Filippine, nella “guerra alla droga” 7.000 esecuzioni sommarie in 7 mesi. E Duterte promette: «Moriranno più persone»

Guerra alla droga nelle Filippine: una donna di fronte ad un uomo assassinato per strada a Pasay City, nela periferia di Manila. Vicino al cadavere si vede un cartello con la scritta "pusher ako" (sono uno spacciatore) lasciato dagli assassini. Foto Getty

Guerra alla droga nelle Filippine: una donna di fronte ad un uomo assassinato per strada a Pasay City, nela periferia di Manila. Vicino al cadavere si vede un cartello con la scritta “pusher ako” (sono uno spacciatore) lasciato dagli assassini. Foto Getty

“Guerra alla droga” condannata da organizzazioni per i diritti umani e Parlamento Europeo. Duterte se ne frega: «Perché dovete romperci i coglioni?» 

(Asiablog.it) — «Moriranno più persone», ha dichiarato il Presidente delle Filippine Rodrigo Duterte. «Ho detto che non mi fermerò. Continuerò fino a quando l’ultimo signore della droga nelle Filippine sarà ucciso e le strade saranno ripulite dagli spacciatori».

Duterte agli Occidentali: «Pazzi. Culture diverse»

Il 16 marzo una risoluzione del Parlamento Europeo ha condannato «con forza» il governo filippino per gli «oltre 7mila» omicidi commessi in meno di un anno da polizia e «uomini armati non identificati» nell’ambito della “guerra alla droga”. Come tutta risposta, il 72enne Duterte ha accusato i legislatori europei di essere pazzi: «Non capisco questi pazzi», ha detto Duterte, che spesso utilizza linguaggio offensivo contro i suoi critici. «Perché state cercando di imporci queste cose? Perché non vi fate gli affari vostri? Perché dovete romperci i coglioni? Maledizione!»

Secondo il presidente filippino, che non ha risposto nel merito alle questioni sollevate da Bruxelles, le critiche europee al suo operato sarebbero causate da una differenza culturale tra Occidente e Filippine. La prova, ha argomentato il presidente, sarebbe la foto di una persona transessuale comparsa recentemente sulla copertina della rivista statunitense TIME: «È la loro cultura. Non si applica a noi. Noi siamo cattolici e c’è il codice civile che dice che una donna può sposare solo un uomo. Si rimane dove ci assegna Dio. Non ci mescolate».

Duterte, guerra alla droga o guerra ai poveri?

Immediatamente dopo essere stato eletto presidente nel Maggio 2016 con il 39% dei voti, Duterte ha lanciato una durissima “guerra alla droga” con l’obiettivo dichiarato di sradicare il commercio e il consumo di droghe illegali che, secondo l’ex sindaco della città di Davao, minaccerebbero di trasformare le Filippine in un narco-stato. In soli sette mesi, la cosidetta guerra alla droga di Duterte ha portato all’esecuzione sommaria e senza processo di diverse migliaia di persone: la polizia ha ammesso di averne uccise più di 2.500, mentre i gruppi per i diritti umani sostengono che le persone assassinate sarebbero già più di 7.000 tra piccoli spacciatori, semplici consumatori e altri disgraziati finiti sotto il tiro di giustizieri in divisa e senza.

Questa carneficina ha portato le ong per i diritti umani Amnesty International e Human Rights Watch a denunciare Duterte come responsabile di crimini contro l’umanità, in quanto gli “squadroni della morte” sarebbero nient’altro che sicari pagati dalla polizia, che a sua volta agirebbe su ordine del presidente. Il report di Amnesty, pubblicato il 31 gennaio 2017, si intitola «Se sei povero vieni ucciso: esecuzioni extragiudiziali nella “guerra alla droga” della polizia delle Filippine».

Il vulcanico Duterte ha respinto le critiche sostenendo di non aver mai chiesto alle forze di sicurezza di infrangere la legge, anche se in altre occasioni ha dichiarato che i tossicodipendenti “non sono esseri umani” e che ne vorrebbe uccidere tre milioni. In un’occasione ha anche promesso di perdonare gli agenti di polizia che dovessero essere condannati dai tribunali per omicidio.

La Repubblica delle Filippine è un archipelago di 7.107 isole situato nel Sudest Asiatico. I circa 93 milioni di abitanti ne fanno la 12esima nazione più popolata al mondo. Ex colonia di Spagna e Stati Uniti, le Filippine sono l’unica nazione asiatica a maggioranza cristiana insieme al piccolo Timor Est. Oltre l’80% dei filippini si riconoscono nella religione cattolica.

Fonte immagini: Daily Mail

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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About Alessio Fratticcioli

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