Thailandia, Bangkok ancora assediata dall’alluvione

Lo spettro dell’alluvione che da mesi sta devastando il centro della Thailandia da giorni si è impadronito anche di Bangkok. Sabato governo e protezione civile hanno annunciato che il peggio potrebbe essere passato. Nonostante questo, il livello di pericolo rimane incerto e l’acqua continua a sommergere le strade di diversi quartieri di questa metropoli di 10 milioni di persone.

Abitazioni, alberghi e mercati lungo i fiumi e i canali sono già parzialmente inondati. L’animato viale di Sukhumvit è stato invaso in alcune zone da decine di centimetri d’acqua. Anche il primo piano del Palazzo Reale è stato profanato dall’acqua, mentre la maggior parte del centro di Bangkok rimane, per ora, asciutto.

Più di due mesi di piogge incessanti, molto superiori alla media stagionale, hanno letteralmente flagellato la Thailandia. Le province centrali del paese, a nord di Bangkok, sono allagate da tempo. L’antica capitale del Siam, Ayutthaya, patrimonio mondiale dell’Unesco, giace sotto diversi metri d’acqua. Il cuore del paese è diventato un immenso lago di miliardi di metri cubi d’acqua, una cifra di gran lunga maggiore rispetto alla capacita di assorbimento del suolo. Questa massa liquida si sta dirigendo lentamente verso il mare. Ma tra il centro del paese e la costa c’è Bangkok, il cui sistema di canali non è stato più in grado di deviarne la flusso.

Negli ultimi giorni a Bangkok l’acqua è salita per via di due fenomeni naturali: le maree che spingono da sud e l’arrivo dell’immensa massa d’acqua che scende da nord. Per ora Bangkok è praticamente un’isola. Collocata in una depressione di appena due metri sopra il livello del mare, Bangkok è tagliata in due dal fiume Chao Phraya, che è esondato in diversi tratti, sfiorando i 2 metri e mezzo sopra il livello del mare.

La protezione civile aveva invitato i cittadini della capitale ad «andare in vacanza» o a visitare parenti in province non a rischio. mentre il governo del Regno aveva proclamato cinque giorni festivi straordinari per Bangkok e altre 20 province coinvolte dalle inondazioni. Il portavoce del Ministro della Difesa, il colonnello Thanathip Sawangsaeng, ha messo a disposizione della protezione civile 50.000 soldati e 2.000 veicoli.

Il governatore di Bangkok, Sukhumbhand Paribatra, aveva annunciato invece che la situazione non sarebbe stata drammatica. «Sono il responsabile della sicurezza della capitale», ha detto Sukhumbhand, «e credo che non tutti i quartieri saranno allagati». In precedenza, Sukhumbhand si era reso protagonista di un rito religioso brahamanico molto reclamizzato consistente nel pregare la dea del fiume e chiederle di risparmiare la città dalla sua ira.

Al contrario, la premier Yingluck Shinawatra si era presentata in televisione martedì scorso per spiegare alla nazione che Bangkok sta affrontando una crisi eccezionale. La premier ha ammesso candidamente che la città «non è preparata» e che pensare di fermare l’alluvione sarebbe stato impossibile. «La quantità di acqua è gigantesca», ha detto il primo ministro. «Una parte dovrà passare inevitabilmente attraverso Bangkok, ma cercheremo di farla passare il più rapidamente possibile». La premier aveva aggiunto che non sarebbe stato possibile preventivare ne la quantità di acqua che invaderà le strade ne per quanto tempo persisterà.

Secondo gli esperti, Bangkok rimane a rischio e potrebbe essere sommersa dai pochi centimetri ai due metri, a seconda delle zone. La crisi potrebbe durare per quattro o sei settimane. Nel peggiore dei casi la produzione e il rifornimento di cibo, acqua e altri beni essenziali potrebbe risultare difficile. I funzionari della sanità sono stati messi in allarme per la possibilità del diffondersi di malattie trasmesse dall’acqua stagnante e contaminata da rifiuti umani.

Mentre continua la minaccia sulla capitale assediata, centinaia di migliaia di cittadini hanno deciso di seguire i consigli di governo e protezione civile e fuggire dalla citta. Popolari luoghi di villeggiatura come Pattaya, Cha Am e Hua Hin sono stati presi d’assalto. Per gli sfollati di Bangkok gli alberghi stanno concedendo sconti fino al 75%. Allo stesso tempo, chi è rimasto sta fronteggiando diverse sfide. I supermercati sono stati presi d’assalto e gli scaffali si sono svuotati. L’acqua in bottiglia e i generi alimentari più comuni come pane e uova scarseggeranno. Gli abitanti dei quartieri ancora asciutti si preparano anche erigendo barriere di sacchi di sabbia e costruendo muri di cemento improvvisati intorno alle proprie abitazioni.

Le alluvioni hanno già causato circa 400 morti nel paese, ma alla tragedia umana va aggiunto anche il disastro economico generato dai raccolti compromessi e dalle attività commerciali danneggiate, con fabbriche, magazzini, e negozi allagati e chiusi. Ora, se anche la capitale dovesse essere inondata severamente, l’interruzione della produzione industriale di un’area che crea quasi il 50% della ricchezza nazionale causerebbe danni colossali. Su questo fronte, l’obiettivo è salvare con ogni mezzo il cuore produttivo del paese. Secondo il ministro delle Finanze i disastri naturali ammontano già a una cifra pari al 2 per cento del Pil del 2011. La produzione potrebbe subire danni molto superiori ai 7 miliardi di dollari stanziati dal governo per risollevare le zone colpite.

Di fronte a questa tragedia, da più parti si levano accuse verso le autorità, i cui paradossi e la confusione sono andati aumentando insieme alla morsa dell’acqua sulla città. Si evidenziano le voci discordanti, le cose dette e poi smentite, le informazioni che cambiavano come sull’onda delle maree, le dichiarazioni della protezione civile contraddette dal governatore di Bangkok, le misure disposte dal governo ma che l’esercito non pareva eseguire con celerità. In sostanza, l’impreparazione di fronte a una crisi annunciata.

 

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About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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