Birmania, l’odio anti-musulmano si diffonde

myanmar Meiktila

Nella città birmana di Meiktila la maggioranza buddista ha attaccato la minoranza musulmana provocando decine di morti, centinaia di feriti e migliaia di sfollati. (Photo by BBC)

Pubblichiamo un articolo di Alessandro Ursic, scritto per La Stampa il 27 marzo.

Dopo le violenze nel Rakhine l’anno scorso, ora gli scontri coinvolgono le pianure centrali. In un cortocircuito tra buddismo e nazionalismo che rischia di degenerare

DI ALESSANDRO URSIC (@aleursic)

Quando scrissi questo pezzo, Birmania, tira aria di Kosovo”, lo stato birmano occidentale di Rakhine era in fiamme. Scontri tra buddisti e musulmani di etnia Rohingya, presto degenerati in pogrom contro questi ultimi, provocarono almeno un centinaio di morti e furono seguite da una nuova caccia al musulmano in ottobre. Mentre il potenziale per nuove violenze appariva evidente a chi segue le vicende del Paese, tra i birmani prevaleva la tentazione di minimizzare il problema, riducendolo a una sacrosanta difesa della patria di fronte all’invasione demografica dei “bengalesi” che non appartengono al tessuto etnico del Paese.

Ora l’odio è esploso di nuovo, ma a centinaia di chilometri di distanza e in un contesto completamente diverso rispetto al Rakhine. La città di Meikthila, dove la settimana scorsa le violenze hanno causato almeno 40 morti e 12 mila sfollati quasi esclusivamente musulmani, si trova nelle pianure centrali del Paese, tra la capitale Naypyidaw e Mandalay. Le vittime non sono Rohingya, ma musulmani pienamente riconosciuti come cittadini birmani. E dopo che il governo ha proclamato lo stato di emergenza, dando maggiori poteri all’esercito a Meikthila, nuove violenze contro i musulmani sono state segnalate in alcuni villaggi vicini e persino a Bagu, vicino a Yangon.

La genesi degli ultimi scontri è tutta da verificare. A Meikhtila, la versione divenuta ufficiale è che tutto sia iniziato da una lite in un’oreficeria, tra due venditori buddisti e i gestori musulmani; da lì, centinaia di case, negozi e almeno cinque moschee sono state date alle fiamme. In molti, specie in Birmania, vedono la mano di sabotatori esterni. Chi ci guadagna? Il governo e l’influente esercito, che prima lasciano divampare le violenze – Meikthila è una città di guarnigioni militari – e poi intervengono ponendosi come pacieri e bastioni contro la presenza islamica, ufficialmente il 5 per cento della popolazione ma percepita come in crescita, demografica ed economica.

Il voler sempre vedere un colpevole esterno sta però diventando una comoda scappatoia per un Paese dove i segnali di una islamofobia crescente si moltiplicano ogni giorno. Basta leggere deliri nazionalisti del monaco Wirathu per capire che l’odio è ormai ben oltre i livelli di guardia; le accuse e gli stereotipi contro i musulmani ricordano quelli contro gli ebrei in Germania negli anni Trenta. Negli ultimi mesi in Birmania si è diffusa una campagna nazionalista di boicottaggio contro il commercio gestito da musulmani, un movimento definito neo-nazismo buddista dal giornale Asia Sentinel.

Dal mio viaggio nello stato Rakhine lo scorso novembre, ero ritornato con la netta impressione che la questione della cittadinanza e della “invasione” dei Rohingya fosse solo un pretesto per scatenare un odio che covava da tempo (già le violenze dello scorso ottobre ebbero come vittima musulmani non Rohingya). Decenni di dittatura militare, con il suo costante sforzo di coniugare buddismo e nazionalismo birmano, hanno prodotto un’intolleranza diffusa verso la minoranza musulmana. E ora che il tappo della dittatura è saltato, il rischio che le violenze si diffondano nel Paese è elevatissimo.

[Fonte articolo: Asian Express. Fonte immagine: BBC]

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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