Non credo che quei poveri soldati morti in quel modo così brutale siano “eroi”. Chiamarli eroi non è giusto. E’ sbagliato. In Italia non esiste piu’ la leva obbligatoria. Chi sceglie di entrare a far parte dell’esercito sceglie una carriera, un lavoro. Un lavoro piu’ rischioso di altri. Un lavoro talmente rischioso che in alcuni casi – per fortuna rari – può portare alla morte. Ma un soldato che viene ucciso non diventa automaticamente un eroe.
Non è mai superfluo ripetere che per quanto riguarda i 6 soldati italiani deceduti a Kabul ognuno dovrebbe esprimere vicinanza sincera, vera e profonda alle famiglie delle vittime. Non possiamo non essere toccati profondamente dal fatto che quei poveri soldati lasciano famiglie, mogli, madri e figli. Bisogna avere assoluto rispetto per la morte di chiunque. Ogni vita è sacra, unica e irripetibile.
Ma ora facciamo un discorso piu’ generale.
Un soldato ucciso dai nemici non è automaticamente un eroe. Lo spiegano chiaramente dizionari e enciclopedie. Riporto le parole dell’enciclopedia Wikipedia – che fino a prova contraria resta fonte autorevole:
Non si può chiamare eroe una persona o un soldato vittima di una aggressione o azione militare che comporti la sua morte semplicemente perché per sua sfortuna era li in quel momento e che non aveva nessuna parte attiva nell’impedire o contrastare con i suoi mezzi il fatto criminoso.
Chiarissimo.
Vediamo ora la vera definizione di eroe:
L’eroe, nell’era moderna, è il protagonista di uno straordinario e generoso atto di coraggio, che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di sé stesso, allo scopo di proteggere il bene altrui o comune.
Ad esempio, può essere considerato un eroe chi sacrifica la propria vita per salvarne un’altra, come l’uomo che si getta in acqua e annega per salvare la vita a un’altra persona, o il vigile del fuoco che perisce per salvare qualcuno in un incendio (pensate ad esempio a quei pompieri che continuavano ad entrare nelle Torri Gemelle per cercare di salvare altre vite, pur sapendo che le Torri sarebbero crollate da lì a poco).
Ma un eroe è anche Osmai, che ha salvato undici vite con le proprie mani, strappandole dalle macerie di una casa distrutta nell’inferno del terremoto abruzzese. Eroi possono essere considerati anche quelle persone decidono consapevolmente di rischiare la propria vita per il bene comune, per il bene della società. Come un Roberto Saviano, costretto a vivere sotto scorta perché condannato a morte dalla Camorra. O come i magistrati Falcone e Borsellino, che sapevano benissimo che la loro morte per mano della Mafia era solo una questione di tempo, ma sarebbe arrivata. Nonostante questo hanno continuato a portare avanti il loro lavoro per il bene della comunità. Questi sono gli eroi civili che noi cittadini dovremmo ammirare.
Dunque, per quanto riguarda un soldato, non basta il fatto di venire ucciso per diventare un eroe. Non possiamo considerare eroi tutti i soldati morti in tutte le guerre. (Sarebbero, tra l’altro, un numero troppo elevato). Un soldato diventa un eroe quando compie un atto straordinario, come chi si lancia contro le granate per salvare gli altri, chi una volta finite le munizioni invece di arrendersi continua a lottare con le proprie mani o lanciando sassi o, infine, chi muore o rischia la vita per salvare un compagno ferito o un civile inerme.
L’uso inappropriato del termine “eroe” non fa che svilire le gesta o i sacrifici dei veri eroi. Oltre a far apparire ipocrita o ignorante la persona che utilizza il termine in modo errato.
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sempre io. quella di parte. eppure perfettamente d’accordo, in questo caso. non cdredere che ai soldati piaccia questo appellativo, ormai lo associano solo alla morte. preferiscono esser “onesti lavoratori”
sono perfettamente d’accordo e aggiungo:
alla mia domanda ad un conoscente reduce di tali missioni, un maresciallo dei Carabinieri di 49 anni: “bhe io sono andato in kossovo perche’ pagano 200 dollari al giorno, ho il mutuo da pagare, le rate di due automobili, una moglie 2 figlie piccole da mantenere, la vita costa cara”
da quel giorno lo evito come la peste, mi dispiace per la sua famiglia
mi trovi perfettamente d’accordo.
