano su sito YouTube.

Rieletto in Parlamento dai suoi concittadini nonostante (o forse grazie a) questo curriculum, il Signor Sibilia viene premiato con la nomina, il 13 giugno 2018, a sottosegretario al Ministero dell’Interno nel Governo Conte.

Dunque non stiamo parlando del nostro vicino di pianerottolo, ma di un membro dell’Establishment italiano nonché di un esponente del Governo di una delle dieci nazioni più industrializzate del pianeta Terra.

«Ecco come funzionano le democrazie», si legge in una scritta su quel video sconclusionato fatto da chissà chi, chissà dove e chissà per quale motivo. In realtà, quel video non insegna assolutamente nulla di “come funzionano le democrazie“. Si tratta, sostanzialmente, di un rutto della rete, uno dei tanti. Una paccottiglia sconclusionata nemmeno lontanamente paragonabile alla paginetta o alla figura più semplice del libretto “Cittadinanza e Costituzione. Per la 1ª classe elementare“.

Chi ha la sfortuna di visionare quel video non impara assolutamente nulla di “come funzionano le democrazie“. Viceversa la sua diffusione, da parte di un uomo dell’Establishment, ci mostra come le democrazie possono essere avvelenate con dosi più o meno piccole di pura disinformazione quotidiana. Ci mostra come individui e gruppi conquistano o mantengono il potere orientando artificialmente e disonestamente le opinioni, ad esempio facendo bere notizie false e senza senso a chi non ha i mezzi per distinguere una notizia seria dalla più insensata bufala pakistana.

Senza dire che, quando la figura del diffusore di bufale coincide con quella del politico per il quale si fa il tifo, è evidente quanto il tifoso in questione sia privo anche dei mezzi per distinguere una persona capace e onesta da una incapace e disonesta.

Purtroppo in un’era in cui gran parte della comunicazione politica passa attraverso i media digitali, l’analfabetismo informatico, inteso come incapacità di riflettere sui contenuti e di analizzarli criticamente, ha gli stessi effetti deleteri sulla democrazia che aveva l’analfabetismo (l’incapacità di leggere e scrivere) quando per conoscere e capire cosa succedeva nel mondo bisognava leggere i giornali cartacei.

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Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
Alessio Fratticcioli

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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6 Responses to Una bufala pakistana

  1. Nino says:

    L’«episodio controverso» non è lo sbarco sulla Luna, ma la presenza di Sibilia in Parlamento e al Governo.

  2. Persico says:

    vabbuò ma chistu e’ carlo sibilia. Non c’era bisogno di aggiungere altro.

  3. ANTONIO BORRASI says:

    Come se non bastasse ha sputato merda anche sul modello Riace. Vomito al pensiero di aver dato il voto al Mo’ Vi Mento nel 2013.

  4. Francesca P. says:

    Vado a colmare una piccola lacuna nell’articolo facendo notare che questo scienziato e’ stato anche ministro ombra del M5S per l’Università. Per dire.

  5. E io pago says:

    Il silenzio evita molte figuracce. Potrebbe limitarsi a incassare gli oltre diecimila euro mensili di immeritato stipendio e invece si espone a queste figuracce. Senza ritegno.

  6. Paola says:

    Che dire? Purtroppo sono ancora troppo, decisamente troppi gli analfabeti (in ogni senso) che si bevono queste panzane. E noi andiamo a bagno

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