Kim Phúc, la bambina che brucia

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eKim Phuc, “Napalm Girl”, la bambina spogliata dal napalm nei pressi di Trang Bang, provincia di Tay Ninh, Sud Vietnam, 8 giugno 1972. Foto Nick Ut/AP

Questa celeberrima foto è stata scattata l’8 giugno del 1972 nella provincia sudvietnamita di Tay Ninh, non lontano dal tempio caodaista e dal confine cambogiano. La bambina al centro, Phan Thị Kim Phúc, aveva nove anni.

Probabilmente sapeva poco o nulla delle teorie marxiste-leniniste, della geopolitica e della Guerra Fredda. Ma gli agenti chimici irrorati copiosamente dall’aviazione americana e sudvietnamita erano armi poco intelligenti: il napalm in particolare è una sostanza incendiaria che si incolla alla pelle e la ustiona, senza distinzioni tra i guerriglieri comunisti e le bambine di nove anni.

Il fotografo Nick Ut, che allora aveva 21 anni, prese Kim Phúc e altri bambini ustionati e li portò al Barsky Center, un ospedale di Saigon. «Non ce la farà», disse il primo dottore, «le ustioni sono troppo gravi». Invece ce l’ha fatta, anche se ci sono volute 17 operazioni chirurgiche e 14 mesi di ospedalizzazione. E dire che non volevano nemmeno curarla: il suo lettino poteva essere utile a qualche ferito con speranze di sopravvivenza più alte, diceva quel medico. Invece Ut insistette ed il fato volle che Kim Phúc si salvò.

L’anno seguente Nick Ut vinse un premio Pulitzer proprio per la foto di Kim Phúc, una foto che rischiava di rimanere in un cassetto. Gli stretti regolamenti dell’Associated Press vietavano di diffondere foto di nudi, a maggior ragione di bambini. Ma Ut mandò le foto a Horst Faas, capo dei fotografi dell’Ap nel Sudest asiatico, che capì immediatamente l’importanza di quelle immagini e se ne fregò dei regolamenti. In pochi giorni le fotografie della “Napalm girl” erano su tutte le prime pagine del mondo: un pugno nello stomaco dell’opinione pubblica mondiale.

La bambina, poi ragazza, divenne un simbolo della Guerra del Vietnam e dei suoi orrori. Per questo venne “usata” dal regime di Hanoi a scopi propagandistici. L’andavano a prendere dopo la scuola per portarla ad incontrare i giornalisti stranieri, si lamenterà lei. Ma la notorietà le portò anche opportunità. Negli anni Ottanta la ragazza poté studiare medicina a Cuba, dove nel 1992 sposò un connazionale, anch’esso studente a L’Avana. Gli sposi salirono su un aereo diretto a Mosca per il loro viaggio di nozze, ma non arrivarono mai in Russia. Il volo faceva scalo in Canada, e lì i due vietnamiti chiesero asilo politico. Non visitarono la Piazza Rossa ed il mausoleo di Lenin, ma in compenso si stabilirono nella tranquilla periferia di Toronto.

Oggi Kim Phúc è cittadina canadese, ha due figli, è ambasciatrice dell’Unesco e dirige una fondazione per aiutare i bambini vittime di conflitti: la Kim Foundation International. Ancora soffre, perché il napalm distrugge i tessuti in profondità. Per sempre. Le terminazioni nervose della superficie danneggiata le procurano dolori casuali e senza rimedio, e movimenti quotidiani come tenere la borsetta sulla spalla sono semplicemente troppo dolorosi, per lei. Ma nonostante tutto, oggi Kim Phúc è una donna felice:

«Avendo conosciuto la guerra, conosco il valore della pace. Avendo vissuto sotto il controllo costante del governo, conosco il valore della libertà. Avendo vissuto con il dolore, conosco il potere curativo dell’amore. Avendo vissuto in povertà, so come dare valore a cosa possiedo. E soprattutto, avendo vissuto nell’odio, nel terrore e nella corruzione, conosco il potere della fede e del perdono. […] La mia foto è un simbolo della guerra, ma la mia vita è un simbolo di amore, speranza e perdono.»

Kim Phúc, la bambina spogliata dal napalm. Foto Nick Ut

Kim Phúc, la bambina spogliata dal napalm. Foto Nick Ut

napalm vietnam

I segni del napalm americano sul corpo di Kim Phúc, una bambina vietnamita di nove anni.

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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