Come la CIA ha torturato in basi segrete in Europa, Thailandia e Afghanistan

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Waterboarding, ecco come tortura la CIA

Almeno 5 paesi hanno ospitato prigioni segrete in cui la CIA interrogava e torturava uomini sospettati di legami con il terrorismo di matrice islamica. Una cinquantina i paesi complici. Il 22% dei prigionieri era innocente

(Asiablog.it) – Il rapporto pubblicato il 9 dicembre 2014 dal Senato degli Stati Uniti sulle torture operate dalla CIA contiene una miniera di informazioni su ciò che è accaduto nelle prigioni segrete situate in diversi paesi sparsi in tre continenti.

Il rapporto, costato 40 milioni di dollari, rivela nei dettagli i metodi di tortura praticati dagli agenti della CIA ai prigionieri. Il report rivela che almeno 26 dei 119 prigionieri (il 22%) erano totalmente innocenti.

Inoltre, nel report si legge che gli illegali metodi di tortura utilizzati dalla CIA sono stati inutili per la lotta al terrorismo, in quanto i detenuti non hanno rivelato informazioni importanti e soprattutto non avevano idea di dove fosse Bin Laden.

BLACK SITES

Il report solleva tuttavia solo parzialmente il velo sull’ubicazione dei black sites o “siti neri”, le prigioni segrete dove 119 persone sono state torturate e interrogate e tra il 2002 e il 2008, anno in cui Barack Obama ne ha ordinato la chiusura. La maggior parte dei prigionieri passati per questi centri sono stati trasferiti a Guantanamo nel 2006.

Nel report (o meglio, in una sintesi di 525 pagine disponibile in formato pdf), i nomi dei paesi che hanno ospitato i black sites sono stati censurati su richiesta della CIA. Ognuno di questi otto siti (in cinque paesi diversi) viene indicato da un codice colore: cobalto, viola, blu, arancione, nero, grigio, marrone e verde. Incrociando i colori ad altre informazioni menzionate nel report ed alle prove prodotte in passato da altre inchieste (ad esempio quella del Consiglio Europeo e di Ong quali Amnesty International) è stato possibile risalire ai Paesi che hanno ospitato i black sitesÈ stato stabilito pertanto che  i cinque paesi che ospitavano uno o più prigioni segrete della CIA sono Afghanistan, Thailandia, Romania, Polonia e Lituania

LICENZA DI TORTURA

Lo scopo dei black sites era quello di dare alla CIA libertà totale sul trattamento degli internati. Il Congresso degli Stati Uniti ha ratificato la Convenzione delle Nazioni Unite sulla tortura, ma in questi siti, controllati esclusivamente dalla CIA, la tortura era la norma.

Il rapporto menziona le seguenti forme di tortura:

  • percosse
  • privazione del sonno fino a 180 ore consecutive
  • waterboarding (annegamento simulato)
  • bagni di ghiaccio
  • «idratazione rettale» (uso forzato di clisteri)
  • confinamento in celle minuscole
  • uomini chiusi in scatole delle dimensioni di una bara
  • eccetera.

I detenuti venivano anche terrorizzati con finte esecuzioni, roulette russa, minacce di morte, torturati o sodomizzati. Gli agenti della CIA avrebbero anche minacciato di uccidere i familiari dei detenuti.

SITO COBALTO

Uno dei centri segreti è il “Sito Cobalto”, inaugurato nel settembre 2002 nell’Afghanistan occupato dalle truppe statunitensi e alleate. I detenuti, ci dice il rapporto del Senato, sono stati “tenuti in completa oscurità e incatenati in celle isolate con solo un secchio per fare i loro bisogni.” La musica era tenuta costantemente ad un volume molto elevato, secondo una tecnica di tortura applicata anche a Guantanamo. In quattro delle venti celle erano state montate delle barre al soffitto dove i detenuti venivano ammanettati. In quella posizione, appesi al soffitto per le braccia, per i prigionieri era quasi impossibile dormire.

Il “Sito Cobalto” è anche quello dove Gul Rahman, accusato di essere un estremista islamico, è morto di ipotermia dopo essere stato costretto a sedere in terra senza pantaloni per ore. La temperatura era vicino allo zero. La CIA non ha comunicato la morte alla moglie e ai quattro figli. I responsabili della morte di Gul Rahman non hanno affrontato nessun processo.

SITO VERDE

Il rapporto cita anche una nota del capo del “Sito Verde” (in Thailandia) ai suoi superiori:

“Il personale farà tutto il possibile in modo che il soggetto non venga ferito fisicamente o moralmente in modo permanente, ma non possiamo escludere questo rischio.”

Nel black site thailandese, dopo una delle sessioni di tortura, alcuni agenti rimanevano talmente colpiti dai metodi da loro stessi utilizzati “fino al punto di piangere e soffocare”, osserva il rapporto. Stessa storia nel “Sito Blu” (presumibilmente in Polonia), dove i detenuti sono stati sottoposti a torture e maltrattamenti quali, secondo il report, “privazione del sonno, nudità, manipolazione alimentare, colpi.” 

