Giappone: dai Disastri nasce la Cultura della Bellezza e della Transitorietà (2a parte)

Terremoti, tifoni, tsunami, incendi, vulcani, attacchi nucleari e terrorismo, il Giappone è da sempre terra di disastri, e ciò si riflette nella cultura popolare, dall’arte alla letteratura fino ai mostri, ai manga e a cartoni animati

Japan, Land of Disaster. E’ il titolo di un articolo di Britt Peterson apparso su Foreign Policy il 14 marzo. La prima parte è stata pubblicata due giorni fa: Giappone: dai Disastri nasce la Cultura della Bellezza e della Transitorietà

bambini Hiroshima

I bambini a Hiroshima nel 1948, tre anni dopo la bomba, si proteggono dalla pioggia radioattiva come possono.

I bombardamenti di Hiroshima e Nagasaki nell’agosto 1945 hanno inaugurato una nuova era di terrore in Giappone. Le conseguenze del disastro sono state incredibilmente grottesche – aggravata dal fatto che il disastro è stato prodotto dall’uomo. La risposta di molti scrittori e cineasti giapponesi è stata quella di spostare il trauma, affrontandolo in obliquo, nel campo del fantastico, attraverso mostri e regni allegorici. Ad esempio gli attacchi nucleari e le loro conseguenze di lunga durata di avvelenamento da radiazioni sarebbero state, per molti, semplicemente troppo dolorose da poter essere affrontate a testa alta, come descritto qui di seguito da Masuji Ibuse nel suo romanzo del 1966 intitolato Pioggia Nera:

“Mi sentivo come se la notte fosse arrivata, ma dopo esser stato a casa per un po’ mi resi conto che era buio a causa delle nubi di fumo nero che riempivano il cielo …. La mia pelle era come schizzata di fango. La mia camicetta bianca a maniche corte era sporca nella stessa maniera, e il tessuto era danneggiato nelle parti sporche. Quando ho guardato nello specchio, ho scoperto che ero sporco in tutto il corpo con lo stesso colore, tranne dove mi ero coperto con il mio cappuccio  ….improvvisamente ricordai di una doccia di pioggia nera che era caduta dopo che il signor Nojima ci aveva preso nella sua barca al mercato nero. Saranno state le  10 di mattina. Nubi nere cariche di temporale improvvisamente si erano dirette su di noi dalla direzione della città, e la pioggia inizo’ a cadere in strisce dello spessore di una penna stilografica. Aveva smesso quasi subito. Faceva freddo, talmente freddo da far rabbrividire anche se eravamo nel mezzo dell’estate “.

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Godzilla, una scena del classico film del 1954.

I film di Godzilla sono ben noti per la loro vivace allegoria del caos apocalittico nucleare che inghiotte Tokyo. Ma, come spiega Napier, quei film illustrano anche quello avviene dopo lo shock iniziale: il lento e triste processo di ricostruzione, come i medici cominciano aiutare le vittime delle radiazioni e dell’avvelenamento in ospedale e gli scienziati che guardano al futuro nel tentativo di prevenire il prossimo disastro. “Una delle cose che i giapponesi sono molto bravi a parlare è il seguito della catastrofe: la commozione, il lutto», dice Napier. “Già nel primo Godzilla, la qualità elegiaca si sta costituendo”, come nella musica ossessionante di Akira Ifukube.

Kobe terremoto 1995

Kobe, terremoto del 1995

Il terremoto del 1995 a Kobe, 6,8 della scala Richter, ha causato quasi 7.000 vite umane e 102.500 milioni dollari in danni. Due mesi dopo ci sono stati gli attacchi con gas velenoso di Aum Shinrikyo nella metropolitana di Tokyo, il terremoto di Kobe ha contribuito a gettare il paese in un malessere a lungo termine. Il romanziere Haruki Marukami ha scritto un libro di racconti, intitolato After The Quake (Dopo il Terremoto), che toccano il disastro in vari modi allegorici e diretti:

“Ha trascorso cinque giorni di fila davanti alla televisione, a guardare banche e ospedali crollati, interi isolati di negozi in fiamme, le linee ferroviarie recise e le superstrade crollate. Non ha mai detto una parola. Sprofondata tra i cuscini del divano, la bocca chiusa, serrata, non ha risposto nemmeno quando Komura ha parlato con lei. Non scuoteva nemmeno la testa, nessun cenno del capo. Komura non poteva essere sicuro nemmeno che il suono della sua voce giungesse fino a lei.

