Thailandia: come l’esercito sfrutta l’alluvione per farsi pubblicità

Sono settimane che soldati e mezzi militari hanno occupato di nuovo Bangkok. Non hanno rovesciato il governo di Yingluck Shinawatra come fecero con quello del fratello nel 2006, ne tantomeno si sono messi a sparare sulla gente come nel maggio del 2010. Questa volta l’esercito e’ entrato nella capitale con le migliori intenzioni: aiutare gli alluvionati. E ci tiene a farlo sapere, tanto da aver appeso su ogni suo camion, mezzo anfibio e barca uno striscione con su scritto: “l’Esercito Reale Thailandese aiuta il popolo.”

Bangkok si sta lentamente asciugando, si iniziano a fare i conti dei danni e si ringraziano tutti coloro che hanno fatto generosamente la loro parte per aiutare le popolazioni colpite dal disastro naturale. Con cinquantamila soldati e duemila mezzi militari utilizzati per prestare soccorso alla popolazione della capitale, l’impegno dell’esercito e’ stato davvero massiccio. Massiccia e’ stata anche la parallela campagna mediatica messa in piedi dagli esperti in comunicazione assoldati dagli uomini in divisa, con i vari canali televisivi controllati dal complesso militare che stanno inondando i telespettatori di programmi e pubblicità che mostrano i soldati mentre costruiscono terrapieni, distribuiscono viveri e portano in salvo vecchi e bambini. “Siamo l’esercito del popolo,” dice una voce alla fine di uno spot strappalacrime.

Il capo dell’esercito, Generale Prayuth Chan-ocha, che lo scorso anno ha guidato le operazioni che hanno portato all’uccisione di circa novanta persone, in queste settimane e’ apparso spesso sugli schermi per pregare i cittadini di considerare l’esercito come una forza apolitica e benevola. “Voglio che il popolo ami i soldati,” ha dichiarato Prayuth. Il generale ha anche cambiato alcuni uomini all’interno del suo team di pubbliche relazioni, promuovendo a suo portavoce un ufficiale molto fotogenico, il Colonnello Wanchana Sawasdee. Modi gentili, voce pacata e faccia pulita, Wanchana sembra piu un monaco buddhista che un uomo di guerra. Tra l’altro, e’ famoso anche per essere l’attore protagonista di una serie televisiva molto popolare, nonché parzialmente finanziata dal governo, che racconta la storia degli antichi trionfi bellici siamesi contro i terribili nemici birmani.

In un’intervista al Bangkok Post, Wanchana ha ammesso di aver sentito una certa dose di ostilita da parte di alcuni alluvionati. “Sappiamo che per qualche ragione queste persone non amano i militari,” ha affermato, “stiamo lavorando per dissolvere quest’odio.” In qualche modo, gli sforzi dell’esercito stanno dando i frutti sperati. Secondo un recente sondaggio della Dusit University, i soldati godono oggi di un maggior livello di fiducia rispetto al governo (che comunque gode ancora di maggior fiducia rispetto all’opposizione). Su Facebook nei giorni in cui l’alluvione aveva preso d’assedio Bangkok molti thailandesi scrivevano frasi del tipo: “i soldati sono dei veri eroi” o “sono orgoglioso del mio esercito”, anche se altri commentavano argomentando che bisogna distinguere tra lavoro e volontariato, dovere e carità. In poche parole: che i soldati stanno facendo il loro mestiere e sono pagati per quello che fanno.

Le incomprensioni fra i due schieramenti paiono ruotare proprio intorno a questo concetto: la funzione positiva o meno dell’esercito nella storia e nella società thailandese. Tutto lascia credere che questo conflitto, riesploso recentemente con il colpo di stato del 2006 e le fucilate sulla folla del 2010, stia ancora covando sotto la superfice, pronto a degenerare al minimo pretesto. I vertici militari giurano di non voler più interferire direttamente nell’agone politico, nonostante il governo eletto in estate non sia certo di loro gradimento e stia lavorando per far tornare in patria il controverso Thaksin. “Non vogliamo essere l’attore protagonista,” ha detto il generale Prayuth il mese scorso a un giornalista del Bangkok Post che chiedeva dei rapporti tra esercito e nuovo governo, ma “vogliamo un ruolo di supporto.” Queste dichiarazioni sono forse meglio comprensibili se lette insieme a quelle di Boonsrang Niumpradit, un generale in pensione molto influente all’interno del complesso monarchic e militare. “Non possiamo essere un esercito convenzionale come quello degli Stati Uniti”, ha detto Boonsrang. “La democrazia thailandese e’ ancora fragile e a volte ha bisogno di essere aiutata. Dobbiamo prenderci cura dei punti deboli.”

Dopo diciotto colpi di stato negli ultimi ottant’anni, la Thailandia e’ un paese profondamente diviso sul ruolo dell’esercito nella politica nazionale. I conservatori riconoscono ai generali il ruolo di difensori dell’ordine costituito contro ogni sorta di pericolo, reale o immaginario – dal marxismo al repubblicanesimo, dalla corruzione all’indipendentismo etno-nazionalista malese nelle regioni del sud. I più progressisti sono invece del parere che lo strapotere politico, economico, mediatico e culturale dell’esercito sia un freno al processo di democratizzazione del paese. Pro o contro l’esercito, nessuno nega la sua centralità nella vita pubblica. Che lo voglia oppure no, il general Prayuth e’ un attore protagonista. Andrebbe solo chiarito se si tratta di un eroe o di un antieroe, chi o quali sono i “punti deboli” della democrazia thailandese e, soprattutto, se la essa e’ debole nonostante le amorose premure dell’esercito o proprio a causa delle eccessive e innecessarie “cure” dei generali.

About Alessio Fratticcioli

Alessio è il fondatore e amministratore di Asiablog.it (anche su Facebook e Twitter). Per saperne di più su questo buffo personaggio, la sua lunga e noiosa biografia si trova qui.
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