Cina, base militare in Gibuti: la prima all’estero

CINA GIBUTI

La Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione marcia in occasione del 40esimo anniversario dell’indipendenza del Gibuti, il 27 giugno 2017. Foto CNN

Pechino avrà una base militare nel Corno d’Africa in un’area strategica per il controllo delle rotte navali tra Asia e Europa: ma «non vogliamo controllare il mondo»  

(Asiablog.it) — La Cina avrà la sua prima base militare all’estero, in Gibuti. L’11 luglio due navi cinesi con a bordo un numero non specificato di militari hanno lasciato il porto di Zhanjiang, nella provincia cinese meridionale del Guangdong, dirette verso il piccolo Paese dell’Africa Orientale “per creare una base di supporto”.

Gibuti è grande poco meno della Sardegna ma ospita anche una base militare francese, una giapponese, una italiana e l’unica base militare stabile statunitense nel continente africano, situata a otto chilometri da quella cinese.

Non è stato reso noto quando la nuova base diventerà operativa, ma che si tratti di una vera e propria base militare lo ha confermato un editoriale pubblicato dal quotidiano governativo Global Times il 12 luglio: «Sarà la prima base militare dell’Esercito Popolare di Liberazione (People’s Liberation Army, PLA) fuori dal territorio della Repubblica Popolare», si legge nell’editoriale.

Ma l’Occidente stia tranquillo, «lo scopo principale dello sviluppo della potenza militare cinese è quello di proteggere la sicurezza della Cina e non di cercare di controllare il mondo», spiega il Global Times.

La nuova base, sostengono i cinesi, avrà funzioni di peacekeeping e sostegno umanitario e logistico per missioni in Africa e Medio Oriente, in particolare per quanto riguarda la lotta alla pirateria nel golfo di Aden e lungo la costa somala.

Il Paese del Corno d’Africa si trova in un’area strategica per il controllo delle rotte navali tra Asia e Europa, il che significa che geopolicamente la Cina ha piazzato un colpo da novanta, un’altro tassello nella sua ascesa a superpotenza globale.

Secondo Song Zhongping, un esperto militare intervistato dal Global Times, la base in Gibuti servirà alla Cina per proteggere cittadini cinesi e interessi cinesi. Nel primo caso, si tratta della sicurezza della comunità cinese nel continente africano, comunità ingrossata da oltre 1 milione di immigrati negli ultimi vent’anni, ad esempio se si dovesse presentare la necessità di evacuare cittadini cinesi da aree di crisi.

Nel secondo caso, si tratta di difendere gli enormi interessi economici cinesi in Africa e lungo la cosiddetta “via della seta marittima del XXI secolo“, che collega l’Asia Orientale all’Europa attraverso attraverso il Mar Cinese Meridionale, lo stretto di Malacca, l’Oceano Indiano, il golfo di Aden ed il canale di Suez.

«Mentre la Cina sta espandendo il commercio estero e sta sostenendo la Belt and Road Initiative», si legge in un report del PLA, «gli investimenti cinesi all’estero hanno raggiunto i 120 miliardi di dollari l’anno e ci sono milioni di cinesi che già vivono o lavorano all’estero. La Cina ha bisogno di proteggere la sua gente e gli asset».

Il punto è che ormai i cittadini cinesi popolano quasi ogni angolo della Terra e la proiezione economica di Pechino è sempre più globale. Per cui non stupisce che da tempo tra i circoli diplomatici corre voce che Pechino stia valutando la possibilità di costruire basi militari in altri Paesi, come ad esempio il Pakistan. Per il momento il governo della Repubblica Popolare smentisce.

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Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
Alessio Fratticcioli

About Alessio Fratticcioli

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