Thailandia: l’opposizione marcia sul Parlamento

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Un uomo cerca di forzare il cordone della polizia durante una protesta fuori dal Parlamento. Bangkok, Thailandia, 8 agosto 2013. Foto Athit Perawongmetha/Reuters/Contrasto

Abhisit guida i suoi pochi fedeli in una ‘marcetta’ sul Parlamento per protestare contro il decreto di amnistia. Le Camicie Gialle rimangono al parco. Il Parlamento continua a discutere 

BANGKOK (Asiablog) – Circa 2.500 manifestanti anti-governativi hanno marciato sul Parlamento di Bangkok, in Thailandia, questo mercoledì pomeriggio. Il piccolo gruppo di attivisti era guidato da Abhisit Vejjajiva e Suthep Thaugsuban, i due principali leader dell’ultra-monarchico e filo-militare Phak Prachathipat (Partito Democratico). La protesta intendeva bloccare i lavori del Parlamento, che quest’oggi prevedevano il delicato voto su un controverso decreto di amnistia. Secondo i sostenitori della legge, essa dovrebbe servire a riconciliare una nazione irrimediabilmente divisa in seguito al colpo di stato del 2006 alla sanguinosa repressione militare del 2010, nella quale perse la vita anche l’italiano Fabio Polenghi.

MARCETTA SUL PARLAMENTO. Giunti di fronte al Parlamento, Abhisit e Suthep, sotto processo con l’accusa di omicidio, hanno chiesto alle forze dell’ordine di lasciar passare la folla. Di fronte all’ovvia risposta negativa della polizia, i due politici hanno ringraziato i manifestanti ed hanno chiesto loro di disperdersi. In seguito, i parlamentari del Phak Prachathipat sono entrati in Parlamento per partecipare alla discussione del disegno di legge. I temuti scontri tra manifestanti e forze dell’ordine sono stati quasi del tutto assenti, con l’eccezione di pochi attimi di tensione quando, di fronte alle barricate montate dalla polizia, alcuni manifestanti hanno lanciato delle bottiglie d’acqua contro il generale della polizia metropolitana, Khamronwit Thoopkrachang, mentre stava cercando di negoziare con i capi della marcia. La polizia ha arrestato sette persone.

AMNISTIA. Le Camicie Rosse, il movimento popolare che appoggia Yingluck e il partito di maggioranza Pheu Thai, sostengono l’amnistia in quanto “sarebbe il metodo più veloce per liberare i prigionieri politici.” All’interno del parlamento, il disegno di legge di amnistia, proposto da un deputato del partito Pheu Thai, Worachai Hema, è stato discusso nel pomeriggio e poi ancora fino a tarda sera. Infine la discussione è stata sospesa e rimandata al giorno seguente, con importanti dettagli della legge ancora definire.

GIALLI AL PARCO. Nel frattempo, 300 simpatizzanti delle ex Camicie Gialle, ora ribattezzatesi ’“Esercito Popolare Contro il Regime di Thaksin,” sono accampate da tre giorni al parco Lumpini “in attesa che un numero maggiore di persone si unisca alla protesta.” “Per oggi restiamo accampati qui,” ha detto uno degli organizzatori al Bangkok Post. “Stiamo aspettando altri attivisti. Stanno arrivando da altre province.”

ONU: I CRIMINALI VANNO PROCESSATI. La Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha esortato il governo thailandese a non approvare una legge di amnistia che potrebbe consentire ad alcuni gravi reati di restare impuniti. Cécile Pouilly, portavoce per dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, ha dichiarato che il disegno di legge in discussione questa settimana dal Parlamento di Bangkok potrebbe perdonare le persone coinvolte negli abusi durante la repressione militare contro i manifestanti anti-governativi nel 2010. Pouilly ha chiesto al governo thailandese di garantire che qualsiasi misura di condono “escluda coloro che si sono responsabili di violazioni dei diritti umani,” aggiungendo che il Governo dovrebbe “prendere misure per perseguire i responsabili di tali violazioni”. Secondo Pouilly, il Governo di Bangkok ha il dovere di chiedere ai responsabili dei quasi 100 morti della repressione contro le Camicie Rosse del 2010 di rispondere delle loro azioni. Per un paese come la Thailandia, dove le élite monarchico-militari godono di una impunità atavica, un semplice processo ai responsabili della strage costituirebbe un precedente storico e legale semplicemente rivoluzionario.

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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