La moglie di Komura proveniva da Yamagata, nel nord, e per quanto ne sapesse non aveva amici o parenti che avrebbero potuto essere stati feriti a Kobe. Eppure rimase incollata davanti alla televisione dalla mattina alla sera. Non mangio’ nulla e nulla bevve e nemmeno andò mai al bagno. Almeno in sua presenza. A parte per qualche colpo occasionale del telecomando per cambiare canale, non ha mosse un muscolo”. — UFO a Kushiro, da After The Quake (Dopo il Terremoto)di Haruki Marukami

Ken il Guerriero: manga e poi cartone animato che ripresenta molti degli stereotipi della cultura giapponese e dei manga

Ken il Guerriero: manga e poi cartone animato che ripresenta molti degli stereotipi della cultura giapponese e dei manga: l’olocausto nucleare, le arti marziali, il senso del sacrificio, la tristezza, il dolore (in pratica il bushidō dei samurai), l’amicizia e l’amore.

Il mondo post-apocalittico abbraccia tutta la letteratura giapponese moderna, sia quella più intellettuale sia quella più popolare. Kobo Abe ha scritto The Ark Sakura che parla degli abitanti di un bunker sotterraneo, mentre Kenzaburo Oe in The Pinch Runner Memorandum descrive un uomo e suo figlio handicappato che lottano per salvare il mondo dalle forze del caos, tra cui, a un certo punto, un terremoto che minaccia di rovesciare l’ordine sociale. Sul lato più popolare troviamo invece Japan Sinks (Il Giappone Affonda), di Sakyo Komatsu, pubblicato nel 1973 e poi ristampato dopo il terremoto di Kobe. Un film dallo stesso nome, con la stessa trama è uscito lo stesso anno (ed è stato rifatto nel 2006). Il suo trailer contiene l’agghiacciante slogan:

“Si comincia con terremoti sconvolgenti! Poi vengono tempeste di fuoco! Ma il peggio deve ancora venire… Onde Giganti!”

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Evangelion

Poi ci sono gli anime e manga: il subconscio selvaggio collettivo del fumetto e del cartone animato giapponese, in cui  l’apocalisse prende le sembianze di erotiche bestie demoniache, come nella serie Overfiend, o è caratterizzata dal potere magico delle ragazze, come in Nausicaa of the Valley of the Wind e nel recente film Ponyo, in cui una giovane donna-pesce provoca uno tsunami distruttivo nel tentativo di diventare umana. Molti classici anime e manga si svolgono in universi millenari, tra cui la serie di Evangelion e Akira. Evangelion è la storia di una guerra tra un’unità para-militare e un gruppo di angeli vendicatori in una Tokyo che è stata devastata da un terremoto e uno tsunami, seguiti da una mega-esplosione. Napier afferma, è “vera apocalisse psicologica… queste opere descrivono un senso di disagio interno e di preoccupazione per il futuro”. E aggiunge: “Ecco perché è così tragico quello che sta succedendo adesso con il terremoto: è la realizzazione di un sacco di preoccupazioni che hanno afflitto il Giappone negli ultimi 10 anni o giù di lì”

tsunami japan

Tsunami 2011

Non è chiaro come il Giappone risponderà alla sua ultima catastrofe. Certo, i giapponesi hanno lunga familiarità con l’orrore di una catastrofe di scala epica come questa ma, al tempo stesso, ogni nuova scossa ha provocato una scossa parallela di assestamento culturale, dai miti Meiji fino ai nuovi manga. Ma il Giappone ha sempre ricostruito il paese tessendo il trauma nella sua cultura. L’unica domanda è quali saranno i nuovi mostri che il trauma di questi giorni portera’  alla superficie.

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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