LA THAILANDIA FESTEGGIA IL COMPLEANNO DEL RE

Migliaia di bandiere gialle sulle finestre e una fila ininterrotta di persone inginocchiate in terra. E’ stato questo il modo in cui ieri mattina la città di Bangkok ha salutato il passaggio del nono sovrano della dinastia Chakri, Re Bhumibol Adulyadej (Rama IX), che a bordo di un veicolo scortato ha viaggiato dall’ospedale Siriraj fino al Palazzo Reale, intorno al quale la folla ha atteso per ore per potergli gridare: “lunga vita al Re!”

Di Dante Di Nanni (scritto per Giornalettismo, 06/12/2010)

LA FESTA DEL PAPA’ – Ieri ricorreva l’83esimo compleanno del Re, nato il 5 dicembre del 1927 negli Stati Uniti d’America. Il Suo compleanno e’ celebrato in tutto il paese col nome di “Wan Pho Heng Chat” (Festa del Papa’ – วันพ่อแห่งชาติ), in quanto il Re e’ considerato anche il padre di tutti i thailandesi. Tradizionalmente, all’alba di questa festa nazionale milioni di thailandesi scendono in strada e fanno delle offerte di cibo a lunghe file di monaci buddisti avvolti in sgargianti drappi arancioni. Al Palazzo Reale, Bhumibol ha concesso il primo discorso pubblico da quando nell’aprile e maggio scorso Bangkok e’ stata teatro di cinque settimane di proteste antigovernative, culminate in una sanguinosa repressione militare in cui hanno perso la vita circa 91 persone, tra le quali il giornalista italiano Fabio Polenghi. Il Re, ospedalizzato da piu’ di un anno, gode di un larghissimo appoggio popolare, tanto che molti temono una grave crisi di instabilita’ nel caso la sua situazione di salute dovesse peggiorare irreversibilmente. La popolarita’ del Re, oggetto nel suo paese di un vero e proprio culto della personalita’, e’stata palese anche ieri, con le strade della capitale piene di gente festante vestita di giallo. Nella tradizione buddista ogni giorno della settimana e’ associato ad un colore e quello del lunedi e’ il giallo, ed essendo Re Bhumibol nato in un lunedi di 83 anni fa, ecco che il giallo e’ simbolo di devozione per il presente sovrano. Sul Bangkok Post, il principale quotidiano in lingua inglese della Thailandia, ieri si contavano 45 immagini del Re. (Compresi gli inserti).

IL PIU’ AMATO, IL PIU’ LONGEVO Bhumibol e’ il sovrano regnante piu’ longevo al mondo. Incoronato Re della Thailandia nel 1946 in seguito al misterioso omicidio di suo fratello maggiore, esercita le sue funzioni da piu’ di 64 anni, 6 piu’ della Regina di Inghilterra, Elisabetta II. Secondo il britannico The Independent, il monarca thailandese e’ anche il dirigente politico piu’ ricco del pianeta, con una fortuna stimata di circa 23 miliardi di euro. Ma nonostante questo massiccio appoggio popolare – dovuto sia al suo carisma e alla sua intelligenza politica, sia a una decennale minuziosissima propaganda e alla sostanziale riscrizione della storia passata e recente – e nonostante la durezza della legge sulla Lesa Maestà che punisce ogni tipo di critica o mancanza di rispetto nei confronti della Famiglia Reale, recentemente non sono comunque mancati dei segnali di cambiamento. La crescente polarizzazione della società thailandese avvenuta negli ultimi anni sta creando uno strato sociale – piccolo e marginale ma forse in espansione- che inizia a vedere nell’istituzione della monarchia un fattore frenante nel difficile cammino della Thailandia verso una societa’ genuinamente democratica. Ad esempio, nei giorni scorsi Sombat Boonngamanong, uno dei leader del movimento anti-governativo UDDFronte Unito per la Democrazia contro la Dittatura, i cui attivisti sono meglio conosciuti come Red Shirts o Camicie Rosse – ha annunciato che avrebbe organizzato un raduno proprio il 5 dicembre, il giorno del compleanno del Re. Ma per molti turbare le celebrazioni per il Re con un evento di parte sarebbe stato un vero e proprio affronto, ragion per cui le autorita’ hanno chiesto a Sombat e agli altri organizzatori di riconsiderare la loro scelta. Il dibattito si e’ fatto presto infuocato sui giornali e sulla Rete, fino a che su Twitter un simpatizzante del PADAlleanza Popolare per la Democrazia, meglio conosciuti come Yellow Shirts o Camice Gialle – un ex soldato che si firma col nickname @pookem ha avvertito Sombat che una granata M26 “potrebbe essere lanciata sul palco” (qui il link originale in Thai). Per una ragione o per l’altra, Sombat ha poi deciso di cancellare l’evento.

