La Scimmia d’Oriente: intervista a Marco Ferrarese (Parte 5)

Marco Ferrarese

Italiani in Asia – Eccoci alla quinta e ultima parte della nostra lunga chiacchierata con Marco Ferrarese. Fotografie di Kit Yeng Chan.

(Alla prima parte) 

(Alla seconda parte)

(Alla terza parte)

(Alla quarta parte)

Raccontaci una cosa incredibile che ti e’ capitata in questi anni di viaggi nel mondo.

Sai cosa? Quando ci pensi e vuoi dirle, queste cose non saltano fuori. Quando poi non ci pensi, ti tornano tutte in mente ma non e’ il momento per dirle. La parola “incredibile” poi ha vari significati… vuoi sapere qualcosa di strano, interessante, umanitariamente grande, raro, o solo stupido? No perché me ne son successe di tutti i colori… e in tutte le parti del mondo che ho visitato… che so, una volta ho partecipato al raduno dei nazionalisti serbi sulla Crna Gora, ora Montenegro, accompagnando Giulio the Bastard, e’ stato abbastanza incredibile. Bambini con pistole, mai visti prima di allora.

Ah ah, OK questo esula un pochino dal nostro interesse per l’Asia. Ma dimmi, in tutta sincerità, potendo tornare indietro rifaresti questa scelta di vita sradicata e dedicata alla scoperta del mondo?

Si. Forse sarei andato prima in Sud America, ma e’ invece andata cosi e non me ne rammarico. Mi piace troppo conoscere e viaggiare, e in ogni modo l’estremo Oriente mi pare ancora uno dei posti piu’ culturalmente diversi e interessanti rimasti al mondo. Vedere il suo sviluppo e radicale cambiamento e’ un privilegio storico, secondo me. Spero solo non facciano troppi errori e sappiano distinguere la propria via asiatica, senza pedissequamente copiare il peggio dall’occidente, come sta succedendo ampiamente.

Molti italiani sognano di trasferirsi e vivere in Asia, da parte tua cosa ti senti di consigliare?

Piedi per terra. Quello che avete visto nei film e letto nei libri di Terzani e’ una realta’ molto diversa. La corte del Siam come descritta in “Anna_e_il_re_del_Siam” non esiste piu’, cosi’ come il palazzo di Kublai Khan o il Maharaja bianco del Sarawak. Le citta’ sono caotiche, inquinate, sporche e in via di sviluppo. Ci sono centri commerciali ovunque e la magia dell’Oriente e’ probabilmente piu’ viva nella nostra immaginazione che non in qualsiasi strada pechinese. Sapendo questo, l’Asia e’ enorme e nasconde moltissime realta’ e situazioni differenti, e sicuramente ce ne possono essere alcune che si adattano al vostro stile di vita. Le differenze sono due: fare l’expat con una azienda alle spalle che paga salario del vostro paese (quasi sempre una fortuna in moneta locale) e vivere in una bolla di sapone cercando l’occidente in Oriente, o cercare la realta’ e l’equilibrio delle cose, spesso mangiando la merda. Io ho scelto la seconda, e pochi appartenenti alla prima sono degni del mio rispetto, mi spiace.

Dunque qual’e’ a tuo avviso l’atteggiamento mentale migliore per chi si accinge a trasferirsi in Asia?

Mi sento di consigliare di partire con la mente aperta, tanta pazienza e un grande spirito di adattamento. Le cose migliorano col tempo e con una continua scoperta. Ricordando che non tutte le cose che normalmente si fanno a casa nostra qua si fanno a porte aperte. Ci sono problemi qua come ovunque, e raramente ho visto gente che anche vivendo in Asia da anni non si lamenta di qualche cosa. Ci sono migliaia di modi per vivere questo continente, ma soprattutto l’italiano spesso decide di vivere i piu’ superficiali. Un po’ come gli asiatici in Europa, che formano delle comunita’ chiuse e semi-inaccessibili, come ad esempio le lobbies della ristorazione cinese… insomma consiglio di premunirsi bene di sapere che si sta andando in paesi lontani dal nostro non solo migliaia di chilometri, ma di anni luce. Per forza le cose devono girare diversamente, no?

Sono d’accordo. Dimmi la cosa piu bella che hai trovato in durante il tuo girovagare.

In America, la demistificazione di tanti sogni in una bolla di realta’. Importante. In Asia, almeno fuori dalle grande metropoli, uno stile di vita più lento e pacato che in un certo senso riesce a sedare l’inquietudine che avevo in Italia. Questa e’ anche una perdizione, in un certo senso, ma ognuno ha i suoi problemi.

E cosa ti ha lasciato l’Italia?

L’Italia mi ha dato una cultura solida e le possibilita’ di condurre una vita piu’ o meno votata ai miei interessi. Ho avuto pazienza e voglia di fare e mandando avanti un discorso musicale indipendente, che e’ quasi combattere una crociata ideologica in un paese come l’Italia, ho imparato ad andare avanti nelle mie cose anche davanti a mille avversita’. Questo mi ha sicuramente preparato ad affrontare tutte le avventure e i periodi duri che mi sono capitati negli ultimi quattro anni. Dunque, sebbene non fossi troppo soddisfatto delle mie possibilita’ in patria, devo riconoscere che il vivere in Italia mi ha permesso di avere una buona capacita di adattamento e sopravvivenza e un desidero esplicito di cercare di non tornare per lungo tempo.

Cosa ti manca dell’Italia?

Poco e niente. La mia collezione di dischi, le chiacchierate con pochissimi veri amici che qua e’ difficile farsi, e qualche ricorrenza particolare come il Natale, che qua non ha senso. L’atmosfera in famiglia, intendo. Per quanto pacchiano possa suonare, queste cose un po’ mi mancano. Per il resto, l’Italia per me e’ lontana, ed il viverci e’ un ricordo. Ci sono stato per 26 anni, direi che e’ possibile usare un po’ della propria vita anche altrove dove ci si sente meglio.

Salutandoti, augurandomi di rivederti presto e augurandoti buona fortuna per tutti i tuoi molteplici progetti, ti chiedo anche un’utlima domanda: dove sarai tra dieci anni e dove vorresti essere?

Spero di non essere sotto alcuni metri di terra, innanzitutto. Probabilmente saro’ dove vorro’ essere, come hai detto. Quasi certamente, non a fare qualche lavoro che non mi stimola e che mi rende la vita un supplizio. Meglio meno soldi e piu’ liberta’. Voglio muovermi.  Velocemente o lentamente. Magari saro’ ancora in questa parte del mondo, ma piu’ probabilmente arrivatoci di nuovo, dopo aver dato una “volta al mondo”, che suona romantico come per i viaggi di un tempo.

Grazie mille, Marco. Ciao e un grosso in bocca al lupo.

Grazie a te, Alessio.

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
Alessio Fratticcioli

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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