La Thailandia nel 1960 (video)

Un filmato del 1960 sulla Thailandia della Pan American Airways. Il maggior punto di interesse di questo video, a mio avviso, è il modo in cui vengono descritti i ‘nativi.’ Come da copione, il popolo thailandese  viene definito “gentile, paziente, rispettoso della legge e amante della libertà.”

Il narratore dimentica che all’epoca il paese era un regime fantoccio degli Stati Uniti e che il popolo thailandese era alla mercé del feldmaresciallo Sarit Thanarat.

Ecco chi era Sarit Thanarat:

Nel 1947 un colpo di stato militare a Bangkok rovesciò il governo democraticamente eletto dell’ammiraglio Thawal Thamrong Navaswadhi. Tra i golpisti figurava un giovane colonnello di nome Sarit Thanarat. Dieci anni dopo, ormai divenuto feldmaresciallo, Sarit guidò il colpo di stato che rovesciò un altro governo, quello di Pibulsonggram. Sarit sostituì Pibul con il vice primo ministro Thanom. L’anno seguente, Sarit organizzò un ennesimo colpo di stato, costringendo Thanom alle dimissioni e prendendo le redini del Regno della Thailandia in prima persona.

Sarit abolì la costituzione, sciolse il parlamento, bandì tutti i partiti politici eccetto il suo, chiuse 18 giornali, pose serie limitazioni alla libertà di parola e decretò la legge marziale. Consolidato il potere nelle sue mani, cercò di legittimare il suo regime autoritario con l’appoggio popolare. Per farlo, si servì di tre strumenti: amore, odio e denaro. Amore verso la figura semidivina del re, odio verso un nemico esterno e la diffusione del benessere. Sarit ridiede lustro all’istituzione monarchica svilita da Pibulsonggram, introducendo persino l’obbligo di suonare l’inno reale nei teatri prima della proiezione di ogni film o dell’inizio di ogni spettacolo. Ancora oggi, è di rigore alzarsi in piedi in segno di rispetto, pena l’arresto.

Il dittatore seguì per filo e per segno i consigli di Stati Uniti e Banca Mondiale per sviluppare l’economia del Regno…

Nel 1963 Sarit morì, amatissimo, secondo la versione ufficiale, dai suoi cittadini, e soprattutto stimatissimo da re Rama IX, che gli dedico ventuno giorni di lutto nazionale. Il dittatore passo’ a miglior vita dopo aver messo da parte una fortuna personale di circa 140 milioni di dollari …

In questo video gli Stati Uniti dipingevano come “gentile, paziente, rispettoso della legge e amante della libertà” un popolo sottomesso al suo neocolonialismo e ad una brutale dittatura militare capitanata da un tizio che prendeva gli ordini e i soldi da Washington. Privati di ogni diritto costituzionale, i dissidenti thailandesi potevano essere prelevati dalle loro abitazioni, interrogati, torturati, incarcerati per lunghi periodi e in alcuni casi uccisi.

Dopo la morte di Sarit, sotto il regime militare dei sui successori negli anni Sessanta e Settanta, migliaia di dissidenti sfuggirono alla repressione dandosi alla macchia, da dove fecero partire una insurrezione armata di stampo maoista contro la dittatura filo-americana i Bangkok. La guerriglia proseguì fino agli inizi degli anni Ottanta, quando gli ultimi guerriglieri deposero le armi nel quadro del mutato contesto internazionale che aveva visto la Cina tagliare ogni aiuto ai comunisti thailandesi in seguito all’alleanza di fatto tra Pechino, Bangkok, e Washington in chiave anti-vietnamita. Con l’amnistia per i reati politici varata dal primo ministro, Generale Prem Tinsulanonda, i “terroristi comunisti” thailandesi sopravvissuti all’esperienza insurrezionale vennero graziati e tornarono alla vita borghese.

Il video in questione è, ovviamente, un’opera mistificatoria volta a sostenere l’imperialismo americano.

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Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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