Thailandia, corsa contro il tempo per salvare i ragazzi intrappolati nella grotta: il dilemma dei soccorritori

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Come salvare i 13 ragazzi intrappolati in una grotta nel nord della Thailandia?

Tentare di portare fuori i ragazzi ora sarebbe rischiosissimo, ma all’interno l’ossigeno scarseggia e si temono piogge incombenti. Intanto è morto un soccorritore

(Asiablog.it) — Provare a portare fuori i ragazzi adesso o aspettare che stiano meglio, che la grotta si svuoti d’acqua e che il percorso torni ad essere percorribile a piedi? È questo oggi il dilemma dei soccorritori.

I 13 giovani, 12 calciatori tra gli 11 e i 16 anni e il loro allenatore di 25, erano entrati nel complesso di grotte Tham Luang, nel nord della Thailandia, lo scorso 23 giugno. Ma mentre si avventuravano all’interno, le forti piogge hanno allagato diversi tratti di questa popolare meta turistica, rendendo impossibile l’uscita. I ragazzi sono rimasti intrappolati senza cibo per oltre 9 giorni prima di essere raggiunti dai soccorritori. Sembrava una storia a lieto fine, e invece il dramma continua.

Un coordinatore del soccorso britannico ha dichiarato alla stampa che provare in questo momento a far uscire i ragazzi sarebbe un’impresa rischiosissima e potrebbe essergli fatale. Ci vogliono ben 6 ore per compiere il tragitto tra il punto dove i giovani sono bloccati dal 23 giugno e l’uscita della grotta. Ma i giovani sono ancora debilitati e traumatizzati a causa dei 9 giorni d’inferno passati al buio e senza cibo. Farli immergere ora nei condotti pieni di acqua fangosa, alcuni lunghi centinaia di metri e attraversati da forti correnti, sarebbe per loro un pericolo mortale.

Allo stesso tempo, l’arrivo di una nuova ondata di piogge monsoniche, attesa per domenica, rischia di vanificare il colossale lavoro di svuotamento dell’acqua realizzato in questi giorni, che grazie all’azione incessante delle idrovore ha ridotto il livello di circa il 40 per cento. Forti precipitazioni renderebbero anche ancora più difficile, se non impossibile, raggiungere i ragazzini e rifornirli di ossigeno, cibo e medicine. Senza dire che esiste il rischio che si allaghi anche il punto rialzato dove si trovano in questo momento, con conseguenze facilmente intuibili.

 

Come se tutto questo non bastasse, il governatore di Chiang Rai, Narongsak Ossotthanakor, che coordina la gigantesca operazione di soccorso, ha ammesso che i livelli di ossigeno nella grotta sono bassi e vengono ridotti ora dopo ora dai ragazzi e dal gran numero di soccorritori. I funzionari stanno lavorando per installare nella caverna un cavo di tre miglia in modo da pompare ossigeno all’interno della zona in cui sono bloccati i ragazzi, ma il successo dell’operazione non è scontato.

«All’inizio pensavamo di poter lasciare i ragazzi per lungo tempo dove si trovano ora, e poi portarli all’esterno nelle migliori condizioni, sia fisiche che psicologiche. Ma adesso molte cose sono cambiate. Abbiamo capito che abbiamo a disposizione un tempo limitato», ha dichiarato senza mezzi termini il comandante della marina thailandese Arpakorn Yookongkaew alla Associated Press.

Queste dichiarazioni sono arrivate poche ore dopo l’annuncio della morte di un soccorritore. La vittima, Saman Kunan, 38 anni, era un ex membro delle squadre speciali della Marina thailandese e stava lavorando come volontario. È deceduto per mancanza di ossigeno durante una missione notturna per portare dei contenitori di ossigeno ai 13 ragazzi. La tragedia dimostra quanto sia difficile, persino per sommozzatori adulti ed esperti, percorrere il tragitto che separa il gruppo di giovani calciatori dall’ingresso della grotta.

Nonostante gli evidenti rischi di un’operazione del genere, sta comunque proseguendo l’addestramento dei ragazzi all’uso delle maschere da sub. I sommozzatori stanno anche srotolando un «filo di Arianna», ovvero un sistema di cime per collegare l’ingresso della grotta al punto in cui si trovano i ragazzi. Si tratterebbe di un cavo lungo diversi chilometri a cui aggrapparsi per ritrovare la via d’uscita.

 

L’idea è di dotare i ragazzini di piccole maschere «full face», che coprano tutta la faccia — così non dovrebbero tenere il respiratore tra i denti, col pericolo di perderlo — e poi di agganciarli direttamente all’attrezzatura dei sommozzatori, che li accompagnerebbero così all’uscita seguendo il «filo di Arianna», con l’aiuto magari di alcune stazioni di decompressione lungo il percorso, in cui riprendersi tra un passaggio e l’altro. In alcuni punti però i cunicoli sono talmente stretti da impedire il passaggio di due persone contemporaneamente, per cui i ragazzi dovrebbero farcela sostanzialmente da soli, seppur accompagnati da due sommozzatori, uno davanti e uno dietro. La realtà è che si tratterebbe comunque di un’operazione mai tentata prima, al limite della mission impossible“.

«Andremo avanti solo se il rischio è inferiore al 10%», ha detto una delle responsabili delle operazioni. Ma a questo punto il dilemma sembra essere quello di scegliere tra una situazione molto rischisa e una una rischiosissima.

Nel frattempo, per non lasciare nulla di intentato, diverse squadre di soccorso stanno setacciando la foresta sopra la grotta alla ricerca di un “camino”, ovvero un tunnel verticale che porti dalla superficie fino alla cavità in cui sono intrappolati i ragazzi, o perlomeno ad un punto più vicino rispetto all’entrata principale del complesso di grotte. Ma il fatto che nessuna mappa indichi “camini” del genere fa presupporre che non ci sia nulla del genere.

Intanto la FIFA, la Federazione mondiale del calcio, ha invitato alla finale della Coppa del Mondo i 12 ragazzi con il loro allenatore, augurandosi che vengano riportati in superficie sani e salvi in tempo per la gara che si svolgerà nello stadio Luzhniki di Mosca il 15 luglio. Ma non c’è dubbio che la “partita” più difficile e importante è quella che si sta svolgendo nel buio di una grotta nel nord della Thailandia. Tutto il mondo tifa per questi ragazzi.

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Alessio Fratticcioli

Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook, Twitter e Google+). Vive in Asia dal 2006. Sta svolgendo un dottorato di ricerca in comunicazione politica presso la Monash University. Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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4 Responses to Thailandia, corsa contro il tempo per salvare i ragazzi intrappolati nella grotta: il dilemma dei soccorritori

  1. Luigi says:

    Quando escono sarebbe da prendere chi l’ha ficcati in questo guaio e fargli fare il giro del paese a calcetti nel sedere.

  2. Non sapevo che la situazione fosse ancora così grave. Tienici aggiornati, grazie

  3. GIALLOVERDE says:

    DEGLI ITALIANI CHE CREPANO OGNI GIORNO NON VE NE FREGA UN CAZZO VERO?

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