L’immigrato

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Lasciare l'Italia per una vita migliore. Emigranti toscani diretti in Nuova Zelanda, anni Novanta dell'Ottocento. Autore ignoto.

“Come Socrate, l’immigrato è atopos, senza luogo, fuori posto, inclassificabile. Paragone, questo, che non è fatto soltanto per nobilitare in virtù di un riferimento: né cittadino, né straniero, né veramente dalla parte dello Stesso, né totalmente dalla parte dell’Altro, l’“immigrato” si colloca in quel luogo “bastardo” di cui parla anche Platone, al confine tra l’essere e il non-essere sociale. Fuori posto, nel senso di sconveniente e inopportuno, suscita imbarazzo. E la difficoltà che si prova a pensarlo – persino da parte della scienza, che spesso riprende i presupposti o le omissioni della visione ufficiale – non fa che riprodurre l’imbarazzo che crea la sua ingombrante esistenza. Ovunque di troppo, tanto nella società d’origine quanto in quella d’accoglienza, l’immigrato costringe a ripensare interamente la questione dei fondamenti legittimi della cittadinanza e della relazione fra Stato e nazione, o nazionalità.”

Pierre Bourdieu, prefazione a “L’immigrazione, o i paradossi dell’alterità”, di Abdelmalek Sayad. Via Daniele Massaccesi.

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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