Thailandia: revocato stato d’emergenza

antigovernativi Bangkok monarchici

Gruppo di attivisti antigovernativi a Bangkok mostrano simboli monarchici e nazionalisti. Foto adaptorplug/Flickr

Era stato imposto dopo proteste di gennaio. Sospiro di sollievo per l’industria turistica

BANGKOK (L’Indro) -Il governo thailandese ha approvato ieri la rimozione dello stato d’emergenza. La legge era entrata in vigore il 22 gennaio in seguito all’infiammarsi delle proteste antigovernative. Il governo guidato dalla signora Yingluck Shinawatra ha dichiarato che la decisione di revocare lo stato di emergenza è stata presa per lenire l’impatto negativo che la crisi politica sta avendo sul settore turistico del Paese, che rappresenta circa il 7 per cento del Pil nazionale.

Lo stato di emergenza – che sulla carta dà alle autorità il potere di detenere persone sospette senza bisogno di autorizzazione giudiziaria, censurare i mezzi di comunicazione e dichiarare illegali gli assembramenti in determinate aree – è stato di fatto poco incisivo per via della scarsa collaborazione da parte del potente Esercito Reale Thailandese, che gli analisti considerano particolarmente ostile nei confronti del governo in carica e che già nel 2006 rimosse Thaksin Shinawatra, il fratello dell’attuale premier Yingluck.

La revoca dello stato d’emergenza «contribuirà a ristabilire un’immagine positiva della Thailandia, in particolare in termini di business, investimenti e turismo», ha dichiarato il vice primo ministro thailandese Surapong Tovichakchaikul al quotidiano Bangkok Post, sottolineando che la Thailandia è una delle più note destinazioni turistiche internazionali. 

Martin Craigs, amministratore delegato della Pacific Asia Travel Association (PATA), si è dichiarato meno ottimista. «La rimozione dello stato di emergenza è chiaramente incoraggiante per gli operatori turistici thailandesi,» ha detto Craigs alla CNN. «Tuttavia, la questione chiave è come questo influenzerà i consigli di viaggio.»

In Thailandia arrivano più di 23 milioni di visitatori internazionali ogni anno, ma nel corso degli ultimi mesi più di 40 Paesi hanno inviato avvertimenti ai loro cittadini riguardo alla situazione nel cosiddetto ‘Paese dei Sorrisi’. Nel mese di gennaio Hong Kong ha inserito la capitale thailandese nella fascia di massima allerta insieme a destinazioni turistiche come l’Egitto e la Siria. Di conseguenza le prenotazioni di volo da Hong Kong a Bangkok nel primo mese dell’anno sono diminuite di oltre il 50 per cento. 

Durante le ultime settimane le manifestazioni si sono ridimensionate di numero ed intensità. Gli attivisti anti-governativi, che a gennaio avevano minacciato il blocco totale della capitale per costringere il governo alle dimissioni, hanno progressivamente abbandonato le varie zone occupate ed ora si riuniscono principalmente al parco Lumpini, nella zona centrale di Bangkok.

Ad ogni modo, la crisi politica thailandese rimane irrisolta e il rischio di una escalation di violenza è reale, ragion per cui lo stato di emergenza è stato sostituito dall’Internal Security Act (ISA), una legge speciale per la sicurezza interna che consente alle forze dell’ordine di effettuare arresti sommari e perquisizioni senza bisogno di autorizzazione di un giudice, restringere la libertà di movimento dei manifestanti ed imporre il coprifuoco.

Il governo ha comunicato che l’ISA, che rimarrà in vigore fino al 30 aprile, è necessaria per mantenere l’ordine in vista delle elezioni per il Senato del 30 marzo e poi per la replica delle elezioni per l’Assemblea Nazionale, la camera bassa thailandese, previste per il mese di aprile.

Le elezioni per l’Assemblea Nazionale si erano già svolte parzialmente il 2 febbraio scorso, quando il voto è stato boicottato dal Phak Prachathipat (“Partito Democratico”), che insieme agli attivisti del People’s Democratic Reform Committee (Pdrc) ha impedito il regolare svolgimento delle elezioni attraverso blocchi ed intimidazioni presso diversi seggi nella capitale e nel centro-sud del Paese. Le operazioni di voto sono state completamente annullate in 69 delle 375 circoscrizioni elettorali, rendendo invalida l’intera tornata.

Gli attivisti anti-governativi, che rappresentano soprattutto l’aristocrazia e i settori ultra-monarchici della borghesia di Bangkok, accusano il governo di corruzione e populismo. Secondo fonti del Dipartimento medico Erawat di Bangkok, il bilancio dall’inizio della crisi è di almeno 23 morti e oltre 700 feriti.

Scritto per L’Indro, 19 marzo 2014 

Fonte immagine: adaptorplug/Flickr

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Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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