Birmania, elezioni “libere” in un Paese non libero

Elezioni Myanmar Birmania 2015

Elezioni in Birmania: donna mostra il dito macchiato di inchiostro dopo aver votato. Foto Jack Board / Channel News Asia

Più di 30 milioni di cittadini al voto per eleggere il Parlamento. Favoritissimo il partito della premio Nobel Aung San Suu Kyi. Ai Rohingya nemmeno il diritto di voto 

KUALA LUMPUR (Asiablog) – Oggi, domenica 8 novembre 2015, in Myanmar (ex Birmania) si vota per rinnovare il Parlamento nazionale, che poi eleggerà il nuovo Presidente al posto dell’attuale ex generale Thein Sein.

Più di 30 milioni di elettori sono chiamati a scegliere i loro deputati, senatori e rappresentanti delle assemblee regionali in un voto che potrebbe dare le chiavi del governo al principale partito di opposizione, la Lega Nazionale per la Democrazia (National League for Democracy, NLD) guidata dalla Premio Nobel Aung San Suu Kyi

Il voto di oggi ha una portata storica enorme, in quanto per la prima volta dal 1960 un partito di opposizione ha la possibilità di partecipare al voto, vincere le elezioni e, sorprese a parte, formare un governo. Ad ogni modo, si tratta di “libere” elezioni in un Paese decisamente non libero e dove lo strapotere dell’esercito non sembra essere in discussione. I militari manterranno un pesante potere di veto anche se il loro partito, l’Unione per la Solidarietà e lo Sviluppo, dovesse ottenere solo l’1% dei seggi. Inoltre diverse minoranze etniche, come i Rohingya, etnia di religione musulmana oggetto di pesanti persecuzioni, non sono considerati cittadini e quindi non hanno diritto di voto.

La Costituzione del 2008 fu scritta in modo da garantire ai militari di mantere una notevole influenza nel governo indipendentemente dal voto dei cittadini. Difatti solo il 75% dei seggi parlamentari viene scelto dagli elettori, mentre il restante 25% viene cooptato dal Tatmadaw (l’esercito birmano). Inoltre, ministri chiave come quello degli Interni e della Difesa non sono scelti dal capo del governo ma dal Capo delle Forze Armate.

C’è anche una “legge anti-Suu Kyi”. Gli uomini in divisa hanno inserito una clausola nella Costituzione che vieta l’elezione di un capo dello Stato con familiari di nazionalità straniera. Questa norma impedisce ad Aung San Suu Kyi, leader della NLD con due figli di nazionalità britannica, di guidare il Governo. Questo ufficialmente, in quanto la Signora ha dichiarato che non si tratta di un ostacolo insormontabile: “Se il NLD vince le elezioni e forma il governo,” ha spiegato Suu Kyi in un’intervista a un canale televisivo indiano, “io sarò di fatto il capo di questo governo. Non sarò Presidente ma sarò come un presidente”.

La modifica della Costituzione, uno dei principali obiettivi della NLD, è un compito quasi impossibile senza il consenso dei generali. Per cambiare un articolo inserito nella Carta Costituzionale è necessario avere almeno tre quarti dei voti in Parlamento e poi passare il vaglio di un referendum. Il punto è che un quarto del parlamento è formato da militari, per cui nessuna modifica costituzionale appare possibile senza il consenso delle gerarchie dell’esercito.

La Suu Kyi ha speso gli ultimi anni a cercare di guadagnarsi la fiducia degli uomini in divisa e convincerli che un governo da lei guidato non sarebbe necessariamente una minaccia. Il risultato è stato un’opposizione politica praticamente inesistente, muta di fronte all’emergenza umanitaria posta dagli scontri settari tra birmani buddhisti e rohingya musulmani. Ad ogni modo, la popolarità della Signora e quella del suo partito non sembrano essere diminuite in modo significativo, almeno a giudicare dal numero di suoi ritratti e dalla quantità di bandiere della NLD in bella mostra praticamente ovunque, dalle grandi città birmane come Yangon e Mandalay fino ai quartieri dormitorio affollati da emigrati birmani nelle periferie di Bangkok o Kuala Lumpur.

L’obiettivo di breve e medio termine per il NLD è andare al governo. “Ora siamo completamente concentrati sulla vittoria, poi una volta al governo introdurremo i cambiamenti necessari”, ha detto Myo Yan Naung Thein, segretario del Comitato Centrale per la Ricerca e Studi Strategici della NLD.

Nel frattempo la Birmania continua a cambiare velocissimamente, tra amnistie per alcuni prigionieri politici e liberalizzazioni economiche, la progressiva integrazione nei mercati mondiali e una crescita del Pil superiore al 6% l’anno.

Le aperture riformiste del Presidente Thein Sein hanno convinto l’Occidente a premiare il Myanmar con una serie di accordi economici. Dietro la svolta di Stati Uniti ed Europa, che chiudono gli occhi di fronte alle palesi violazioni dei diritti umani perpetrate da governo ed esercito birmano, ci sono soprattutto considerazioni di carattere economico e geopolitico.

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Fonte immagine: Channel News Asia

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
Alessio Fratticcioli

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