La pandemia di coronavirus causerà la più grave recessione dai tempi della Grande Depressione del 1929: le stime (nere) del FMI

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Un uomo disinfetta una moschea a Istanbul, Turchia. Foto Chris McGrath

Il Fondo monetario internazionale quantifica il disastro causato dalla pandemia di coronavirus: nel 2020 PIL globale al -3%, nel migliore dei casi. La ripresa nel 2021, forse 

(Asiablog.it) — Nel suo primo World Economic Output report dopo la diffusione del coronavirus in tutti i Paesi del mondo, il Fondo Monetario Internazionale (FMI) ha stimato martedì che nel 2020 il prodotto interno lordo (PIL) globale si ridurrà del 3%.

Una contrazione di questa portata sarebbe di gran lunga peggiore di quella del 2009, quando il PIL mondiale si ridusse ‘solo’ dello 0,1%, e segnerebbe la crisi più profonda dalla Grande Depressione del 1929.

La ripresa nel 2021, forse

Per il 2021 l’FMI prevede una crescita del PIL mondiale del 5,8%. Il report però sottolinea che questo traguardo dipende in modo critico dalla fine dell’emergenza sanitaria entro la seconda metà del 2020, con la conseguente ripresa delle attività economiche e il graduale miglioramento della fiducia dei consumatori e degli investitori. Il +5,8% previsto dal report per il 2021 presuppone che la pandemia venga contenuta entro il 2020 e che le misure dei governi e delle organizzazioni internazionali risultino efficaci e riescano effettivamente a salvare dal fallimento gran parte delle aziende a rischio e di conseguenza a contenere l’aumento della disoccupazione e della povertà.

Ma quel -3% è lo scenario più ottimistico

A dirla tutta, la contrazione del 3% nel 2020 è la stima più ottimistica. Difatti l’FMI ha delineato ben quattro scenari alternativi a seconda della durata della pandemia di coronavirus. Quel -3% si riferisce allo scenario in cui la crisi sanitaria termini entro quest’anno. Se invece la crisi dovesse protrarsi fino al 2021, allora la produzione potrebbe contrarsi del 6%.

Nel terzo scenario, si ipotizza un’apparente fine della crisi nella seconda metà del 2020, seguita da una seconda ondata di contagi nel 2021. In questo caso il rimbalzo del 5,8% previsto per l’anno prossimo sfumerebbe, e la crescita nel 2021 si ridurrebbe a un magro 0,8%.

Il quarto scenario è il più nero, in quanto incorpora entrambi gli aspetti negativi della seconda e della terza previsione, ovvero il prolungamento della crisi e dei lockdown fino a fine 2020 e poi una seconda ondata di contagi nel 2021. Questa serie di catastrofi porterebbe a una decrescita anche nel 2021, con un PIL globale stimato al -2,2%.

L’economista capo dell’FMI, Gita Gopinath, ha spiegato che la perdita cumulativa del PIL globale di quest’anno e del prossimo potrebbe essere di circa 9 mila miliardi di dollari, una montagna di denaro più grande delle economie di Giappone e Germania messe insieme.

“Questa crisi non ha uguali”, ha scritto Gita Gopinath nella prefazione del report. “Come in una guerra o in una crisi politica, permangono gravi incertezze sulla durata e l’intensità dello shock”.

I “Piani Marshall” per salvare l’economia globale

Contrariamente a quanto accadde durante la crisi finanziaria del 2008, quando l’attenzione era rivolta principalmente a salvare le banche, la finanza e il sistema capitalistico, oggi le dichiarazioni politiche e i programmi economici sono indirizzati principalmente a salvare le aziende e a proteggere le persone più vulnerabili.

Alcuni Paesi hanno messo sul piatto decine o centinaia di miliardi di dollari per finanziare misure di aiuto alla popolazione, a partire dalle riduzioni fiscali e dall’estensione delle indennità di disoccupazione, e per salvare le piccole e medie imprese messe in ginocchio dai lockdown o semplicemente dalla diminuzione della domanda.