INCHIESTA UE

Il rapporto del Senato USA non è stato propriamente una sorpresa. Già un’indagine del Washington Post pubblicata nel novembre 2005ad esempio, aveva svelato l’esistenza di queste prigioni segrete e illegali. Il giornale statunitense confermava l’esistenza di black sites in Afghanistan, ma aggiungeva che simili centri esistevano anche in “diversi paesi in Europa”, senza specificare quali. 

In seguito a queste rivelazioni, l’Unione Europea aveva aperto un’inchiesta. Pubblicata nel 2007, il rapporto del Consiglio d’Europa accusa Polonia e Romania di aver ospitato, tra il 2003 e il 2005, centri di detenzione segreti interamente controllati dalla CIA. Si trattava della base aerea di Szymany, in Polonia, e quello di Stare Kiejkuty in Romania. Si sospetta che anche un sito in Lituania, probabilmente Antaviliai, a 20 chilometri da Vilnius, sia stato utilizzato dagli statunitensi in modo simile. Altri centri potrebbero essere stati ospitati da Ucraina e Bulgaria ma l’inchiesta non ha trovato prove sufficienti.

Altri paesi, tra cui Italia, Germania, Regno Unito e Svezia, sono fortemente sospettati di aver permesso alla CIA di rapire delle persone. Per quanto riguarda il nostro Paese, si pensi al caso Abu Omar, l’imam di Milano sequestrato illegalmente da agenti della CIA nel febbraio 2003, trasportato presso la base aerea di Aviano e poi trasferito in Egitto, dove secondo le accuse sarebbe stato seviziato e torturato.

Da notare anche che dal 4 ottobre 2001 un accordo tra gli Stati Uniti e alleati della NATO nel quadro della appena dichiarata “guerra al terrorismo” autorizzava gli aerei della CIA con a bordo prigionieri di sorvolare i cieli europei ed atterrare in territorio europeo. Tra il 2001 e il 2005, secondo Amnesty International, circa 800 di questi voli hanno fatto scalo in aeroporti europei.

LA CIA PAGAVA MILIONI DI DOLLARI IN CONTANTI

Il rapporto spiega che la CIA aveva grande difficoltà a trovare paesi disposti ad ospitare le prigioni segrete, in particolare nel momento in cui le rivelazioni sui black sites hanno cominciato ad emergere nei media.

“Per incoraggiare i governi ad ospitare segretamente i centri di detenzione, o per mantenere l’esistenza dei siti già in funzione, la CIA ha pagato milioni di dollari in contanti a questi governi,” spiega la relazione, senza specificare quali paesi abbiano ricevuto i soldi della CIA. “Le autorità politiche dei paesi di accoglienza erano generalmente informate dell’esistenza” di questi siti.

Probabilmente questo è stato il caso della Polonia. Le autorità polacche hanno negato ogni coinvolgimento fino alla pubblicazione del rapporto del Senato statunitense, quando l’ex presidente polacco Aleksander Kwasniewski ha finalmente ammesso di aver approvato una “cooperazione rafforzata nel settore dell’intelligence” aggiungendo però che, inizialmente, la Polonia ignorava che i detenuti venissero torturati. Una volta informate le autorità polacche avrebbero chiesto, nel 2003,  agli statunitensi di chiudere il sito.

PAESI COMPLICI

Secondo un rapporto della Open Society Foudation pubblicato nel 2013, la CIA ha potuto mantenere una rete di prigioni segrete dopo l’11 settembre grazie alla cooperazione di almeno 54 paesi. Alcuni hanno ospitato centri di detenzione sul loro territorio (Thailandia, Afghanistan, Romania, Polonia, Lituania), altri hanno permesso il trasporto di prigionieri con l’apertura dello spazio aereo ed il permesso di utilizzare gli aeroporti, altri ancora hanno fornito informazioni per favorire degli arresti.

DUE AMERICHE

La senatrice Dianne Feinstein, presidente della commissione del Senato, ha condannato senza mezze parole il programma di interrogatori della CIA:

“moralmente, legalmente e amministrativamente sbagliato, … molto più brutale di quanto le persone siano state indotte a credere”. 

Immediatamente dopo la pubblicazione del report, il presidente Obama ha diffuso un comunicato in cui ha ribadito la sua convinzione che la tortura sia incompatibile con la democrazia:

“questi metodi duri non solo non sono compatibili con i valori degli Stati Uniti come nazione, ma non sono neanche stati utili per i nostri sforzi più ampi contro il terrorismo e nell’interesse della sicurezza nazionale”.

Al contrario, l’ex amministrazione Bush ha criticato i risultati dell’inchiesta ribadendo l’utilità delle cosiddette “tecniche di interrogatorio rafforzato”. L’ex vicepresidente USA Dick Cheney, ad esempio, ha definito gli interrogatori avvenuto nelle prigioni segrete come “assolutamente, totalmente giustificati”.

Alessio Fratticcioli

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Siti di tortura della CIA nel mondo. I Paesi arancioni hanno aiutato. I Paesi neri hanno ospitato prigioni segrete.

 

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
Alessio Fratticcioli

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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