WE LOVE… – Un altro episodio e’ accaduto nella giornata di ieri. Mentre in citta’ si svolgevano i festeggiamenti, con tanto di concerti, sfilate, processioni con ceri e fuochi d’artificio, su Twitter moltissimi utenti thailandesi hanno iniziato a scrivere frasi del tipo “we love the King” o “long live the King”. Immediatamente alcuni utenti, evidentemente piu’ vicini alle posizioni dell’UDD, hanno risposto con “we love Democracy” e “Long Live Freedom of Speech”, fino a che ad un certo momento e’ iniziato a rimbalzare un tweet decisamente sarcastico: We Love Burger King”. A questo tweet altri utenti, sempre per criticare indirettamente e sarcasticamente la censura, hanno risposto chiedendo la chiusura di tutti i ristoranti Burger King presenti in Thailandia per il reato di “lesa maesta’”. Questi messaggini, lungi dall’essere considerati una ragazzata o un gioco innocente, sono stati ritenuti dagli utenti Twitter piu’ realisti altamente offensivi verso il loro beneamato sovrano. Anche le versioni online di alcuni giornali nazionali hanno riportato il grave affronto. Addirittura, l’utente PrayuthSpeaks, presentandosi come un militare, ha rilanciato tweets decisamente minacciosi:

Vengeful enemies and foreigners are trying to create division. Perpetrators of #weloveburgerking will be hunted down ruthlessly like dogs [Stranieri e nemici vendicativi stanno cercando di creare divisione. I responsabili di #weloveburgerking saranno ricercati spietatamente come cani]

SORRIDERE CON LA BOCCA CHIUSA – La Thailandia e’ conosciuta come “il paese dei sorrisi”, ma le bocche dei thailandesi non possono aprirsi per molto altro. Secondo la la classifica sulla liberta’ di stampa stilata da Reporters Senza Frontiere, la Thailandia e’ solo 153esima su 178 paesi esaminati. Peggio persino della Cambogia e poco meglio di Vietnam, Cuba e Arabia Saudita. Nel 2004 era 59esima. In Thailandia i difensori dello status quo, tra i quali l’attuale governo guidato dal Sig. Abhisit, sono dell’opinione che la monarchia sia sotto attacco da parte di un gruppo di radicali e comunisti che vorrebbero indebolirne l’autorita’ e il prestigio, o addirittura abolirla. Ovviamente, qualche repubblicano e comunista in Thailandia esiste, come d’altronde nel resto dei paesi del mondo, ma la verita’ e’ che gridare al pericolo rosso e voler difendere la Corona sono state la scuse principali con cui negli ultimi 80 anni le elite thailandesesi hanno giustificato ogni tipo di regime autoritario e anti-democratico e i peggiori massacri di cittadini. E tale rimangono ai giorni nostri: delle ottime scuse per imporre la censura, impedire di discutere su alcuni temi e arginare cosi’ ogni tipo di sviluppo democratico.  Difatti, ancora oggi in Thailandia ci sono migliaia di prigionieri politici e un numero imprecisato di esiliati, mentre diversi giornali, libri, pubblicazioni accademiche e un numero compreso tra i trentamila e i centomila siti internet sono stati censurati solo negli ultimissimi anni. Nel paese che spesso i media occidentali definiscono “una democrazia” – forse perche’ rimane il miglior alleato statunitense della regione? – criticare il Re puo’ costare fino a 50 anni di galera. Secondo Chiranuch Premchaiporn, fondatrice nel 2003 del sito internet Prachathai.com e arrestata due mesi fa all’aeroporto di Bangkok, dove rientrava da una conferenza sulla liberta’ di espressione tenutasi in Ungheria:

“Internet significa trasparenza. Apre le menti. Ed questo e’ quello di cui ha bisogno la democrazia. Ma in Thailandia la Rete e’ diventata un campo di battaglia, proprio come le strade. La Thailandia deve ammettere che non e’ una vera democrazia. Sono molti i temi dei quali non possiamo parlare liberamente.”

– LONG LIVE HIS MAJESTY THE KING –

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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