ed ancora meno eroi i quattro mercenari morti qualche anno fa in iraq.
baldoni, la alpi, mio padre che tornava a casa dopo il turno di notte allacatena di montaggio. questi erano e sono eroi.
saluti a tutti
Eroe:
- protagonista di uno straordinario e generoso atto di coraggio: non ditemi che l’andare in missione in Paesi in cui c’è la guerra (civile) non comporta straordinario coraggio,
- che comporti o possa comportare il consapevole sacrificio di sé stesso: i 6 soldati morti in Afghanistan erano consapevoli di poter morire durante la missione,
- allo scopo di proteggere il bene altrui o comune: erano lì in missione di pace, il che vuol dire, per chi ci crede (evidentemente non per il carabiniere vicino di casa di Giovanni Sandi), costruire case, infrastrutture e difendere la popolazione dai terroristi, con l’obiettivo ultimo di aiutarla a costruire la democrazia.
Infine, dalla definizione di wikipedia su wikipedia stessa: “La caratteristica primaria di Wikipedia è il fatto che dà la possibilità a chiunque di collaborare, utilizzando un sistema di modifica e pubblicazione aperto.” Questo limita la sua attendibilità: non parlerei, quindi, di fonte autorevole.
Saluti
Valeria, dunque secondo te “’andare in missione in Paesi in cui c’è la guerra (civile)” è un atto coraggioso e ciò basta per fare di una persona un eroe?
Pensi dunque che tutti i soldati al mondo siano eroi?
Pensi anche di avere ragione o capisci da sola che la tua definizione è errata?
No, non penso che tutti i soldati siano eroi…volevo solo far vedere come quella definizione si presta a pensare questo… con quella definizione sei riuscito a dimostrare il contrario della tua tesi..
E non è una mia definizione.. è la definizione che sta alla base del TUO articolo e che hai preso da non si sa dove (magari riportare la fonte non sarebbe stata una cattiva idea)…
Forse la questione è un po’ più delicata e non andrebbe giocata sul semplice piano delle definizioni…
Altra osservazione, permettimi. In giro sul tuo sito, ho trovato che hai postato la canzone di Caparezza “Eroe”…sotto il sole faccio il muratore [...] sono un eroe, perché lotto tutte le ore… caccio, però….un muratore non rientra nella tua definizione di eroe…il testo di quella canzone è sbagliato…perchè l’hai messa lì??? o forse la definizione di eroe vale a giorni alterni, o a persone alterne…un soldato eroe, un operaio non-eroe, un muratore eroe…. non stai usando due pesi due misure, vero??? come la spieghi questa incoerenza?? perchè ti lamenti della cattiva informazione fatta da televisione e giornali, e poi sei tu il primo a farla????????????
Sia ben chiaro, infine, che con questi miei commenti non voglio dire che un soldato è un eroe e un operaio non lo è..lo tengo per me quello che penso…vorrei solo che chi apre bocca o mette mano su una tastiera lo facesse in modo corretto e coerente!
“Riporto le parole dell’enciclopedia Wikipedia “, significa che la fonte è Wikipedia: eroe”.
Quella di Caparezza e di tanti altri è una provocazione, come quella di Ventopiumoso, sopra, che dice che era un eroe “mio padre che tornava a casa dopo il turno di notte allacatena di montaggio”. Pensavo fosse chiaro, Valeria.
Concludi dicendo che “con questi miei commenti non voglio dire che un soldato è un eroe e un operaio non lo è..”. Perfetto, è quello che stiamo cercando di dire. Un eroe è “il protagonista di uno straordinario e generoso atto di coraggio”. Fare il militare o l’operai e morire ammazzato non è un atto straordinariamente coraggioso. Dunque siamo d’accordo. Mi rammarico solo per la tua ostilità e le tue accuse di incoerenza, dove incoerenza non c’è.
Quando si parla di vite umane bisogna avere accortezza, forse pagherebbe più il silenzio che fare disquisizioni per bella mostra.
Sono d’accordo con Alessio sulla definizione di “eroe”.
Andrebbero forse maggiormente approfondite le cause sociali, politiche, militari delle vicende in Afhganistan, compreso quindi l’intervento “militare” dei paesi occidentali.
A mio parere ciò che non va in questa vicenda è che cosa e quanto si voglia strumentalizzare attraverso la perdita di queste vite. Cioè giocare sulla morte? Faccio questa domanda in punta di piedi.
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