Libia tra Rivoluzione e Complotto

 

Siamo perplessi nel sentire questa gente dire “vogliono solo il vostro petrolio!” Prendevano il nostro petrolio prima e lo prenderanno ora. E’ normale, e’ il commercio. E’ cosi che la nostra economia crescerà: vendendo il petrolio. Cos’altro dovremmo farci? Estrarlo, metterlo nei barili e poi tenerceli dentro casa come soprammobili? La differenza e’ che ora faremo buon uso dei soldi del petrolio. Li utilizzeremo per il popolo libico, per le infrastrutture, per la sanità …  (Libyan Youth Movement)

PETROLIO E AMERICANI – C’e’ molto ottimismo nelle parole dei giovani libici. E non potrebbe essere altrimenti. Pero’ penso che il senso della loro critica al “vogliono solo il vostro petrolio!” sia giusto. E mi pare giusto anche il ragionamento che con il passaggio da un regime autocratico e liberticida a uno più democratico i proventi del petrolio potrebbero arrivare di più al popolo, alla collettività. Questo, ovviamente, non significa negare che ogni società sia caratterizzata da ingiustizie sociali e che i proventi delle materie prime in Libia, come in Italia o come in Norvegia, finiscono inevitabilmente più nelle tasche di qualcuno che nelle tasche di altri. Questo, ovviamente, non significa nemmeno negare che ci possano essere dei militari stranieri che stanno combattendo insieme ai ribelli, contro Gheddafi e i suoi mercenari.

COMPLOTTISMO – Ma da qui a finire nel complottismo ce ne vuole. Ritengo dunque semplicistico e in definitiva errato scrivere, come fa Giulietto Chiesa, che «Non c’è stata alcuna insurrezione di popolo: è stato tutto studiato a tavolino in Occidente. Questa descrizione dell’anelito dei popoli arabi alla democrazia occidentale è una delle falsificazioni più clamorose che siano state inventate nell’epoca moderna».

REAZIONARI – Due considerazioni a riguardo. La prima e’ che una frase del genere mi pare del tutto simile alle frasi che alcuni hanno avuto il coraggio di utilizzare riguardo alla Rivoluzione Ungherese del 1956, alla Primavera di Praga del 1968 e alle Rivoluzioni del 1989 in tutti i paesi dell’Europa Centrale e Orientale. Di fatto, significa stare dalla parte dei Ceaucescu e dei Gheddafi contro i rivoluzionari. Dalla parte del potere contro il popolo.

PRIMAVERA ARABA – Secondo punto. Come si può riuscire a dire che l’anelito alla democrazia e’ assente tra i popoli arabi? Tali popoli anelerebbero dunque solamente a regimi autoritari o teocratici? O non anelerebbero proprio a nulla, e sarebbero totalmente privi del minimo interesse per la gestione della cosa pubblica? I giovani che negli ultimi mesi si sono dati fuoco, si sono fatti spezzare le ossa o ammazzare nelle piazze, hanno lasciato le proprie case e preso le armi, in TunisiaLibia, Egitto, Siria, Bahrain e via dicendo… nessuno di loro avrebbe alcun anelito democratico? Suvvia, mi pare che tale ragionamento, oltre ad essere un insulto per chi ha perso la vita e per chi sta ancora marcendo nelle prigioni o lottando nelle strade, finisca dritto verso un fondamentalismo culturale non dissimile rispetto a quello fallaciano, un “orientalismo” che divide la realtà tra “noi” e “loro”, occidente e oriente, progresso e barbarie, polis e deserto.

FUTURO – Detto questo, non oso nemmeno negare che i libici siano divisi su come dovrebbe essere il futuro del loro paese, e che a combattere contro le truppe di Gheddafi ci siano ‘democratici’ che vorrebbero costruire uno stato laico e moderno come la Turchia, ma anche islamisti radicali che sognano un califfato o uno stato teocratico. Ma questa e’ una caratteristica della pars destruens: l’essere uniti solo nel rovesciamento degli idoli. E difatti i libici oggi sono uniti nel disprezzo verso Gheddafi, definito un “assassino crudele, stupido e inumano”, ma ancora non sanno cosa ne sara’ del loro paese dopo Gheddafi. Il punto e’ che oggi i libici vogliono riprendersi il potere dalle mani di un dittatore e non hanno truppe di occupazione straniere nel loro territorio. Ergo, i libici sono più padroni del loro futuro rispetto a ieri. E questo e’ già molto. Si chiama rivolta, o rivoluzione.

[Eccovi qualche foto, da Boston Globe Big Pic del 21 agosto26 agosto. Seguendo i link ne troverete molte altre]

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
Alessio Fratticcioli

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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