Perfino i governi che inizialmente hanno largamente e colpevolmente sottovalutato la gravità della pandemia di nuovo coronavirus, come quello degli Stati Uniti, si sono dovuti arrendere all’evidenza della tragedia e alle pressioni dell’opinione pubblica, varando una serie di misure di aiuti ai cittadini e di stimolo dell’economia.

Le istituzioni internazionali non sono state da meno, consce che se le economie e l’ordine sociale dovessero crollare, soprattutto nelle aree calde dell’Asia meridionale, dell’Africa o dell’America Latina, nessun muro o confine potrà contenerne le conseguenze.

In un vertice di emergenza, i Paesi del G20 si sono impegnati a “fare tutto il possibile per superare la pandemia”, inclusa l’iniezione nell’economia globale di oltre 5 mila miliardi. In un secondo vertice, hanno deciso lo stop temporaneo del  pagamento dei debiti da parte dei Pesi più poveri a partire dal 1 maggio e fino alla fine dell’anno.

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (OCSE), creata nel 1948 per attuare il piano Marshall, chiede un nuovo accordo globale.

La Banca mondiale  ha annunciato fino a 12 mila miliardi di dollari per assistere i Paesi che stanno affrontando gli impatti sanitari ed economici dell’epidemia globale.

Il Fondo monetario internazionale (FMI) ha dichiarato, seppur tardivamente, che potrebbe allentare le misure di aggiustamento strutturale per aiutare i Paesi che intendono fare investimenti per contrastare la pandemia di Covid-19.

Giovedì scorso, a seguito di una lunga serie di colloqui, i ministri delle finanze dei Paesi dell’Unione Europea (UE) hanno concordato un pacchetto di sostegno economico di 500 miliardi di euro per i membri del blocco più colpiti dalle misure di contenimento della pandemia.

“Non siamo noi a dettare i tempi”

Le misure sopra elencate sono motivo di speranza per molti governi. Ma difficilmente ce ne sarà abbastanza per tutti.

Trovare le risorse necessarie a salvare l’economia nazionale si rivelerà difficoltoso in particolare per i Paesi più poveri, che rischiano di avere seri problemi di ordine pubblico, ma anche per quelli con spazi di manovra esigui, come l’Italia, un Paese anziano, gravato da un enorme debito pubblico e in grave ritardo nello sviluppo dell’economia della conoscenza.

Ma  evitare o smorzare le conseguenze nefaste di una seconda Grande Depressione è una necessità primaria per tutti i governi, a partire da quelli che vedono avvicinarsi importanti scadenze elettorali. Negli Stati Uniti in autunno si voterà (coronavirus permettendo) per confermare o sostituire l’attuale inquilino della Casa Bianca. E il presidente Donald Trump ha capito, seppur con qualche settimana di ritardo rispetto alla stragrande maggioranza degli esseri umani, che la pandemia in corso è decisamente più seria della ‘banale’ influenza stagionale, e il modo in cui gestirà l’emergenza sanitaria in corso inciderà sul giudizio degli elettori, forse in modo decisivo.

Politici come Trump avrebbero bisogno di una svolta positiva nel giro di pochi mesi. Purtroppo per loro, al momento non è per niente chiaro né quanto tempo ci vorrà perché si possa tornare ad una parvenza di normalità, né che tipo di società emergerà dalla più catastrofica pandemia a memoria d’uomo.

Come afferma  il direttore dell’Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive degli Stati Uniti, il virologo Anthony Fauci: “Bisogna essere realisti e capire che non siamo noi a dettare i tempi, è il virus a farlo”.

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About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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One Response to La pandemia di coronavirus causerà la più grave recessione dai tempi della Grande Depressione del 1929: le stime (nere) del FMI

  1. estevamweb says:

    As vidas que se vão parecem não valer nada diante das perdas econômicas de investidores cegados pela vã economia sem vida…

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