Il Terrorismo siamo Noi /2 – Il Fantasma di Oriana Fallaci

Per dieci anni ci siamo immaginati i terroristi come giovani arabi che facevano stragi di occidentali seguendo gli ordini di imam barbuti nascosti in qualche moschea o in qualche grotta, ma oggi scopriamo che i terroristi possono essere anche biondissimi europei che hanno idee molto simili al nostro vicino di casa. O alla nostra scrittrice preferita.

IL MANIFESTO FALLACIANO – Da quanto e’ emerso fino ad ora dalle indagini, la motivazione dietro alle due stragi compiute da Anders Behring Breivik e’ di natura anti-islamica, e dunque politico-religioso-culturale. L’attentatore ha lasciato un manifesto di più di 1.500 pagine (i terroristi sono sempre logorroici) in cui argomenta che il “marxismo culturale” e il multiculturalismo stanno aprendo le porte dell’Europa a orde di barbari – gli arabi musulmani – che intendono conquistare l’“Europa cristiana”. In sostanza, argomenti dannatamente simili a quelli della nostra Oriana Fallaci, che nell’ultima parte della sua vita si era convinta dell’esistenza di un pericolosissimo  complotto, ovvero un tentativo pianificato di islamizzazione dell’Occidente da parte del “mondo musulmano”. Una “invasione” destinatata inevitabilmente a portarci dritti dritti verso uno scontro di civiltà huntingtoniano. Ragion per cui la Fallaci minacciava nientepopodimeno di lanciare bombe contro le moschee di Firenze.

RIVOLUZIONE EUROPEA – Sulle basi di questa analisi grossolana, nel suo manifesto l’attentatore invita la “nazione europea” al contrattacco, chiedendo agli europei di ribellarsi in una vera e propria “Rivoluzione” contro il marxismo, l’Islam e il multiculturalismo, pena la distruzione della “civiltà europea”. A prima vista, pare proprio di stare a leggere il pensiero fallaciano, portato alle sue estreme, violente, ma logiche conseguenze.

COME BIN LADEN – Thomas Hegghammer, un esperto in terrorismo norvegese, ha spiegato che il manifesto di Breivik assomiglia terribilmente a quelli del fu Osama Bin Laden e di altri fondamentalisti islamici – ovviamente non da un punto di vista musulmano, ma anti-musulmano. Come i fondamentalisti islamici, anche l’attentatore norvegese si dilunga nel parlare delle Crociate, dei presunti eroi e santi cristiani che hanno combattuto i musulmani con la spada (tra di loro, viene elencato Vlad l’Impalatore detto Dracula) e delle battaglie combattute dagli europei nel medioevo per impedire la conquista islamica del’Europa (vale a dire, di tutta l’Europa, in quanto Spagna ed Europa balcanica furono conquistate e dominate per secoli rispettivamente da arabi e turchi).

LA CROCE – Il cristianesimo di Breivik pero’ non andrebbe molto aldilà di questa semplicistica identificazione con l’identità europea, descritta come totalmente opposta a quella islamica, nonostante le comuni radici e i 14 secoli di convivenza, talvolta scontro e spesso contaminazione in Medio Oriente, nel Mediterraneo, nell’Europa Balcanica ed altrove (dalla Russia all’India al Sudest Asiatico). Il Cristianesimo del terrorista scandinavo rimarrebbe una sorta di simbolo o totem, decisamente storipiato dal suo significato originale, da contrapporre al “nemico” arabo e musulmano. Ed e’ per questo che utilizzare il termine “fondamentalista cristiano” potrebbe essere errato e fuorviante. Breivik, come la Fallaci, sembra essere piuttosto un “fondamentalista culturale” europeo che brandisce la croce, sostanzialmente, non come simbolo della propria fede in Cristo o nel Dio del Cristianesimo, ma solo per darla in testa agli Altri, agli immigrati. Dunque, nella filosofia fallaciana come in quella di Breivik e di pressoché tutti i movimenti anti-islamici europei (si pensi alla Lega Nord o ad alcuni partitini neofascisti in Italia), la croce e’ simbolo tribale di differenza, di divisione tra la cultura occidentale e tutti gli altri.

IL PIANO DI BREIVIK – Purtroppo, Breivik potrebbe aver già vinto la sua battaglia. Egli era consapevole che solo un’azione di questa portata avrebbe attirato l’attenzione mondiale sul suo messaggio, altrimenti destinato a rimanere sepolto in qualche blog complottista nazi-fascista norvegese. E difatti le sue tesi stanno ora facendo il giro del mondo. E prevedibilmente migliaia di simpatizzanti dei movimenti anti-islamici di ogni dove le stanno leggendo con attenzione, condividendole in parte o in toto. Dopo di lui, e seguendo il suo esempio, altri sedicenti “Crociati” potrebbero brandire una spada o armi piu’ moderne ed attaccare il nemico “marxista” e/o “islamico”. “Chiunque può preparare una operazione spettacolare”, spiega l’attentatore. Che ha dimostrato come bastino poche tonnellate di fertilizzante e un buon fucile per massacrare decine di persone innocenti.

CHE FARE? – Se oggi volessimo trasformare il male in bene, l’odio in amore, gli omicidi in tolleranza, l’insicurezza in sicurezza, cioè se volessimo prendere la tragedia norvegese come il sintomo di un crollo di sistema e come un nuovo punto di partenza nella direzione di un mondo migliore, allora prima di tutto dovremmo fermarci a pensare. E pensare vorrebbe dire analizzarci, metterci in discussione, guardarci dentro, ripensarci.

DEMONIZZAZIONE VS COMPRENSIONE – Negli ultimi dieci anni abbiamo demonizzato gli arabi e l’Islam e abbiamo risposto agli attacchi di una ventina di terroristi arabi con una violenza cieca, ipocrita, barbara, scomposta e diverse centinaia o migliaia di volte maggiore alla loro (per circa 3.000 morti dell’11 settembre, abbiamo attaccato, invaso e/o bombardato vari paesi al mondo causando tra i centomila e i diversi milioni di morti). Oggi forse sarebbe il caso di smetterla con la demonizzazione degli “altri”. Non per demonizzare noi stessi, ma per cercare di comprendere meglio i pericoli insiti nella nostra cultura, nelle nostre idiosincrasie, nella nostra xenofobia, nella nostra religione Cristiana, nei nostri movimenti politici, e in tutti coloro che credono sia giusto e giustificato agire non a favore ma “contro” altri gruppi di esseri umani.

L’UNICA GUERRA GIUSTA – Facendo questa complessa operazione, riusciremmo forse a capire che il pericolo non sono “gli altri”, perché “gli altri” non esistono. “Gli altri” sono una nostra proiezione. Gli altri sono come noi. Gli altri siamo noi, perché ogni persona è “Altro” a tutti gli altri, e il seme della violenza, purtroppo, alberga in tutti noi. E’ questa parte di noi stessi che va domata. Dunque, se il terrorismo non sono “loro”, allora il Terrorismo siamo noi. Noi esseri umani, E per combatterlo, non possiamo che iniziare da noi stessi, lasciando finalmente in pace la povera gente che stiamo bombardando da dieci anni e utilizzando i fantastiliardi che stiamo sprecando per fare quelle guerre omicide e controproducenti per fare un’altra guerra, una guerra giusta: una guerra alla fame, alla povertà, all’ignoranza, all’intolleranza e a ogni tipo di violenza. Solo così, forse, riusciremo a sconfiggere il Terrorismo. Tutti i terrorismi.

Alessio Fratticcioli
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Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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