Elezioni in Thailandia: il Trionfo dei Rossi analizzato in 10 punti

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Yingluck Shinawatra. Foto da Bangkok Post.


Bangkok – I Rossi hanno trionfato, aggiudicandosi la maggioranza assoluta dei seggi.
Dopo la dozzina di articoli delle ultime settimane e il commento a caldo di ieri, ecco una sintetica analisi del risultato divisa in 10 punti:

1)  Che piaccia oppure no, il popolo si e’ espresso con chiarezza: il Pheu Thai ha stravinto e ora ha tutto il diritto di governare. Ma una parte della nazione gli rimane ostile. Dunque il paese rimane diviso, socialmente e geograficamente: i poveri amano Thaksin, ma i ricchi, la Corona e l’esercito lo odiano; il nord e’ rosso, ma il sud e’ blu. Il governo dovrà fare molta attenzione e lavorare seriamente su un piano di riconciliazione nazionale.

2) Thaksin dice che e’ pronto a rimanere all’estero, se il suo rientro può causare problemi. Ma fino a quando? Un uomo della sua eta’ e del suo ego non e’ tipo da accettare di buon grado la pensione anticipata. Il problema e’ che il carismatico Thaksin rimane una figura estremamente controversa: egli e’ tanto idolatrato da una parte della nazione quanto e’ demonizzato dall’altra. Ma in un quadro di riconciliazione nazionale, ogni progetto di amnistia e di far rientrare in patria il controverso ex premier andrebbe nella direzione opposta. Per questo Thaksin finirà per diventare un problema spinosissimo da gestire proprio per sua sorella Yingluck. Se vogliamo, il vero test per la futura stabilità del paese ruoterà intorno alla variabile Thaksin.

3) Sembra che i militari rispetteranno l’esito delle elezioni. (Si dice sia stato stretto segretamente un accordo di compromesso.) Il paese potrebbe riprendere fiducia nel processo elettorale e nelle regole della democrazia liberale e tornare ad avviarsi per il difficile sentiero del processo di democratizzazione. Far tornare i carri armati nelle strade di Bangkok sarebbe cosa barbara e stupida: sarebbe una farsa, significherebbe birmanizzare il paese. C’e’ da sperare che a nessuno venga in mente di commettere nuovamente un tale crimine.

4) Onore alla Thailandia: avrà per la prima volta una donna come capo del governo: Yingluck Shinawatra, per gli amici Pou (granchio). E’ un successo che arriva prima che in nazioni del primo mondo come gli Stati Uniti o l’Italia.

5) Speedy Yingluck. La leader del PT entrerà probabilmente nel Guinness dei Primati: potrebbe essere la prima persona al mondo a diventare primo ministro dopo essere scesa in  in politica da pochissime settimane.

6) Abhisit e il PP (Partito Democratico) riperdono, nonostante tutti gli aiuti da parte dell’establishment. Abhisit ha fatto i compimenti a Yingluck e si e’ dimesso da leader del partito. Ora il PP dovrebbe prendere atto della realtà: rappresenta gli interessi della minoranza e dei poteri forti. Di fronte alla oramai evidente coscienza di classe sviluppata negli ultimi anni dai ceti meno abbienti, il ruolo del PP per i prossimi dieci o vent’anni potrebbe essere quello dell’opposizione. Ma e’ un ruolo che sapranno accettare?

7) Le Camicie Gialle sono state pesantemente ridimensionate. La loro ridicola campagna politica contro il voto e’ stata un flop assoluto. Questo dimostra che i gialli rappresantano oramai pochissimi cittadini. Quasi nessuno, a dire la verità, se si esclude quel piccolo gruppo di borghesi ultra-nazionalisti della capitale che scannerebbero i cambogiani per toglierli un tempio khmer. L’indebolimento delle camicie gialle e’ un fatto positivo per Yingluck, ma guai a ridare fiato alle loro trombe.

8 ) I partiti piccoli conteranno tanto. Vista la maggioranza risicata del PT, che potrebbe essere ulteriormente ridimensionata dalla spada di Damocle delle squalifiche, i piccoli partiti che entreranno nella coalizione di governo potrebbero finire per assumere un discreto potere di veto. Tanto per capirci, un po’ come l’UDEUR nel governo Prodi II.

9) Cosa succederà nel caso di nuove scaramucce di confine con la Cambogia?

10) Il conflitto sociale di questo paese non terminerà con questo voto. Chi lo pensa e’ un illuso. Un paese non passa da un’era semi-feudale e non democratica a una moderna e democratica con un colpo di bacchetta magica. Per maturare, questo processo avrà bisogno ancora di decenni.

Buona fortuna, Thailandia.

Alessio Fratticcioli
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About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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