Pietà per la nazione

Khalil Gibran

Khalil Gibran nel 1898

E Almustafà giunse e trovò il Giardino di sua madre e suo padre, e vi entrò, e chiuse il cancello affinché nessuno potesse entrarvi dopo di lui.

E per quaranta giorni e quaranta notti dimorò solo in quella casa e in quel Giardino, e non venne nessuno, neppure fino al cancello, perché era chiuso, e tutti sapevano ch’egli sarebbe stato solo.

E quando i quaranta giorni e le quaranta notti furono trascorsi, Almustafà aprì il cancello, così che potessero entrare. 

E vennero nove uomini per stare con lui nel Giardino: tre marinai della sua nave, tre che avevano servito nel Tempio, e tre che erano stati suoi compagni di giochi quando erano solo bambini. Ed essi furono i suoi discepoli.

E una mattina i suoi discepoli sederono intorno a lui, e vi erano lontananze e ricordi nei suoi occhi. E quel discepolo di nome Hafiz gli disse: «Maestro, parlaci della città di Orphalese, e della terra dove hai trascorso questi dodici anni.»

E Almustafà rimase in silenzio, e guardò verso le colline e il vasto etere, e c’era una battaglia nel suo silenzio.

Infine disse: «Miei amici e compagni di strada, pietà per la nazione piena di credenze ma vuota di religione.

Pietà per la nazione che indossa abiti che non ha tessuto, mangia pane che non ha mietuto, e beve vino che non è colato dai suoi torchi.

Pietà per la nazione che acclama il bullo come eroe, e considera munifico il brillante conquistatore.

Pietà per la nazione che disprezza una passione nei suoi sogni, per poi sottomettervisi al risveglio.

Pietà per la nazione che non leva la voce se non durante i funerali, che non si vanta se non dopo aver piegato il collo tra il ceppo e la spada.

Pietà per la nazione il cui governante è una volpe, il filosofo un giocoloiere, e la cui arte è l’arte del rattoppo e della parodia.

Pietà per la nazione che accoglie al suono di tromba il nuovo governante, e gli dà l’addio con grida di abbasso, solo per accoglierne un altro di nuovo al suono di tromba.

Pietà per la nazione i cui saggi sono resi muti dagli anni e i cui uomini forti sono ancora nella culla.

Pietà per la nazione divisa in frammenti, ognuno dei quali si considera una nazione.»

Il Giardino del Profeta, di Kahlil Gibran

Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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