Malesia: leader opposizione condannato per sodomia

Anwar Ibrahim malaysia

Secondo l’accusa, Anwar avrebbe costretto il suo assistente personalead avere rapporti omosessuali. Foto Reuters

5 anni di galera con l’accusa di aver sodomizzato il suo assistente.  “Sono innocente. Allah mi è testimone”

KUALA LUMPUR (Asiablog) – La Corte Federale della Malaysia ha respinto il ricorso del leader dell’opposizione Anwar Ibrahim, 67 anni, contro una condanna per sodomia, confermando anche la pena di cinque anni di carcere. Una sua precedente assoluzione per mancanza di prove era stata rovesciata nel marzo 2014 da una corte di appello.

Secondo l’accusa, Anwar avrebbe costretto il suo giovane assistente personale, Saiful Bukhari Azlan, ad avere rapporti omosessuali. In Malesia la sodomia si configura come un reato, che può essere punito con sentenze fino a vent’anni. La legge è raramente applicata ma si presta ad essere utilizzata come uno stratagemma per neutralizzare avversari politici scomodi.

 In aula Anwar ha giurato di essere innocente:

“Sono innocente. Allah mi è testimone. Questa è una macchinazione, una cospirazione per fermare la mia carriera politica. Mi accingo ad andare in galera per la terza volta ma vi assicuro che lo faccio a testa alta”

Poi ha accusato i giudici di servilismo politico:

“sono complici dell’assassinio dell’indipendenza della magistratura. Hanno scelto di rimanere nel lato oscuro, chinandosi dinanzi ai loro padroni politici”.

In risposta, i giudici hanno lasciato l’aula.

La condanna squalifica Anwar dalla sua carica di parlamentare e gli impedirà di partecipare alle prossime elezioni generali previste per il 2018. “Non potranno mettermi a tacere e non mi arrenderò mai”, ha concluso Anwar.

Alle accuse di Anwar il regime ha risposto con una dichiarazione di fiducia nelle giustizia malese:

“I giudici hanno raggiunto il verdetto solo dopo aver considerato tutte le prove in modo equilibrato ed obiettivo. La Malesia ha un sistema giudiziario indipendente, e ci sono stati molti provvedimenti contro figure governative di alto livello.”

A livello internazionale, le reazioni alla condanna di Anwar sono state negative. La Ong Human Rights Watch (HRW) ha denunciato quella che ha definito una  persecuzione politica.

“Il governo del primo ministro Najib Razak ha persistito nella sua condanna politicamente motivata del leader dell’opposizione Anwar Ibrahim, a scapito delle libertà democratiche e dei diritti alla privacy e alla non discriminazione per tutti i malesi,” ha detto Phil Robertson, vice direttore di HRW per l’Asia. “Questa parodia di giustizia minerà ulteriormente il rispetto dei diritti e della democrazia in Malaysia.”

Il controverso Anwar Ibrahim, che è sposato e ha cinque figli, è stato un leader studentesco tra gli anni Sessanta e Settanta. Dopo essersi avvicinato al regime, negli anni Novanta ha ricoperto la carica di ministro e poi vice-primo ministro dal 1993 al 1998, tanto da essere considerate l’astro nascente della politica malese ed il delfino dell’allora primo ministro Mahathir Mohamad. In seguito ad alcuni dissidi con quest’ultimo, nel 1998 Anwar è improvvisamente caduto in disgrazia. Da allora è stato estromesso dal governo, accusato di corruzione e condannato due volte per sodomia, accuse che il diretto interessato ha sempre considerato politicamente motivate.

Dopo aver trascorso 6 anni in prigione, nel 2004 il carismatico Anwar è tornato alla guida dell’opposizione al regime del Barisan Nasional (Fronte Nazionale), che sotto vari nomi guida ininterrottamente il Paese dall’indipendenza da Londra nel 1957.

L’opposizione del Pakatan Rakyat (Alleanza Popolare) è una coalizione multietnica composta da tre partiti: il  Parti Keadilan Rakyat (Partito Popolare per la Giustizia, PKR) fondato da Anwar, il Democratic Action Party (DAP), partito laico che rappresenta soprattutto la minoranza di etnia cinese, ed il Parti Islam Se-Malaysia (PAS), partito islamista forte negli stati settentrionali del Kelantan e Terengganu. Nonostante l’opposizione abbia raccolto il 52% dei voti a livello nazionale nelle elezioni del 2013, il regime ha conservato la maggioranza soprattutto grazie alla pratica del gerrymandering.

La condanna di Anwar rischia di portare alla disintegrazione dell’alleanza tripartitica di opposizione, già  paralizzata da dissidi interni tra componenti laiche e religiose. Ma l’incarcerazione del leader dell’opposizione rischia anche di innescare una nuova serie di proteste sulla scia di quelle animate da Bersih (Pulizia), il movimento anti-regime che negli anni passati ha dato vita ad un serie di imponenti manifestazioni a Kuala Lumpur.

La Malesia,  terza economia del sudest asiatico, è una federazione di 13 stati e 3 territori federali. La popolazione è a maggioranza malese (50%) ma comprende anche cinesi (23%), indiani (7%) ed altri gruppi minoritari. La Malesia riconosce l’Islam, professato dal 60% dei 29 milioni di abitanti,  come religione di Stato. Tra le altre religioni professate in Malesia ci sono il Buddhismo (19%), il Cristianesimo (9%), l’Induismo (7%), il Confucianesimo ed il Taoismo.

Secondo Freedom House, la Malesia è un paese “parzialmente libero”.

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Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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